LA MAGNA SICILIA

[mà-gno]

agg. (pl. m. -gni; f. -gna, pl. -gne) che vuol dire grande.
Quando nel lontano 1987 mio padre vendette la nostra casa in Sicilia, l’unica cosa a cui riuscivo a pensare, da bambina quasi dodicenne, era che non avremmo più compiuto quei lunghi ed estenuanti viaggi nel cuore della notte, tutti stipati nella vecchia auto di famiglia, carica di bagagli e persone. Dei cieli stellati e di quei tetti, fatti di coppi, muschio e sbeccature e ancora di quei silenzi notturni, all’epoca, a quasi dodici anni, non riuscivo proprio ad averne nostalgia. Ma chi nasce nella mia terra e poi la lascia, questa strana nostalgia se la porta dietro, come un abito invisibile, che non riesci a dismettere, o un filtro, sullo sguardo che tutto filtra, appunto.

La verità è che questo genere di nostalgia è una consapevolezza matura, uno stato d’animo a rilascio graduale, che solo il tempo e gli anni trascorsi lontani da quel sole e da quella terra riescono a scovare. Così più volte, da quel lontano 1987, di viaggi lunghi ed estenuanti ne sono stati invece compiuti per tornare ad abbracciare silenzi e coppi come si faceva una volta, ad ogni estate. E così è stato anche quest’estate, viaggiando in lungo e largo, per la mia bella, amata e magna Sicilia.
Tornare a casa…
Così eccola qui: la mia vecchia casa, le mura dell’infanzia, tutte logore dal tempo, coi coppi ancora più sbeccati e quello strano cielo plumbeo così inusuale per una terra che conosce il sole e l’afa fino a Dicembre. Ecco la mia vecchia casa, dicevo, arroccata nella parte più alta di un paesino dell’entroterra, che mai avrei ricordato così bello e pieno di attrattive. Proprio io che lo liquidavo con un semplice “mah, avrà solo di buono l’aver dato i natali a Giovanni Verga” e poi invece riscoprire che Vizzini è pieno di vita, di opere barocche, di vicoli nascosti che andrebbero percorsi tutti col naso all’insù. E percorrere Via Roma dalla vecchia casa cantoniera fino al Municipio, salire a piedi la scalinata che porta a Via Santa Maria dei Greci, dove sembra impossibile passare inosservati e ri-scoprirsi negli sguardi attenti e comareschi di due anziane signore che ti ricordano come la figlia “dell’Ingegnere“.
Così è tornare a casa.
Così è tornare a casa nei primi di Settembre, quando le spiagge sono oramai svuotate e le colline segnate da lunghi filari, precisi, geometrici e carichi d’uva. Le strade dopo tanti anni rimangono ancora a tratti sgarrupate e sconnesse, i vecchi conventi invece, come quello del Baglio Lauria, rinascono a nuovo splendore e si aprono al mondo con un’ospitalità squisitamente domestica, così che anche qui è certamente come tornare a casa propria. La lentezza con cui scorre il tempo in questi luoghi non sembra di questo mondo. Nel tempo che ci viene dedicato, con un pasto, un sorriso, con quella cordialità sempre schietta e sincera ritrovo i primi tratti di una magnitudine che già mi ha conquistata. Che bella e grande la mia Sicilia e con quale caloroso abbraccio ci accoglie!
Dopo i primi giorni plumbei il sole è tornato a splendere. Un sole mite e gentile, che si infiltra tra gli ulivi, tra gli ettari di terra coltivata e curata, tra le pietre maestose di un passato ellenico o i mulini a vento delle infinite saline popolate da aironi e fenicotteri. E i bagli si susseguono nella campagna assolata: piccoli e grandi, comunque scrigni, in cui si tramandano di generazione in generazione le vite, i pezzi di storia e le ricette di famiglia. Qui, come al Baglio Vecchio, ogni giorno c’è un racconto ad aspettarci ed una voce paziente che ricorda della vita di un tempo, consumata  tra quelle mura e di quella di adesso, quando al silenzio stellato della campagna finalmente si è riusciti ad abituare e quelle stesse mura si sono aperte al pubblico. Io resto immobile ad ascoltare, come quando da bambina origliavo le storie dei grandi affacciata alla finestrella dell’ultimo piano e di cieli stellati, di coppi sbeccati e silenzi notturni mi riempivo i ricordi.
Ed è solo in questa terra, non più arida e arsa come quando l’attraversavo io, che il senso profondo del tramandare diventa così importante e necessario da far sì che l’Unesco riconosca nella persona dell’ultimo Rais di Favignana un patrimonio culturale. Siamo sull’Isola nell’isola. Qui dove può anche capitare che uno chef ti riempia la borsa delle sue melanzane bianche come omaggio agli apprezzamenti della sua cucina, perché tu, lo sai, di melanzane così buone e dolci proprio non ne avevi assaggiate mai. E non è certo per la bellezza sconfinata dei tramonti su Marettimo o per le vecchie bellissime scatole di latta impilate nella vecchia tonnara che tutto su quest’Isola nell’isola, ti sembra incredibile e degno di nota. Non è per il mare che sembra fatto di smeraldi, né le per le gite in barca con Roberto e il suo pane cunzato da mille e una notte. Non è per i coppi di pesce fritto da spiluccare ancora sporchi di sale, né per le falesie delle vecchie cave a picco sul mare o per la quiete dolce e serena che attanaglia il porticciolo dopo la partenza dell’ultima nave. C’è un senso di appartenenza che fa sentire grandi, parte di qualcosa, parte di un mondo che dalle guerre puniche all’ultima mattanza ha vissuto a stretto contatto e in simbiosi con la terra, l’acqua, il sole.
L’ho lasciata a malincuore la mia magna e bella Sicilia e avrei proprio voluto portarne un pezzo con me, per ovviare al rilascio graduale di quella certa nostalgia che già dal primo giorno di rientro, sarebbe tornata a farsi sentire prepotentemente. Forse parlarne, raccontarne avrebbe alleviato la malinconia o forse sarebbe bastato quel baffo di nuvola rubato a Erice per farmela passare …. O forse no. La nostalgia non passerà mai e questo mi porterà, di qui a qualche anno, a tornare per abbracciare di nuovo silenzi e coppi come si faceva una volta, ad ogni estate.

4 Comments

  1. Ketty Valenti 7 ottobre 2018

    Carissima mi commuovi, avevo visto in te qualcosa che mi attraeva e che mi parlava di casa… ma distrattamente mi era sfuggito che la mia Sicilia è anche la tua casa, almeno lo è stata. I tuoi stupendi scatti sempre pieni di passione, ricchi e colorati mi hanno sempre attratta e oggi capisco che quella passione che sentivo in te è simile alla mia ma che tu sai meglio trasmettere. Ti auguro una buona vita è magari anche di tornare presto.

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    • debora 8 ottobre 2018

      Ketty cara credevo sapessi della mia sicilianita’ visto che la vado sbandierando sempre ai quattro venti!! La nostra casa, hai proprio ragione, ce la portiamo dietro, e dentro, e mi fa felice sapere che tu la riveda nei miei scatti. È bello comunque che tu sia passata di qui. Grazie di cuore

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  2. Francesco 7 ottobre 2018

    Carissima Deb,
    nella tua malinconia sento la mia malinconia, nella tua solitaria tristezza vedo la mia tristezza, nelle tue parole leggo le mie stesse parole, nella tua delicatezza avverto il mio conforto. Navighi nei ricordi dell’intera tua giovinezza e stringi ancora forte le mani, alla ricerca di dolci parole e non t’accorgi di quale poesia tu sia in grado di poter comporre e il tuo caldo cuore ritorna sempre alle tenere immagini e pensieri che per tanto tempo ti hanno portato dolcezza. Sai trasfondere in me quei tuoi sentimenti così commoventi nel rievocare i tuoi ricordi, riempiti da quell’amore, che è il fondamento della vita, reso, ancora più nostalgico, da questo tuo reportage fotografico, che, ancor di più, rende non solo meravigliosi i luoghi da te vissuti tempo fa, ma è in grado di trasmettere emozioni forti, mentre si leggono le tue amate parole.

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    • debora 8 ottobre 2018

      Caro Francesco l’empatia che mi dimostri mi lascia senza parole…grazie di cuore

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