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BRIOCHE CON BIGA

“Lo sai perché mi piace cucinare?”“No, perché?”“Perché dopo una giornata in cui niente è sicuro, e quando dico niente voglio dire n-i-e-n-t-e, una torna a casa e sa con certezza che aggiungendo al cioccolato rossi d’uovo, zucchero e latte l’impasto si addensa: è un tale conforto!”

Julia Child

Il sapore si racconta.

Sì. Il sapore si può raccontare. Saperlo fare non è facile, saperlo fare bene, ancora di meno. Ma gustare un buon racconto di cucina è un’esperienza unica e indescrivibilmente bella, che va provata almeno una volta nella vita, sia che si scelga di narrare, sia che si scelga di ascoltare. E’ come tutte quelle preparazioni con certi ingredienti che vanno necessariamente assaggiati prima o poi nel corso della propria storia.

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FOCACCIA CON CRUSCA D’AVENA

Non è la tentazione che è forte, sono io che sono debole.

(Charles Eugene de Foucauld)

La teoria delle tre P

Ognuno di noi è fatto di debolezze. Le mie debolezze sono tre P. Tre debolezze per le quali difficilmente riesco a mantenere una lucidità ed un distacco assennato. E ahimè tutto questo si vede nella morbidezza di quella singola taglia in più che dopo anni di leggiadra spensieratezza mi si è cucita addosso. Ma francamente non posso farci nulla. Sono arrivata a quel punto della vita e dell’età in cui, i sacrifici e i digiuni sono da prendersi in considerazione  solo se strettamente necessari alla salute.

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PANINI DI PASTA DURA

Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale.
(Dante Alighieri)

Una lunga storia di pane

Fare il pane non è cosa da poco. Ne rimango fortemente convinta nonostante l’intensa attività di panificazione registrata nei dintorni sia nei giorni di quarantena che in quelli a seguire. Mi convinco pure che non sia cosa per me. Tutto questo andirivieni di fornai e panettieri novelli inibisce la mia voglia di panificare ed amplia a dismisura quella sorta di timore reverenziale che mi ha spinto finora ad allontanarmi piuttosto che avvicendarmi su queste strade così battute. Ch’io faccia come la volpe con l’uva? Può darsi. Ma nella mia concezione di cucina, dettata per lo più dall’istinto, dai ricordi e dalla voglia di esaudire le voglie del momento; quella del pane resta un’impresa culinaria che merita tempi e attenzioni fuori dal comune. Una lunga storia insomma, da intraprendere con profonda coscienza e conoscenza e terminare se possibile con un pizzico di audacia ma solo dopo averla vissuta fino in fondo. Solo così (forse) mi convinco non a panificare, ma certo a studiare di farlo.

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PANE AI CEREALI E FACCIAMO COLAZIONE

“La colazione non è un’abitudine, è uno stato mentale.”

Barbara Toselli

Ha ragione Barbara  a parlarne così. Sarà perché, per me, è l’unico pasto interamente dolce della giornata (ed io sono una gran golosa si sa), sarà perché è un momento di raccoglimento, di noi che stiamo insieme tutti in pigiama, perché è un istante lungo e immobile prima della frenesia delle giornate; ma la colazione è veramente un appuntamento speciale. Un appuntamento a cui non rinuncio mai.

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PANE DOLCE AL CIOCCOLATO

Da un po’ di giorni a questa parte pare ch’io non possa più tornare a casa…

Per una strana congiuntura temporale tutte le strade limitrofe alla mia abitazione sono diventate impraticabili o chiuse grazie ad una sorta di Gran Canyon cittadino che, come faglia primordiale, ha spaccato e diviso ogni singolo millimetro di asfalto romano, isolando interi quartieri, compreso il mio. La tettonica a placche al pari confronto è sembrata roba da poco.

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