QUANTE SONO LE SFUMATURE DI BLU IN GRECIA?

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Difficile parlare quando si dovrebbe solo stare in silenzio. Difficile non esprimersi quando anche il silenzio non sembra la cosa più giusta e la mancanza di parole fa star male almeno quanto quell’egoistica e pungente consapevolezza di esserci stati e a dispetto degli altri esser sopravvissuti. Per me questo viaggio è iniziato alle 3.36 di un 24 agosto…

Χαλκιδική (La penisola Calcidica)

Nella penisola di Sythonia, dito centrale delle tre lingue di terra che compongono la Calcidica a sud est di Salonicco, nella Grecia settentrionale, sono tre i compagni di viaggio che non mancano mai: il vento, il monte Athos e l’aglio.

Il vento accarezza giornalmente le coste di questa terra brulla e selvaggia. Pochissime case sparse qua e la, soprattutto sul versante più a est della penisola, spiccano tra  i rovi odorosi e le stradine sterrate che formando un intricato dedalo di viuzze che portano a mare. I Greci sono parchi di indicazioni, ma non scoraggiatevi, perchè ben presto ognuna di queste stradine vi condurrà al cospetto di quell’infinità liquida e blu che è il Mar Egeo, culla amniotica della nostra cultura, davanti alla bellezza del quale rimarrete senza fiato e senza parole, soli e scompigliati dalla brezza. Le acque di questa Grecia, spesso increspate, sono tutte cristalline, turchesi, blu, indaco, verde smeraldo. Tutte lambite da spiagge di sabbia la cui consistenza ricorda molto la sensazione che si avrebbe a camminare scalzi su una polvere sottilissima di biscotti. Verso pranzo il vento si calma sempre e i fondali si appiattiscono per meglio mostrarsi con la loro magnificenza di colori e pesci d’ogni sorta.

Il Monte Athos invece se ne resta lì, immobile e silente, col suo piglio deciso di chi la sa lunga, chè di storie Lui, pur nella sua sacralità, ne ha viste e raccontate tante, eppure ancora mantiene un certo riserbo ed una strana timidezza, tale per cui al pubblico femminile è consentito mirarlo solo così da lontano, in barca o sulla costa d’affaccio, quasi possa arrossire e non di tramonto. Otto, austeri e bizantini i monasteri che lo incoronano, ma la sua maestosità è una dolce compagnia, un punto fermo di riferimento per l’occhio che lo rincorre e ritrova ad ogni caletta, sopra ogni punta di scoglio o roccia, faro immobile di quell’orizzonte che va salutando le coste della Turchia.

E poi c’è l’aglio. Da Όρμος Παναγίας (Ormos Panagias) a Σάρτη (Sarti), giù fino a Τορώνη (Toroni), Κουφός (Porto Koufos) è tutto un piacevolissimo rincorrersi di chioschi e taberne ombreggiate o romantici e scenografici ristoranti sull’acqua, dove potersi riparare dalla calura estiva gustando la cucina tradizionale. Cucina ricca per lo più di carne di maiale, di pecora, pesce e tanti, tantissimi contorni e condimenti il cui carattere deciso e perentorio sta, neanche a dirlo, nell’uso sapiente dell’aglio. Σκόρδο quindi. Aglio in tutte le sue declinazioni. E non è certamente un caso che si chiami proprio così Garlic, il miglior posto in cui mangiare a Βουρβουρού (Vourvourou). Il locale è interamente arredato con oggetti di riuso, con uno stile che oscilla tra il piratesco e l’industriale ed offre piatti gustosissimi e particolari. A gestirlo sono due ragazzi greci, sorridenti e bravissimi, che sono riusciti a conquistarmi sia per la migliore wild strawberries salad ch’io abbia mai assaggiato, sia per la loro inaspettata e goduriosa risposta al mio – avete una pagina facebook?: sorry, we are not so social! (e da lì stand ovation!)

In questi luoghi così diversi dall’immaginario collettivo della Grecia, la terra è aspra e dolce, ricca di contrasti tra pini lussureggianti e coloratissime coltivazioni di miele. Le case greche che abbandonano gli abiti bianchi e blu delle isole più famose, si vestono di influenze architettoniche bulgare e turche e conquistano con i loro ampi balconi, le pergole in legno piene zeppe di fiori e fragranze mediterranee. E poi arrivano i sorrisi nobili e sinceri del popolo Greco: gente fiera e cordiale, sempre pronta a spendersi per il prossimo, a riempire le piazze con balli e canti tradizionali, persone semplici che godono della loro ricchezza ed accolgono a braccia aperte. Fa sorridere la loro curiosa abitudine di non far pagare lettino e ombrellone: per godere delle loro spiagge mozzafiato basta una semplice consumazione anche se questo comporta che spesso già dalle 10 del mattino circolino mojito e birre lungo il litorale. Così come accade al Litus Beach bar di Toroni. Ombreggiato da ulivi secolari e tralicci di vite questo luogo ha il suo piccolo ristorantino direttamente sul mare, dove tavoli sgangherati e sedie di paglia accolgono con un buon piatto di polpo tutti gli spettatori che lo scelgono come siesta, mentre ammirano in prima fila i mille diamanti luccicanti sulle acque del mare.

Il viaggio continua. Alla biglietteria del porto di Αλεξανδρούπολη (Alessandropoli) arrivo con gli occhi già colmi di blu. La signorina mi parla in perfetto italiano e mi racconta commossa che lei, l’italiano, lo ha studiato a l’Aquila, pochi anni addietro. Mi dice “io c’ero!” e poi ancora “mi dispiace che sia successo di nuovo. Le nostre due terre sono così simili in questo!”

La mia pelle si increspa, gli occhi si velano. Non riesco a risponderle nulla, guardo il mare alle nostre spalle e mi riempio i polmoni della sua sentita e sincera partecipazione.

Χαλκιδική (Samotracia)

L’isola di Samotracia, terra che ha dato i natali alla Nike Alata ci accoglie al tramonto. È un luogo di confine: maestosa ed impervia sembra un’isola deserta, ricca di fitta vegetazione all’interno, brulla e arida a ridosso del mare. Dal porticciolo di Καμαριώτισσα (Kamariotissa), una stradina che sembra rincorrere tutto il profilo Nord dell’isola lungo la linea del mare conduce alle poche abitazioni e strutture ricettive dell’isola. E’ una strada che finisce contro un’alta scogliera e la spiaggia più suggestiva del luogo: sabbia nera che annega in acque verde smeraldo. Alle spalle il Monte Fengari, milleeseicento metri di seduta rocciosa per il Dio Ποσειδών (Poseidone) che proprio lì, pare si sia fermato a guardare beffardo, dall’alto della sua divinità, la guerra di Troia. Proprio per queste sue caratteristiche di selvaticità e rudezza l’isola è da sempre meta di turismo alternativo fatto di appassionati e persone disposte a scoprirne tutti i meravigliosi segreti che riserva ai più tenaci.

Così con occhi desiderosi di scoprire si inizia la ricerca del luogo dove poter soggiornare e attratti dal profumo di pesce arrostito e dal blu cupo dell’Egeo si finisce a Τα Kύματα (Onde). Il proprietario di questa taberna sul mare è lo chef, ragazzo sigaligno e parco di parole, che passa le sue serate con una birra in mano a mirare il cielo notturno, dalla sua barca riempita di cuscini in riva al mare, sempre dopo averti ospitato nelle sue accoglientissime camere e averti offerto una buona cena accompagnata dal suono delle onde. Tutto il posto è delizioso, a iniziare dal piccolo giardino pieno zeppo di alberi da frutto, dall’arredo degli studios, curato e mai scontato, alla musica: jazz e mare…e ha ragione Joannis: il cielo di Samotracia di notte è così fitto di stelle da ricordare l’Africa.

Il cuore dell’isola regala poi le prime incredibili sorprese: a pochissimo dalla costa, la vegetazione diventa lussureggiante e verde: boschi di felci, alberi dalle immense radici e cavità enormi, rami fittissimi che filtrano poca luce e qualche ruscello d’acqua dolce ricreano scenari fiabeschi e mentre si cammina con la sensazione d’essere studiati da elfi e folletti si giunge alle cascate d’acqua dolce.

Di lì a poco, la strada conduce a Χώρα (Chòra). E la sorpresa si fa più grande nello scoprire che questo paesino, arroccato alle pendici del monte, col suo suggestivo centro storico vanta origini genovesi poichè fondato dalla famiglia di mercanti dei Gattilusi. E’ incredibilmente l’ellenica versione di quella Carloforte, che tanto bene un certo Gambero è stato capace di raccontare. Questo luogo rapisce per scorci e bellezza: percorrere le sue strade in pietra equivale a compiere un bagno nel blu della Grecia e nelle sue tradizioni.

Ma è Teodora a far innamorare definitivamente. E Lei, l’imbarcazione che dal porto di Θερμά (Therma) gestisce con meritato monopolio il giro dell’isola, a rapire i cuori dei viandanti di Samotracia, per legarli indissolubilmente alle sue bellezze naturalistiche. Si parte alla mezza, muniti di canna da pesca e barbeque, per raggiungere le spiagge più inacessibili e selvagge. Acque che sono scrigni di colori indescrivibili, incastonate tra dirupi e scogliere altissime, affollate di cormorani, cascate inaspettate, capre e apolidi hippie di mezzo mondo che scelgono questi luoghi per il loro festoso e chiassoso eremitare.

La natura toglie il respiro a Samotracia.

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Il viaggio si conclude. Gli occhi si riempiono di ricordi: immagini suggestive che riescono a scaldare il cuore mentre la vita torna alla sua routine.

Difficile sarebbe stato parlare quando solo il silenzio col suo discreto riserbo poteva avere un senso. Eppure neanche rimanere in silenzio sarebbe stato corretto, quel silenzio è così simile, talune volte, all’oblio e alla dimenticanza.

Così mentre lo sguardo cerca di rammentare quante possano essere tutte le sfumature di blu che questo viaggio in Grecia ha regalato, ognuna con la sua intensità, la sua indole, il suo carattere, la sua vitalità, il cuore, in punta di piedi, ne conta e ne ricorda 297.


Ps. Un ultimo ricordo va al sorriso gentile di Angeliki, bella e sorridente interior designer, e alla sua splendida famiglia, con la quale rimediando tavolo e candele si è riusciti ad approntare una cena italo-greca a base di carbonara, insalata greca e macedonia di frutta!

ricamo

20 Comments

  1. Lara 20 settembre 2016

    Sono in ospedale per una di quelle ordinarie rogne che costellano la vita di ogni madre e leggerti mi ha portato gioia, stupore e sacralita in uno strano mix di sentimenti. Grazie

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    • debora 20 settembre 2016

      Lara, sono io che ringrazio te, sempre. Arrivi dritta al cuore e ogni tuo commento mi stampa un sorriso grande sul viso. Ti abbraccio forte.
      ps. ti ho scritto in privato per avere news…

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  2. Laura e Sara Pancetta bistrot 19 settembre 2016

    Bentornata cara Debora!! Le tue parole e le tue foto ci hanno emozionate, così delicate e allo stesso tempo così piene di vitalità… ci siamo ritrovate in questa Grecia insolita e selvatica a camminare insieme a te sulla distesa di biscotti sbriciolati 🙂 Deve essere stato un viaggio stupendo, lo si capisce dai vostri sorrisi vacanzieri! Bellissimi! Un abbraccio grandissimo, anima bella!

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    • Debora 19 settembre 2016

      Care Pancette, sapevo che la distesa di biscotti sbriciolati vi sarebbe piaciuta assai… 😉 e credetemi, sentire di aver raggiunto il vostro cuore con parole e immagini è proprio una gran bel complimento. Chissà che presto, in un altro viaggio, io non vi raggiunga veramente di persona…

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  3. alessia 19 settembre 2016

    Sei sempre all’altezza delle mie aspettative. Che si parli di cibo o di paesaggi è indifferente: riesci ad arrivare. Mi è sembrato di sentire addirittura l’odore del mare, che ancora ricordo nonostante sia stata a Creta nel lontano 2007. 
    La Grecia ha indubbiamente il suo fascino, e l’aspetto che più mi piace risiede nel suo essere selvaggia e criptica nonostante sia stata la culla della civiltà, nel senso più ampio del termine. E penso proprio che tra i prossimi viaggi che faremo con quel macinino di camper che abbiamo ci sarà sicuramente una visita più approfondita in questa terra che sei riuscita meravigliosamente a catturare attraverso l’obiettivo. Ti bacio, è stato bello iniziare il lunedì in questo modo.

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    • Debora 19 settembre 2016

      Alessia, mi rallegra il cuore sapere di averti coccolato il lunedì e mi inorgogliscono i tuoi complimenti proprio perchè vengono da una bella penna e da un’anima come la tua. A questo punto dobbiamo vederci presto per suggerimenti e consigli sul prossimo viaggio… un bacio anche a te.

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  4. Laura 19 settembre 2016

    Bene finalmente sbarco in Grecia, sull’entusiasmo di questo post 🙂 quest’anno ci siamo scambiate mete di viaggio avventurandoci verso l’ignoto per scoprire che le nostre isole si assomigliano molto tra le sfumare di blu e quelle dei nostri racconti. Mi piace 🙂

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    • Debora 19 settembre 2016

      Già cara Laura, piace moltissimo anche a me….Ma quanto bene si stanno intrecciando le nostre vite? E quanto ancora, in entusiasmo, esperienze da condividere, sensazioni e chiacchere da scambiarci abbiamo da intrecciare?…Tra parole, scritti e ricette, quest’amicizia sta diventanto un intreccio magico. E io ci tengo tantissimo. Notte cara mia.

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  5. m4ry 18 settembre 2016

    (L’intro del tuo post mi ha fatto venire i brividi…)
    La Grecia la amo da sempre…sono tanti i suoi luoghi che ho visitato e ce ne sono ancora tanti altri che vorrei visitare. I colori in Grecia hanno un qualcosa di speciale e vedere le tue foto, ha fatto rivivere i miei ricordi. Bellissimo il racconto…anzi, penso che prenderò spunto, magari per la prossima estate 🙂 Un bacio e bentornata Debora cara :*

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    • Debora 18 settembre 2016

      Cara Mary, sono contenta di constatare che un pezzo del mio viaggio sia arrivato fino a te. Anch’io sono rimasta molto colpita dai luoghi delle tue vacanze e chissà…magari l’anno prossimo facciamo a cambio! 😉 Un abbraccio cara

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  6. Claudia 18 settembre 2016

    Io e la Grecia abbiamo una storia d’amore che ormai va avanti da circa 10 anni, in parallelo con quella con mio marito…. quest’anno-!!9 purtroppo non ho potuto onorare l’impegno di andarla sempre a trovare…. grazie per avermene riportato i profumi e i colori con il tuo racconto e con le tue bellissime immagini…

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    • Debora 18 settembre 2016

      Cara Claudia, se ti ho regalato tutto questo, allora posso sentirmi appagata. Felice, felice di averti trasportato lì, in quel luogo che, lo sappiamo bene, merita tanto e dona tanto ai suoi visitatori.

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  7. sandra pilacchi 18 settembre 2016

    splendide foto….. splendido tutto il post, come sempre del resto

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    • Debora 18 settembre 2016

      Sandra bella, tu mi lusinghi ed io arrossisco. E un po’, egoisticamente, mi beo dei tuoi apprezzatissimi complimenti. Un abbraccio forte forte.

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  8. Daniela 18 settembre 2016

    Complimenti Debora! Splendide le foto! e meraviglioso il modo di raccontare il tuo viaggio condividendolo in molte delle sue sfaccettature….a voce non sarebbe stato uguale! Grazie per aver accarezzato così tanto dolore per la tragedia successa senza parole scontate….ma con un silenzio che è arrivato al cuore…

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    • Debora 18 settembre 2016

      Daniela, che dire…raccontarsi e raccontare è sempre difficile, ma questo viaggio sia per l’arricchimento che mi ha portato, sia per l’evento difficile con cui è iniziato mi ha veramente segnata. Sapere di essere riuscita a trasmettere tutto questo mi riempie di gioia. Sono io che ringrazio te per le bellissime parole che mi hai dedicato.

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  9. Francesco 18 settembre 2016

    Dal tuo meraviglioso narrare si comprende subito con quanto amore tu abbia vissuto questa stupenda vacanza, dipinta di quel blu che appartiene alla tua anima, dolce, equilibrata e sensibile. Hai la bravura di una vera storyteller e la tua storia ha affondato le radici nelle comuni origini tra noi italiani e il popolo greco. Le descrizioni dei luoghi, del mare, della gente che sembra viva in una pausa di tempo, fermo agli inizi del secolo scorso, pieno di quel romanticismo  che pochi sanno riconoscere così, come, invece hai fatto tu. Sai raccontare nei minimi dettagli, con cura e semplicità, ma sai anche quando tacere, mostrando, in tal modo, quanto un silenzio sia molto più eloquente di un lungo parlare.
    Leggendo il tutto è come se anche io ti avessi accompagnato in questo stupendo viaggio nell’antica cultura e nelle meraviglie della natura greca.
    Grazie Debora, grazie con tutto il cuore!!

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    • Debora 18 settembre 2016

      Quante belle parole per me tutte insieme. Grazie Francesco, ne rimango piacevolmente lusingata, così come apprezzo l’appellativo di storyteller che mi fa brillare gli occhi mentre gongolo al pensiero di esser riuscita a trasportare anche te in quell’angolo di paradiso!! A prestissimo.

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  10. Melania 18 settembre 2016

    Quanta meraviglia c’è qui, per gli occhi ed il cuore. C’è ne a sufficienza per sentire il cuore battere forte, e la pelle segnata da brividi. 
    I tuoi scatti non deludono affatto le aspettative di un luogo che amo molto, ma che non ho ancora avuto modo di vedere. C’è esattamente tutto quello che serve per perdersi in quel blu infinito. C’è la gioia di stupirsi ancora per le cose semplici. Quelle che all’animo donano pace. 
    Pare d’esser lì, insieme a te. 
    Sono felice di esser passata di qui. È tutto meraviglioso e tu bravissima.

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    • Debora 18 settembre 2016

      Melania ed io sono felicissima di averti avuta qui. Sapere che parole immagini fanno battere il cuore e riescono a coinvolgere rende tutto questo sensato e ancora più bello a condividere; ma credimi, quel blu lì, va vissuto almeno una volta nella vita, perchè è realmente un luogo pieno di sfumature incredibili e bellissime. Ti auguro presto un viaggio così, con tutto il mio cuore.

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