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TORTA VERSATA CON OLIO AI SEMI D’UVA E CONFETTURA DI CACHI

Mi piace un posto se mi fido della sua luce.

F.C.

La fabbrica di San Pietro

Adesso il vecchio tavolino in legno sta fisso lì. La parete sul fondo è stata dipinta di scuro e la grande credenza bianca, un po’ scheggiata da un lato, si è finalmente riempita di tazze, bicchieri, piatti, taglieri e posate di ogni genere e sorta. Una finestrella orientata a Nord con le imposte bianche illumina tutto, sia di giorno che notte, visto che ho tolto gli scuri. E la luce arriva morbida, quasi sempre diffusa. Mi basta solo cucinare qualcosa e salire di sù.

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BISCOTTI DA INZUPPO CON LIMONE E CIOCCOLATO FONDENTE

É nato prima l’uovo o la gallina?

Ambrogio Teodosio Macrobio

Un pan perdu e il suo libretto d’istruzioni

Qualche giorno fa questo blog ha compiuto 5 anni. Il tempo è trascorso così velocemente e così silenziosamente che neanche me ne sono accorta. Cioè si, sul mio viso e sul mio corpo i segni degli anni passati sono emersi tutti e tutti in fretta, anche se, in un certo senso, riesco ancora ad andarne fiera. Ma come di qui, tra queste pagine, sia passata tutta quest’acqua sotto il ponte, ancora non me ne capacito. E non mi capacito della mia costanza e tenacia nel portare avanti questo progetto e dei cambiamenti sostanziali che esso ha introdotto nel mio modo di stare in cucina.

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NECCI ALLA RICOTTA

Onestà e gentilezza sopravanza ogni bellezza.

Detto toscano

Il racconto di un racconto…

Devo questo post ad un’amica. A colei cioè che più del raccontare mi ha fatto scoprire il piacere di ascoltare. Soprattutto quando nei suoi racconti girano storie di cucina. E tradizioni e ricette ad essa legate. Sopratutto quando in essi si narra di usi e costumi culinari e ad ascoltare si è nello stesso luogo in cui usi e costumi sono avvezzi. Ed è per questo che mi piace ascoltarla. Come quando da bimbi prima di andare a dormire ci si faceva leggere una bella favola, ch’era molto meglio del leggersi quel libricino dassoli. Perché raccontare fa bene sì alle tradizioni ma ascoltare fa bene all’anima. Quello che troverete di seguito quindi è, per dirla in breve, il racconto di un racconto. Ma partiamo dall’inizio.

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CONFETTURA DI MIRTILLI SELVATICI

[…] Io sto bene quando sto lontano da me. Con quella libertà speciale che ha solo l’uomo di passaggio […]

Niccolò Fabi, Lontano da me

Turismo di vicinato.

Che bella parola vicinato. Sa di conforto, di amicizie della porta accanto, di luoghi a portata di abbraccio. L’Estate quest’anno è arrivata in sordina, quasi come se ci avesse raggiunto in punta di piedi, sulla scia di una lunga convalescenza a cui non eravamo abituati e che non credevamo di aver terminato. Eravamo pieni di dubbi e incertezze, lontani dalla spavalderia euforica degli altri anni che ci spingeva a saltare sul primo traghetto in partenza o su un volo dalla meta ellenica. Così in questi assolati mesi di caldo e carenza di abbracci appunto, ho scelto di trasformare i miei piccoli e sparuti movimenti al di là della comfort zone domestica, in spensierati e fugaci passaggi dal vicinato.  Pochi giorni e pochi chilometri, non troppo lontani da casa, ma comunque lontani, quel tanto che è bastato per scoprire, perdersi e poi ritrovarsi, che è poi il normale giro che fanno le cose nella vita. Lontani quel tanto che basta a riprendere il respiro.

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PANINI DI PASTA DURA

Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale.
(Dante Alighieri)

Una lunga storia di pane

Fare il pane non è cosa da poco. Ne rimango fortemente convinta nonostante l’intensa attività di panificazione registrata nei dintorni sia nei giorni di quarantena che in quelli a seguire. Mi convinco pure che non sia cosa per me. Tutto questo andirivieni di fornai e panettieri novelli inibisce la mia voglia di panificare ed amplia a dismisura quella sorta di timore reverenziale che mi ha spinto finora ad allontanarmi piuttosto che avvicendarmi su queste strade così battute. Ch’io faccia come la volpe con l’uva? Può darsi. Ma nella mia concezione di cucina, dettata per lo più dall’istinto, dai ricordi e dalla voglia di esaudire le voglie del momento; quella del pane resta un’impresa culinaria che merita tempi e attenzioni fuori dal comune. Una lunga storia insomma, da intraprendere con profonda coscienza e conoscenza e terminare se possibile con un pizzico di audacia ma solo dopo averla vissuta fino in fondo. Solo così (forse) mi convinco non a panificare, ma certo a studiare di farlo.

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