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CONFETTURA DI FICHI E MENTA SELVATICA

A settembre succedono giorni di cielo sceso in terra. Si abbassa il ponte levatoio del suo castello in aria e giù per una scala azzurra il cielo si appoggia per un poco al suolo.

Erri De Luca

Settembre

Oggi i vetri finalmente si bagnano di pioggia. La temperatura è scesa, come il crepuscolo che anticipa la notte, e la frescura si è impossessata del giorno. É Settembre inoltrato ed io sono da poco rientrata. Ho la testa ancora svuotata e la pelle colorata dalle vacanze. Avevo lasciato alle mie spalle un giardino inaridito dall’afa e invece l’ho ritrovato gonfio di fichi, erba nuova e qua e là molti cespugli di menta selvatica. É stato per me, il più bello dei bentornati.

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SIMIL CANTUCCI ALLA ROSSA D’INVERNO

Troverai di più nei boschi che nei libri.

San Berbardo

Dunque, da dove comincio ?

Dunque, da dove comincio… Proprio così mi ha scritto Mirca, quando le ho chiesto di raccontarmi come le fosse venuto in mente di unire le arance moro alle bacche di biancospino e poi, da questa unione, di ricavarne una confettura. Ed è proprio la stessa cosa che ho pensato io qualche istante fa, mentre a mia volta mi accingevo a raccontarvi di lei, delle sue avventure nei boschi e del mo(n)do in cui ci siamo conosciute. Così che,  accomunate dalla stessa inquietudine iniziale ho ritenuto possibile, per amor del vero e di un certo spirito giornalistico che tra queste righe intendo mantenere, si potesse iniziare un articolo con una domanda.

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TORTA VERSATA CON OLIO AI SEMI D’UVA E CONFETTURA DI CACHI

Mi piace un posto se mi fido della sua luce.

F.C.

La fabbrica di San Pietro

Adesso il vecchio tavolino in legno sta fisso lì. La parete sul fondo è stata dipinta di scuro e la grande credenza bianca, un po’ scheggiata da un lato, si è finalmente riempita di tazze, bicchieri, piatti, taglieri e posate di ogni genere e sorta. Una finestrella orientata a Nord con le imposte bianche illumina tutto, sia di giorno che notte, visto che ho tolto gli scuri. E la luce arriva morbida, quasi sempre diffusa. Mi basta solo cucinare qualcosa e salire di sù.

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CONFETTURA DI MIRTILLI SELVATICI

[…] Io sto bene quando sto lontano da me. Con quella libertà speciale che ha solo l’uomo di passaggio […]

Niccolò Fabi, Lontano da me

Turismo di vicinato.

Che bella parola vicinato. Sa di conforto, di amicizie della porta accanto, di luoghi a portata di abbraccio. L’Estate quest’anno è arrivata in sordina, quasi come se ci avesse raggiunto in punta di piedi, sulla scia di una lunga convalescenza a cui non eravamo abituati e che non credevamo di aver terminato. Eravamo pieni di dubbi e incertezze, lontani dalla spavalderia euforica degli altri anni che ci spingeva a saltare sul primo traghetto in partenza o su un volo dalla meta ellenica. Così in questi assolati mesi di caldo e carenza di abbracci appunto, ho scelto di trasformare i miei piccoli e sparuti movimenti al di là della comfort zone domestica, in spensierati e fugaci passaggi dal vicinato.  Pochi giorni e pochi chilometri, non troppo lontani da casa, ma comunque lontani, quel tanto che è bastato per scoprire, perdersi e poi ritrovarsi, che è poi il normale giro che fanno le cose nella vita. Lontani quel tanto che basta a riprendere il respiro.

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CROSTATA ARROTOLATA CON CANNELLA, CIOCCOLATO E MARMELLATA DI ARANCE

Napul’é …

E’ tardi. Tardissimo. L’ora di pranzo è passata da un pezzo ed io ancora non mi destreggio girando a vuoto con l’auto in cerca di parcheggio in questo popoloso e affollato quartiere di Roma. Sono in terribile ritardo, continuo a ripetermelo, mentre con la mente passo in rassegna l’intera mattinata, trascorsa e non ancora finita tra le follie di certi cliente e il traffico congestionato. E’ tardi e mi mancano ancora due appuntamenti.

E’ troppo tardi. Vorrei rincasare, ma ho ancora due incontri da rispettare. Per farmi forza, tra lo stomaco che brontola e le gambe che ormai trascino come due pesanti macigni, cerco di riassaporare le immagini del weekend appena trascorso ad Assisi. Faccio uno sforzo grande per cercare di rivedere le sue strade solitarie e silenziose, le sue pietre antiche e i pochi viandanti che, a dispetto di qui, passeggiano con calma tra una chiesa e l’altra. Ma il ricordo più imperioso delle ore passate incolonnata sulla tangenziale si fa strada con prepotenza anche se adesso, finalmente, riesco a fermare l’auto. Così scendo: trafelata e arrabbiata: questo dicembre non me lo sto godendo, troppo lavoro, troppa stanchezza, troppe giornate storte. Intanto alla radio, mentre spengo il motore, passano una canzone di Pino Daniele.

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