CONFETTURA DI MIRTILLI SELVATICI

[…] Io sto bene quando sto lontano da me. Con quella libertà speciale che ha solo l’uomo di passaggio […]

Niccolò Fabi, Lontano da me

Turismo di vicinato.

Che bella parola vicinato. Sa di conforto, di amicizie della porta accanto, di luoghi a portata di abbraccio. L’Estate quest’anno è arrivata in sordina, quasi come se ci avesse raggiunto in punta di piedi, sulla scia di una lunga convalescenza a cui non eravamo abituati e che non credevamo di aver terminato. Eravamo pieni di dubbi e incertezze, lontani dalla spavalderia euforica degli altri anni che ci spingeva a saltare sul primo traghetto in partenza o su un volo dalla meta ellenica. Così in questi assolati mesi di caldo e carenza di abbracci appunto, ho scelto di trasformare i miei piccoli e sparuti movimenti al di là della comfort zone domestica, in spensierati e fugaci passaggi dal vicinato.  Pochi giorni e pochi chilometri, non troppo lontani da casa, ma comunque lontani, quel tanto che è bastato per scoprire, perdersi e poi ritrovarsi, che è poi il normale giro che fanno le cose nella vita. Lontani quel tanto che basta a riprendere il respiro.

Quel tanto che basta per capire che il turismo di vicinato sorprendentemente offre luoghi che in quanto a bellezza sembrano sbucati fuori dall’altro capo del mondo. Così  belli da mordersi  le mani per non esserci passati prima, per non aver avuto cura prima del proprio vicinato. Arpino, il Lago di Posta Fibreno, Monte San Biagio, Alatri.  Sono solo pochi nomi, ve ne potrei fare cento altri, ma lascio a voi il piacere della scoperta: muovetevi senza peso e senza fretta, solo puntando il dito sulla cartina geografica attorno a voi. Scoprirete un mondo.

Tre volpi e qualche vasetto di confettura

Io ad esempio ho scoperto che esiste un luogo, vicino ad Arpino, un cui esistono mura ciclopiche e un antichissimo arco a sesto acuto sotto cui passaggiare più volte, ripetutamente e col naso all’insù per poterne comprendere appieno la grandezza e sentirsi per una volta piccoli. E che in questo stesso sito archeologico, aperto anche in notturna, seduti su una panchina, si può apprezzare un cielo stellato da togliere il fiato eppure fare la conoscenza di ben tre volpi, con le loro code folte e rossastre e i passi svelti. Così è stato in effetti. Proprio quando ti concedevi il lusso di socchiudere per un attimo gli occhi, eccole lì che ti attraversano frettolose la strada, si voltano a scrutarti con occhi piccoli e furbi e poi ripartono per la boscaglia, a caccia di galline o chissà cosa… Così selvagge e sprezzanti dell’umana presenza da sembrare addomesticate.

Ma attenzione, chè a prenderci troppo la mano, col turismo di vicinato, a volte si finisce troppo lontano. E certe lontananze possono portare fuori dai confini conosciuti della propria regione, per boschi ad esempio, o per montagne, o per lunghi tragitti in autostrada, che ingoiano  il tempo della vacanza e lo riducono ad un attimo mentre la sensazione di benessere volge via velocemente se non riesci a trattenere almeno qualcosa tra le mani. Ma questa, di questa lontananza, è un’altra storia. Una storia che profuma di castagne, di ripari fra i boschi come case di Robin Hood e di cene con tavoli e famiglie allargate. Una storia che attende il tempo di un’altra ricetta per essere narrata e qui si anticipa soltanto. Ché  poi di cose tra le mani me ne sono rimaste imbrigliate molte, prime fra tutte un sacchetto pieno di mirtilli selvatici appena raccolti, finiti subito ad imbrattare qualche vasetto di confettura.

Ecco, poi arriva il blu.

Il blu dei mirtilli e il blu di un lago. Li ritrovate entrambi qui tra queste pagine, in quella fotografia che mi sta cambiando, nel modo di guardare e in quello di viaggiare, e nella mia cucina,  dopo aver sgranato mirtilli per provare a conservare un pezzo d’Estate e un pezzo di viaggio in qualche barattolo di vetro. Due blu diversi ed intensi: quello dei riflessi sull’acqua al tramonto e quello della confettura fatta in casa, così geograficamente lontani, eppure così vicini, così abbraccciati, come io ho voluto che fosse: un po’ di testa e un po’ di pancia.

RICETTA

1 kg di mirtilli selvatici

500 g di zucchero di canna chiaro

1 limone biologico (il succo)

Lavate e pulite accuratamente i mirtilli. Distribuiteli su un canovaccio da cucina e lasciateli asciugare, poi con delicatezza raccoglieteli in una casseruola, aggiungete lo zucchero, il succo del limone e un po’ di buccia grattugiata, mescolate, coprite e lasciate insaporire per almeno 3 ore. Trascorso il tempo ponete il contenuto in un recipiente sul fuoco e cuocete a calore moderato per mezz’ora o anche di più  i mirtilli. Regolatevi in base alla consistenza del composto: se si presentasse troppo liquido, lasciate stare sul fuoco un po’ di più, se invece si dovesse troppo addensare potete usare un minipimer per renderla più cremosa. Personalmente preferisco una confettura più corposa in cui si sentono i pezzi di frutta. Durante la cottura mescolate spesso ed eliminate con una paletta forata la schiuma che si forma in superficie. Raggiunta la giusta consistenza versatela ancora calda nei vasetti  sanificati di vetro, chiudeteli e fateli raffreddare capovolti. Potete gustare la confettura subito, una volta raffreddata, oppure conservarla per diversi mesi.

2 Comments

  1. Simona 1 Settembre 2020

    Da dove inizio? Dalla bellezza delle fotografie, che immediata mi colpisce. Poi dal grande piacere di tornare a leggerti con calma (anche) qui. Da questo turismo di vicinato, che nonostante la bellezza, a volte dimentichiamo e che tu mia hai ricordato. Dal cambiamento che la fotografia esercita. Ecco qui mi soffermo, perché hai descritto una sensazione che ho da un po’. Anche a me pare che da quando guardo attraverso un obiettivo è fisso pezzetti di mondo il mio “sguardo” sia cambiato e non soltanto quello. Mi piacerebbe scavare ancora di più questo aspetto. Un abbbraccio e grazie 💙

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    • debora 2 Settembre 2020

      Simona che bello leggere te! Ritrovarti anche qui…
      La fotografia è un ottimo spunto di riflessione e confronto e mi fa piacere sapere che ci sia ancora qualcuno attento più ai cambiamenti che essa esercita sul nostro modo di guardare alle cose, che ai meri confronti e raffronti così tipici del nostro modo “social” di raccontarla. Servirebbero invece proprio due chiacchere tra amiche, da buone vicine, per potersi scambiare emozioni, esperienze, modi di guardare attraverso. E se pensi che queste pagine possano accogliere le tue esperienze in proposito, sapresti che sei sempre la benvenuta! Chè poi un’altra cosa bella che andrebbe riscoperta è proprio lo scambio interpesonale dei blog…
      Grazie di essere passata. Ti abbraccio forte anch’io.

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