SNOWFLAKES LINZER COOKIES

Onorerò il Natale nel mio cuore e cercherò di tenerlo con me tutto l’anno.

Charles Dickens

E così siamo giunti fino alla Vigilia.

Il tempo è scivolato via con la stessa velocità con cui si percepisce il passaggio dal sonno alla veglia. Un attimo ed è trascorso. In un batter di ciglia si è portato dietro progetti compiuti e incompiuti, sogni e delusioni e l’ennesimo pezzetto di me che proprio per via di questo tempo sfuggente, non tornerà più.

Natale non è uno dei miei periodi più felici. Lo confesso e forse leggendomi in questi anni lo avrete anche capito. Ed è certamente per questo motivo che faccio in modo che lavoro e trambusto quotidiano mi rapiscano i pensieri fino all’ultimo secondo prima di ogni festeggiamento.

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BISCOTTI THUMBPRINT CON DULCE DEL LECHE

Ognuno lascia la sua impronta nel luogo che sente appartenergli di più.
Haruki Murakami

Ogni tanto mi concedo il lusso di impugnare una penna e scrivere su carta. Mi piace la sensazione leggera con cui la sfera scorre tra le increspature del foglio. Mi diverte seguire con lo sguardo le volute della mia stessa grafia pensando forse di aver lasciato qualche traccia: che sia anche un solo semplice scarabocchio su quel foglio a quadretti che finirà accartocciato.

Delle orme invece ho sempre ammirato la facilità con cui la materia le plasma sotto il proprio peso: un piede che affonda pieno sulla sabbia non del tutto bagnata; le pieghe del cuscino che si stampano sulla guancia, un dito che si trascina sui vetri appannati o il disegno geometrico degli stivali da pioggia, mezzo tagliato, su una pozzanghera secca. Sembra quasi che ogni cosa, anche la più piccola ed infinitesimale sia lì per lasciare una traccia, per farsi vedere.

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SPECULOOS: LE BEGHINE E IL BOLERO DI RAVEL

“Scrivere è nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto”. (Se una notte d’inverno un viaggiatore, Italo Calvino)

Scrivere è difficile, ancora di più se si scrive di se stessi. Soprattutto poi, se si vorrebbe far filare quel discorso tutto raggomitolato che sia ha nella testa il cui filo conduttore inzia col béguinage e si chiude, annodato, col Bolero di Ravel. Ma procediamo per ordine.

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CIAMBELLINE AL VINO, CON FARINA DI FARRO E SUCCO D’UVA

Strana questa cosa di dare un nome ai fenomeni meteorologici….

Mentre Agosto sgocciola via e le temperature dovrebbero declinare verso più miti consigli, una nuova ondata di correnti calde sembra voler lambire la nostra bella penisola. Così mentre da queste parti già si fantasticava su atmosfere autunnali, meterologi ed esperti del settore accorrevano accaldati alla ricerca del giusto nome con cui designare l’ondata bollente di turno. Ed io me li sono immagnata, tutti lì, seduti alla tavola rotonda di Re Bernacca, col dizionario della mitologia aperto, a fare la spunta su chi ancora non fosse stato snaturato delle proprie gesta eroiche per finire ricordato sulla tavola dei venti. Così dopo Lucifero che certo non poteva presentarsi fresco e riposato, ma soprattutto fresco, e dopo Caronte che con funerea meticolosità ci ha traghettato verso il caldo estivo, ma soprattutto prima ancora che la bella Poppea, assai esperta nell’arte di spegnere vampe, arrivi da queste parti con le sue piogge, fa capolino il monòcolo Polifemo.

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BISCOTTI LEGGERI CON NOCCIOLE E FRUTTI ROSSI

Quando sarò grande…

È passato del tempo prima che, da adolescente, comprendessi che il mio destino era quello di fare l’architetto. Da piccola, non appena presa la matita in mano, le ho desiderate tutte e tutte erano accomunate da velleità creative ed artistiche. Poi un giorno, appurato che la stilista o la disegnatrice non sarebbero andate bene, sono giunta alla scelta che mi vede per quella che sono e che mi ha regalato più soddisfazioni in termini di inventiva e creatività. Ma fare l’architetto, ahimè, porta con sè anche un grande svantaggio.

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