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FOCACCIA GENOVESE AL ROSMARINO

Rituale ligure della focaccia genovese: si prepara la sera per la colazione del giorno dopo.

Continuiamo a convivere con questa inconsueta dilatazione del tempo e degli spazi. Tutto è sospeso, ovattato, come se mi fossi improvvisamente ritrovata all’interno di una bolla di sapone che si ostina a non voler scoppiare mentre rimbalza lenta e senza meta tra le pareti di casa. Non mi mancano i viaggi, o le cene fuori, o la libertà negli spostamenti, nè scelta di un cinema, di una giornata all’aperto: per indole sono sempre stata una gran pantofolaia e spesso a certe sortite ho preferito il comfort domestico. Mi mancano però le mie abitudini, quelle consuetudini fisse e certe con cui scandivo il tempo, le giornate, perfino l’andamento delle stagioni.

Ecco questo mi manca più di ogni altra cosa. Ritornare al ritmo sicuro e cadenzato della mia precedente quotidianità.

Che a dirla tutta era una gran frenesia e un gran movimento, questo è vero. E spesso, a voler essere del tutto sinceri, sembrava di stare su una giostra mandata a doppia velocità, dalla quale per poter scendere toccava fare svariate capriole acrobatiche. Ma a sera era stranamente bello ritrovarsi stanchi e spossati sul divano. E quella quiete immobile e serale aveva un suo perché. Ora la quiete c’è sempre. Anche al mattino e durante il pranzo, nel pomeriggio e alla sera. Ed io per questo in essa mi perdo. Non so riconoscermi.

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LA MAGNA SICILIA

[mà-gno]

agg. (pl. m. -gni; f. -gna, pl. -gne) che vuol dire grande.
Quando nel lontano 1987 mio padre vendette la nostra casa in Sicilia, l’unica cosa a cui riuscivo a pensare, da bambina quasi dodicenne, era che non avremmo più compiuto quei lunghi ed estenuanti viaggi nel cuore della notte, tutti stipati nella vecchia auto di famiglia, carica di bagagli e persone. Dei cieli stellati e di quei tetti, fatti di coppi, muschio e sbeccature e ancora di quei silenzi notturni, all’epoca, a quasi dodici anni, non riuscivo proprio ad averne nostalgia. Ma chi nasce nella mia terra e poi la lascia, questa strana nostalgia se la porta dietro, come un abito invisibile, che non riesci a dismettere, o un filtro, sullo sguardo che tutto filtra, appunto.

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QUANTE SONO LE SFUMATURE DI BLU IN GRECIA?

297.

Difficile parlare quando si dovrebbe solo stare in silenzio. Difficile non esprimersi quando anche il silenzio non sembra la cosa più giusta e la mancanza di parole fa star male almeno quanto quell’egoistica e pungente consapevolezza di esserci stati e a dispetto degli altri esser sopravvissuti. Per me questo viaggio è iniziato alle 3.36 di un 24 agosto…

Χαλκιδική (La penisola Calcidica)

Nella penisola di Sythonia, dito centrale delle tre lingue di terra che compongono la Calcidica a sud est di Salonicco, nella Grecia settentrionale, sono tre i compagni di viaggio che non mancano mai: il vento, il monte Athos e l’aglio.

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SPERLONGA

Ho capito una cosa importante sul destino dei miei guadagni: niente scarpe, niente borse, niente abiti, ma solo viaggi, tanti tantissimi viaggi …

E’ così che, ironia a parte, appena si può si viaggia. Si preparano bagagli in fretta e furia, complici le belle temperature estive e si va, un po’ alla ventura, un po’ a cuore, verso nuovi scorci e nuovi luoghi da scoprire, verso nuovi mari da solcare.

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CORCHIANO, IL SILENZIO CHE ARDE

Ci sono silenzi che si riescono a toccare. Silenzi che sono assordanti e silenzi che ardono, di legna nei caminetti accesi.

Quest’ultimi si ascoltano tra i vicoli di paese, nell’eco che rimbalza tra le antiche mura di tufo e i passi dei rari avventori che vi si aggirano. Sono silenzi che raccontano del buio precoce dell’inverno, che fa rincasare e accendere il camino, della cena riscaldata ancora alla vecchia maniera, di parole scambiate sul crepitio della legna.

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