CANEDERLI D’ORZO IN BRODO DI ZUCCA

Ode al brodo.

Brodo, brodino, brodetto.

Brodo caldo, fumante e bollente.

Brodo da bere a sorsi o al cucchiaio. Allora mi sazio e poi metto a letto.

Brodicchio, broda o brodaccio,

di tutto questo che me ne faccio?

Brodo brodoso, quello sì, ci fo i tortelloni,

che sa di verdure, piace a tutti noi

di brodo e brodoloni.

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MINI HOT MILK AND CHOCOLATE SPONGE CAKE

Come se …Ogni tanto, per ovviare alla scivolosa sensazione del tempo che passa chiudo gli occhi e faccio come se. Immagino di avere qualche opportunità in più di quelle che finora mi sono state concesse e tra il buio delle palpebre e qualche attimo in solitaria, mi ritrovo a infilarmi un bel paio di scarpe nuove.  Camminare nei panni di un’altra me è uno spunto divertente per indagare a fondo sulla direzione da prendere in certe giornate e l’idea, anche solo pensata, di quelle storie così diverse da quelle vissute, rende certi istanti più lievi, anche solo nell’immaginazione.

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TORTA DI MELE E MANDORLE

Che Autunno sarebbe senza una torta di mele?

Di mela in mela, di anno in anno, di foglia in foglia. Ciclicamente, come il tepore dell’estate di San Martino, come l’alternarsi dei giorni e delle stagioni, come l’aria che si imbrunisce e le lancette che si rincorrono fino al mattino e poi di nuovo fino alla sera dopo. Certe preparazioni ritornano, scandiscono il tempo della vita. Ogni torta di mele che si rispetti è così: è il passaggio dell’autunno, luce che si accorcia, le domeniche trascorse in casa perché fuori, ormai, è già buio.

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BRIOCHE ALLO YOGURT CON LATTE, CANNELLA E PEPITE DI CIOCCOLATO

Esiste forse un posto dove si possa comprare il tempo?

La prima volta che ho provato a fare il pane è venuto male. Avevo seguito pedissequamente ogni dose, di ogni ingrediente; ogni passaggio indicato. Ma il pane è rimasto lì, senza lievitazione e forma, come un corpo senz’anima: vuoto. In questo ultimo intenso e concitato periodo di vita ho ripensato spesso a quel pane e con lui, di rimando, a questo mio blog e a questa domanda strana che mi attraversa i pensieri, sull’esistenza o meno di un posto in cui si possa comprare il tempo.

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LA MAGNA SICILIA

[mà-gno]

agg. (pl. m. -gni; f. -gna, pl. -gne) che vuol dire grande.
Quando nel lontano 1987 mio padre vendette la nostra casa in Sicilia, l’unica cosa a cui riuscivo a pensare, da bambina quasi dodicenne, era che non avremmo più compiuto quei lunghi ed estenuanti viaggi nel cuore della notte, tutti stipati nella vecchia auto di famiglia, carica di bagagli e persone. Dei cieli stellati e di quei tetti, fatti di coppi, muschio e sbeccature e ancora di quei silenzi notturni, all’epoca, a quasi dodici anni, non riuscivo proprio ad averne nostalgia. Ma chi nasce nella mia terra e poi la lascia, questa strana nostalgia se la porta dietro, come un abito invisibile, che non riesci a dismettere, o un filtro, sullo sguardo che tutto filtra, appunto.

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