BISCOTTI

I BISCOTTI DELLA NONNA E LA CREMA PASTICCERA

Biscotto
/bi·scòt·to/
aggettivo: cotto due volte
sostantivo maschile:  Dolce di piccole dimensioni, composto di farina, zucchero e grassi, con eventuale aggiunta di uova e di aromatizzanti, cotto a lungo in forno per renderlo friabile e croccante.
Biscotto.
Nel mio caso sia l’uno che l’altro: un piccolo dolce composto di farina, zucchero e uova (i soli albumi) cotto due volte. Un aggettivo e un sostantivo insomma. Ma anche un ricordo affiorato alla mente all’improvviso con la stessa prepotenza di un temporale estivo ed un legame forte, di quelli che non hai più a portata di abbraccio, pronto a riaffiorare con poco. A me è bastata una foto, quella di qualcuno che prima di me aveva già bis-cotto quello stesso dolce, per riportarmi indietro nel tempo e nella memoria.

E tornare bambina è stato un attimo. Così come riassaporare la consistenza e il profumo di quel dolce e rivivere in un solo morso ogni attimo in cui quei biscotti alle mandorle, i biscotti della mia nonna, sono stati protagonisti di tante merende speciali. Loro: biscotti e crema pasticcera.

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SNOWFLAKES LINZER COOKIES

Onorerò il Natale nel mio cuore e cercherò di tenerlo con me tutto l’anno.

Charles Dickens

E così siamo giunti fino alla Vigilia.

Il tempo è scivolato via con la stessa velocità con cui si percepisce il passaggio dal sonno alla veglia. Un attimo ed è trascorso. In un batter di ciglia si è portato dietro progetti compiuti e incompiuti, sogni e delusioni e l’ennesimo pezzetto di me che proprio per via di questo tempo sfuggente, non tornerà più.

Natale non è uno dei miei periodi più felici. Lo confesso e forse leggendomi in questi anni lo avrete anche capito. Ed è certamente per questo motivo che faccio in modo che lavoro e trambusto quotidiano mi rapiscano i pensieri fino all’ultimo secondo prima di ogni festeggiamento.

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BISCOTTI THUMBPRINT CON DULCE DE LECHE

Ognuno lascia la sua impronta nel luogo che sente appartenergli di più.
Haruki Murakami

Ogni tanto mi concedo il lusso di impugnare una penna e scrivere su carta. Mi piace la sensazione leggera con cui la sfera scorre tra le increspature del foglio. Mi diverte seguire con lo sguardo le volute della mia stessa grafia pensando forse di aver lasciato qualche traccia: che sia anche un solo semplice scarabocchio su quel foglio a quadretti che finirà accartocciato.

Delle orme invece ho sempre ammirato la facilità con cui la materia le plasma sotto il proprio peso: un piede che affonda pieno sulla sabbia non del tutto bagnata; le pieghe del cuscino che si stampano sulla guancia, un dito che si trascina sui vetri appannati o il disegno geometrico degli stivali da pioggia, mezzo tagliato, su una pozzanghera secca. Sembra quasi che ogni cosa, anche la più piccola ed infinitesimale sia lì per lasciare una traccia, per farsi vedere.

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MADELEINE ALLE MANDORLE E FIORI D’ARANCIO

[…] Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della madeleine. […]

MARCEL PROUST,  À la recherche du temps perdu, vol. I, Du côté de chez Swann.

Difficile parlare di Madeleine, senza citare Proust e la sua ricerca, mentre invece vorrei parlarvene in altro modo o forse soltanto portarvi a seguire in silenzio il rincorrersi sui tasti di Keith Jarret al suo Koln Concert. Eppure queste piccole Madeleine sono la chiave di tutto: il passaggio al ricordo, alla memoria, quel determinato sapore che riporta indietro nel tempo.  La chiave stessa del viaggio. Ecco perché di viaggio vorrei parlare. Ché non sia solo la partenza da un punto e l’arrivo in un altro, ma il tragitto stesso: quella linea retta, curva, spezzata, a volte immaginaria che finisce col saldare le due estremità, per poter unire le Madeleine di Swann e la Zia Leonia, me e il concerto di Keith Jarrett.

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STELLE DI NATALE

A Natale è tutta una questione di stelle …

…. e baci sotto il vischio.

Anche quest’anno siamo giunti al Natale.  Così la scorsa settimana, l’insegnante di antireligione, come la chiamiamo noi per ironizzare su certe attitudini di famiglia, ha domandato al Vichingo, perché in casa nostra si facesse il presepe nonostante la nota e tramandata antireligiosità di famiglia. Il mio piccolo guerriero, del tutto impreparato ad una domanda del genere, l’ha, naturalmente, rigirata a me, proprio quando con la sua stessa impreparazione mi accingevo a fronteggiare anche questo clima natalizio. Confesso che, per rispondere a quella domanda e a tutte quelle che ogni anno mi pongo sul mio Natale, mi ci è voluto un po’ … E credetemi che non è una questione di mode, né di cinismo, per lo meno non più di tanto. È semplicemente tutta una questione di stelle.

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