TORTA VERSATA CON OLIO AI SEMI D’UVA E CONFETTURA DI CACHI

Mi piace un posto se mi fido della sua luce.

F.C.

La fabbrica di San Pietro

Adesso il vecchio tavolino in legno sta fisso lì. La parete sul fondo è stata dipinta di scuro e la grande credenza bianca, un po’ scheggiata da un lato, si è finalmente riempita di tazze, bicchieri, piatti, taglieri e posate di ogni genere e sorta. Una finestrella orientata a Nord con le imposte bianche illumina tutto, sia di giorno che notte, visto che ho tolto gli scuri. E la luce arriva morbida, quasi sempre diffusa. Mi basta solo cucinare qualcosa e salire di sù.

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INSALATA CON SPINACI, POLLO, ZUCCHINE E TORINESI

L’insostenibile leggerezza del … grissino.

Grissini e Torino

Quando mi è stato proposto di preparare una ricetta con i Torinesi, ho avuto subito la pungente curiosità di saperne di più. Ed è stato proprio in questa occasione che ho scoperto che le origini nobili dei grissini sono radicate in Piemonte e strettamente legate alle città di Torino e Alba. La leggenda infatti narra chei grissini furono inventati intorno al 1670, a Torino, da un panettiere di nome Antonio Brunero, per il giovane e malato Duca di Savoia, Vittorio Amedeo II al quale il medico del Palazzo Ducale ordinò che gli fosse somministrato del cibo di facile digestione, nonché appetitoso. La soluzione ingegnosa dei grissini, senza mollica e quindi assolutamente più dieribili, pare che abbia avuto tanto effetto sul giovane Duca da farlo crescere forte, sano e intelligente, amato per le sue gesta eroiche nella difesa della città di Torino dall’assedio francese. Un torinese insomma, reso grande dai torinesi.

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TRIFLE CON CREMA ALLE FRAGOLE E MADELEINE SENZA GLUTINE

E quindi uscimmo a riveder le stelle

(Dante Alighieri, Inferno XXXIV, 139)

Questioni di scelte

La vita è tutta una questione di scelte e di preferenze. Le mie sono facili, basiche, forse poco condivisibili. Ecco ad esempio al dolore sbandierato sempre e ovunque io preferisco un muto e garbato riserbo. Ai grandi proclami, urlati a squarciagola, preferisco le timide proposte, meglio ancora se accompagnate da una buona dose di umiltà. Ai paroloni, agli umori di pancia, al borbottio continuo, preferisco la gentilezza, la riflessione, l’empatia.

Ai grandi numeri sui social, preferisco i contenuti. Alle foto scattate con il cellulare, preferisco i vecchi album di famiglia pieni di immagini ingiallite nel tempo. Alle diete fruttariane preferisco le tre p: pane, pasta, pizza. A certi tipi di verdura, preferisco la frutta. Alla Primavera, l’Estate. Alla birra, il vino. Al rosso di zona, preferisco il rosso delle fragole e quello delle rose.

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PLUMCAKE SALATO CON BEVANDA ALL’AVENA

La pianura pontina

Mi piace la pianura pontina: è ordinata, distesa, regolare. Coi suoi filari di pruni selvatici lungo le strade dritte e i fossi su ambo i lati delle vie così regolari. Se mi capita di passarci la mattina presto è polverosa di nebbia come la pianura emiliana, popolata solo di silenziosi braccianti che ne percorrono i solchi in biciclette sgangherate. E i filari della terra coltivata e coperta seguono precisi le loro griglie di coltivazioni. Tagliata a metà dalla via Appia, la pianura pontina si distende tra montagne basse e alti pini marittimi, popolata di case coloniali e vivai, ad attraversarla si va lisci, lenti, procedendo piano per assaporarne tutti gli odori di terra seminata mista a salsedine. Tutte le volte che mi capita di passarci penso che ne uscirò stanca e invece finisco per apprezzarne sempre un pezzetto o un dettaglio in più.

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CROSTATA CON RICOTTA E MINI CAKE AL CIOCCOLATO (SENZA ZUCCHERO)

A me invece Roma piace moltissimo: è una specie di giungla, tiepida, tranquilla, dove ci si può nascondere bene.
(tratto dal film La dolce vita, di Federico Fellini)

Il bandolo della matassa

Mancare per lungo tempo da queste parti, mi mette sempre un po’ di malinconia. Ritornarvi invece mi rende euforica. Sono stati due mesi, questi appena trascorsi, che mi hanno tolto il respiro: sia per la mole di lavoro da svolgere, sia per gli eventi, complicati e difficili che si sono inanellati , subitamente uno dietro l’altro.  Sciogliere il bandolo della matassa non è stato facile, ma adesso almeno riusciamo a vedere l’altro capo. Un capo chiamato casa: una nuova dimora, finalmente nostra.

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