SAVORY

MALTAGLIATI AL FARRO CON ZUCCA, CECI E BRODO DI CURCUMA

Mi sembrava davvero che quella casa ci stesse aspettando.
Perché anche le case aspettano i loro inquilini, sopravvivono anni lontano da noi e poi aprono le loro braccia di porte e di persiane a una giovane coppia, a due scemi che tremano di felicità.
Margaret Mazzantini

La prima cosa bella e questo Autunno

Finalmente una bella notizia. La prima cosa bella (canterebbe Nicola di Bari) è stato sapere che questo anno così complicato e paradossale ci regalerà in colpo di coda l’emozione di una casa nuova. Una casa tutta intera e tutta nostra dalle fondamenta al tetto, con giardino ed alberi da frutto, un’enorme pungitopo e lo spazio per un piccolo orto. Un pezzo di campagna all’interno della città, dove poter coltivare l’alternarsi delle stagioni e delle persone a noi care. E questo Autunno, che porta già con sè i colori e la ruggine delle foglie cadute, non avrebbe potuto iniziare meglio.

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PANINI DI PASTA DURA

Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale.
(Dante Alighieri)

Una lunga storia di pane

Fare il pane non è cosa da poco. Ne rimango fortemente convinta nonostante l’intensa attività di panificazione registrata nei dintorni sia nei giorni di quarantena che in quelli a seguire. Mi convinco pure che non sia cosa per me. Tutto questo andirivieni di fornai e panettieri novelli inibisce la mia voglia di panificare ed amplia a dismisura quella sorta di timore reverenziale che mi ha spinto finora ad allontanarmi piuttosto che avvicendarmi su queste strade così battute. Ch’io faccia come la volpe con l’uva? Può darsi. Ma nella mia concezione di cucina, dettata per lo più dall’istinto, dai ricordi e dalla voglia di esaudire le voglie del momento; quella del pane resta un’impresa culinaria che merita tempi e attenzioni fuori dal comune. Una lunga storia insomma, da intraprendere con profonda coscienza e conoscenza e terminare se possibile con un pizzico di audacia ma solo dopo averla vissuta fino in fondo. Solo così (forse) mi convinco non a panificare, ma certo a studiare di farlo.

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FOCACCIA GENOVESE AL ROSMARINO

Rituale ligure della focaccia genovese: si prepara la sera per la colazione del giorno dopo.

Continuiamo a convivere con questa inconsueta dilatazione del tempo e degli spazi. Tutto è sospeso, ovattato, come se mi fossi improvvisamente ritrovata all’interno di una bolla di sapone che si ostina a non voler scoppiare mentre rimbalza lenta e senza meta tra le pareti di casa. Non mi mancano i viaggi, o le cene fuori, o la libertà negli spostamenti, nè scelta di un cinema, di una giornata all’aperto: per indole sono sempre stata una gran pantofolaia e spesso a certe sortite ho preferito il comfort domestico. Mi mancano però le mie abitudini, quelle consuetudini fisse e certe con cui scandivo il tempo, le giornate, perfino l’andamento delle stagioni.

Ecco questo mi manca più di ogni altra cosa. Ritornare al ritmo sicuro e cadenzato della mia precedente quotidianità.

Che a dirla tutta era una gran frenesia e un gran movimento, questo è vero. E spesso, a voler essere del tutto sinceri, sembrava di stare su una giostra mandata a doppia velocità, dalla quale per poter scendere toccava fare svariate capriole acrobatiche. Ma a sera era stranamente bello ritrovarsi stanchi e spossati sul divano. E quella quiete immobile e serale aveva un suo perché. Ora la quiete c’è sempre. Anche al mattino e durante il pranzo, nel pomeriggio e alla sera. Ed io per questo in essa mi perdo. Non so riconoscermi.

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CROSTATA SALATA CON ZUCCHINE E MELANZANE

Quarantena [qua·ran·tè·na]

Periodo di quaranta giorni; in antico, digiuno di quaranta giorni.

Voglio ricordarmi di questi giorni. Per lunghi momenti sono rimasta combattuta sul da farsi: se riportare tra queste pagine memoria dei giorni trascorsi in quarantena o se scegliere deliberatamente di ignorare tutto e disintossicarmi, almeno qui. Che poi disintossicarsi andrebbe a braccetto col digiunare, ma quello proprio no, ancora non mi riesce. E quindi per una strana forma di ribellione alla quarantena, qui non si digiuna né si dimentica.

Qui si fa yoga.

Per ovviare all’infinita lista di divieti e restrizioni che pur ragionevolmente hanno stravolto le mie abitudini ho elaborato un piano d’attacco agli effetti del mancato digiuno e a quelli del bombardamento mediatico legato a questi giorni: alleno mente e corpo a superare il tutto.

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PICI (E NON PINCI) TOSCANI CON RAGÚ DI ZUCCA

A mio zio Totò. Sei stato il migliore amico, fratello e compagno di vita di mio papà. Non esiste altra Amicizia o altro legame a cui io possa volgere lo sguardo per comprendere il vero sapore e senso di queste parole. Grazie, ovunque tu sia, da oggi insieme a lui….

Ho scoperto con una discreta punta di soddisfazione di essere praticamente un’asociale.  E non sono solo i numeri a dirmelo, ma una strana combinazione di lettere singole in più che hanno il potere di trasformare lo stato e l’essenza delle cose, rendendole diverse da quanto comunemente pensato o creduto.  Ciò fa di me anche una donna atipica e sicuramente un po’ anormale. Ma davanti a tale diversità mi vien solo da sorridere con quello stesso sorriso sornione con cui accolsi la netta e non trascurabile differenza tra pici e pinci.

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