I BISCOTTI DELLA NONNA E LA CREMA PASTICCERA

Biscotto
/bi·scòt·to/
aggettivo: cotto due volte
sostantivo maschile:  Dolce di piccole dimensioni, composto di farina, zucchero e grassi, con eventuale aggiunta di uova e di aromatizzanti, cotto a lungo in forno per renderlo friabile e croccante.
Biscotto.
Nel mio caso sia l’uno che l’altro: un piccolo dolce composto di farina, zucchero e uova (i soli albumi) cotto due volte. Un aggettivo e un sostantivo insomma. Ma anche un ricordo affiorato alla mente all’improvviso con la stessa prepotenza di un temporale estivo ed un legame forte, di quelli che non hai più a portata di abbraccio, pronto a riaffiorare con poco. A me è bastata una foto, quella di qualcuno che prima di me aveva già bis-cotto quello stesso dolce, per riportarmi indietro nel tempo e nella memoria.

E tornare bambina è stato un attimo. Così come riassaporare la consistenza e il profumo di quel dolce e rivivere in un solo morso ogni attimo in cui quei biscotti alle mandorle, i biscotti della mia nonna, sono stati protagonisti di tante merende speciali. Loro: biscotti e crema pasticcera.

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FOCACCIA GENOVESE AL ROSMARINO

Rituale ligure della focaccia genovese: si prepara la sera per la colazione del giorno dopo.

Continuiamo a convivere con questa inconsueta dilatazione del tempo e degli spazi. Tutto è sospeso, ovattato, come se mi fossi improvvisamente ritrovata all’interno di una bolla di sapone che si ostina a non voler scoppiare mentre rimbalza lenta e senza meta tra le pareti di casa. Non mi mancano i viaggi, o le cene fuori, o la libertà negli spostamenti, nè scelta di un cinema, di una giornata all’aperto: per indole sono sempre stata una gran pantofolaia e spesso a certe sortite ho preferito il comfort domestico. Mi mancano però le mie abitudini, quelle consuetudini fisse e certe con cui scandivo il tempo, le giornate, perfino l’andamento delle stagioni.

Ecco questo mi manca più di ogni altra cosa. Ritornare al ritmo sicuro e cadenzato della mia precedente quotidianità.

Che a dirla tutta era una gran frenesia e un gran movimento, questo è vero. E spesso, a voler essere del tutto sinceri, sembrava di stare su una giostra mandata a doppia velocità, dalla quale per poter scendere toccava fare svariate capriole acrobatiche. Ma a sera era stranamente bello ritrovarsi stanchi e spossati sul divano. E quella quiete immobile e serale aveva un suo perché. Ora la quiete c’è sempre. Anche al mattino e durante il pranzo, nel pomeriggio e alla sera. Ed io per questo in essa mi perdo. Non so riconoscermi.

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CROSTATA SALATA CON ZUCCHINE E MELANZANE

Quarantena [qua·ran·tè·na]

Periodo di quaranta giorni; in antico, digiuno di quaranta giorni.

Voglio ricordarmi di questi giorni. Per lunghi momenti sono rimasta combattuta sul da farsi: se riportare tra queste pagine memoria dei giorni trascorsi in quarantena o se scegliere deliberatamente di ignorare tutto e disintossicarmi, almeno qui. Che poi disintossicarsi andrebbe a braccetto col digiunare, ma quello proprio no, ancora non mi riesce. E quindi per una strana forma di ribellione alla quarantena, qui non si digiuna né si dimentica.

Qui si fa yoga.

Per ovviare all’infinita lista di divieti e restrizioni che pur ragionevolmente hanno stravolto le mie abitudini ho elaborato un piano d’attacco agli effetti del mancato digiuno e a quelli del bombardamento mediatico legato a questi giorni: alleno mente e corpo a superare il tutto.

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MUFFINS CON MUSCOVADO E MIRTILLI AD UN METRO DA TE

Ad un metro da te …

Quanto dista un metro? Cento centimetri? Trentanove virgola trentasette pollici? Un metro è la larghezza di un tavolo, lo spazio di passaggio di un corridoio, un millesimo di chilometro. Abituata da sempre a misurare, dimensionare, prendere le distanze, la rivoluzione che mi è costata di più in questi ultimi giorni è stata il dover capovolgere completamente l’ordine delle grandezze e le priorità ad esse legate. Così che quello che per lungo tempo rimaneva confinato nel campo ristretto e a portata di mano dei cento centimetri è diventato adesso lontano, intoccabile, irraggiungibile. Quanto vale quindi, oggi, un metro? Sono più di quattro passi, percorsi a gambe lunghe, che si alternano in una lunga e ordinata coda davanti al supermercato. Oggi un metro è la distanza di un braccio teso tra me e te, tra me e il resto del mondo. 

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TRECCIA AL BURRO E MIELE

Il pane, il latte e il burro sono di venerabile antichità. Hanno il sapore del mattino del mondo.
J.H. Leigh Hunt

Qualche giorno fa c’è stato un compleanno palindromo, con un cielo palindromo, per i miei, appena compiuti,  44 anni anch’essi palindromi. La giornata si è aperta così come si è conclusa, con la stessa treccia al burro. Consumata a colazione appena dopo averla sfornata, con un bicchiere di latte caldo e un velo di marmellata sopra e terminata a cena con le fette rimanenti appena bruscate e farcite con formaggi e crudo di Parma. È stato proprio un bel modo di festeggiare. E’ stato un bel modo, a 44 anni, di riscoprire quanto mi piaccia il burro.

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