POLLO IN CROSTA DI ERBE AROMATICHE E IL SEGRETO DI UN BUON CIAMBELLONE CHE È NELLA SCORZA DI LIMONE

In una sera di primavera…

Se vi raccontassi che in una sera di primavera accadeva che: nel cortile di un palazzo alla Garbatella svolazzavano a mulinello cinque o sei slip da donna di colore grigio, il diario segreto di un bambino d’altri tempi rivelava formule magiche culinarie al posto d’incofessabili pulsioni, un autobus a caso veniva preso da un gruppo di adolescenti che si smarrivano per la periferia romana e qualche fuso di pollo si rosolava lentamente in padella insieme ad una crosticina profumata e croccante di erbe aromatiche? Se ve lo raccontassi, dico, voi ci credereste?

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PENNETTE ALLE CIME DI RAPA E PROFUMO DI LIMONE

Aria di Primavera.

La nostra casa è esposta ad Est. E a Sud. Doppio affaccio direbbero gli esperti del mestiere, doppia nostalgia dico io. Quando queste mura vennero acquistate, qui di affacci non c’era proprio nulla; a dirla tutta non vi erano neanche le mura che a quell’epoca erano poco più di qualche segno nero su un pezzo di carta. Esisteva solo una grande collina,  puntellata di papaveri rossi e margherite gialle e dietro in lontananza il profilo dei Castelli romani.

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PANE DOLCE AL CIOCCOLATO

Da un po’ di giorni a questa parte pare ch’io non possa più tornare a casa…

Per una strana congiuntura temporale tutte le strade limitrofe alla mia abitazione sono diventate impraticabili o chiuse grazie ad una sorta di Gran Canyon cittadino che, come faglia primordiale, ha spaccato e diviso ogni singolo millimetro di asfalto romano, isolando interi quartieri, compreso il mio. La tettonica a placche al pari confronto è sembrata roba da poco.

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CROMÌE | ORANGE (BLOOD ORANGES’ CRÈME CARAMEL)

[…] Anima,
fatti color d’arancia!
Anima,
fatti color d’amore!                                                                                                     (Federico Garcia Lorca)

Sono arrivati due regali inaspettati in questi giorni. Fiocchi di neve immacolata e cieli rosa da riempirsene gli occhi e una cassetta profumata, pesante, di arance rosse color del sole. Così mentre questi ultimi giorni di Febbraio si tingevano di bianco e silenzio, nella luce bigia della mia cucina si faceva spazio prepotente e violento il colore delle arance, con il loro profumo della mia terra e qualche ricordo troppo sbiadito di tanto tempo fa. E’ bastato spaccarne una, a metà, superare la prima iniziale resistenza della buccia e affondare con la lama nella polpa succosa, per scoprire che uno spicchio di sole era rinchiuso proprio lì, nel cuore di quel frutto. Io che quel sole lo amo, che di quel sole, vivrei scalza e arrostita per trecentosessantacinque giorni all’anno. E mentre il silenzio della neve riempiva tutti gli spazi bianchi tra strade e palazzi, una luce arancione esplodeva prepotente.

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TAGLIATELLE AL FARRO, CON CECI, SALVIA E OLIO NOVELLO

Quando pensi di essere arrivato è invece proprio da quel punto che devi ricominciare …

Questa cosa qui pare l’abbia detta P. Bocuse. Forse non con le stesse parole, ma il concetto era proprio quello. Forse anch’io non l’ho mai espressa in questi termini, ma so bene di aver avuto la certezza di questo stesso concetto ben dentro di me. E qualora non l’avessi mai avuta o pensata, è intervenuta la vita a ricordarmela.

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