ROSSO DI FOGLIE, ROSSO D’AUTUNNO, ROSSO DELLE MELE DELLA TORTA DI ZIA ELVIRA

[…] Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”

Eugenio Montale (Ossi di Seppia)

Le cose della vita ci arrivano piano piano. Salgono su nel silenzio della sera, tra la guancia sul cuscino e gli occhi già chiusi oppure arrivano allo stomaco mentre ti stringi nel cappotto scuro e con la pelle del viso assapori il primo freddo mattutino.  Arrivano.  A volte piano piano.

Le cose della vita ci arrivano addosso col fragore di un temporale improvviso. Investono,  bagnano dalla testa ai piedi, fin nelle ossa; stordiscono come il boato di un tuono, abbagliano di lampi e fulmini e calpestano come foglia bagnata. Arrivano, altre volte invece, con grande rumore.

Ma in fondo, le cose della vita arrivano e basta.

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SPECULOOS: LE BEGHINE E IL BOLERO DI RAVEL

“Scrivere è nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto”. (Se una notte d’inverno un viaggiatore, Italo Calvino)

Scrivere è difficile, ancora di più se si scrive di se stessi. Soprattutto poi, se si vorrebbe far filare quel discorso tutto raggomitolato che sia ha nella testa il cui filo conduttore inzia col béguinage e si chiude, annodato, col Bolero di Ravel. Ma procediamo per ordine.

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PESCHE E VINO: LA SANGRÌA A MODO MIO

Una brezza leggera e sconosciuta si intrufola timidamente attraverso le tende. L’Estate che sino ad oggi prepotentemente dominava le giornate, sembra aver fatto un passo indietro. Ma la luce del giorno rimane calda, dorata e il cielo terso come pochi.

Di nuvole non ce ne sono, lì. Solo qualche gomitolo bianco, srotolato qua e là, senza un ordine preciso e le cicale, intente a cantare con negligente costanza la loro nenia. La città, finalmente, si è svuotata. Il verde dei prati s’è riempito di siccità, dorata e abbagliante. Il silenzio ha invaso le strade e la periferia. Siamo rimasti solo noi e quel vecchio casale abbandonato, davanti al quale passo spesso.

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ROSE DI MELA

Che cos’è l’Amor…

Nei paraggi di questa cucina, vivono due pesci: uno rosso sbiadito, direi quasi bianco, ed uno nero. Li hanno voluti e scelti due bimbi: il Poeta ed il Vichingo. Quello rosso sbiadito, all’inzio si chiamava Tremolino, poi visto che bisognava dare un po’ di incoraggiamento a lui e al bimbo che lo aveva scelto così (manco a dirlo, il Poeta) il suo nome è mutato in Winter, per via di quella strana tendenza da pesce rosso a scolorire in bianco. L’altro invece, manco a dirlo, si è sempre chiamato Bomb.

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TRIANGOLI DI GALAKTOBOUREKO

Storia di una vecchia sedia.

Anche le sedie parlano. E raccontano di storie che son piccole e quotidiane, e di vissuti, e di gente d’altre case che attraverso quelle storie si fan grandi ed eroiche. Così anch’io, ne ho voluta una, affinchè ne avesse di racconti da narrarmi o di silenzi, da riempire con l’immaginazione.

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