CONFETTURA DI MIRTILLI SELVATICI

[…] Io sto bene quando sto lontano da me. Con quella libertà speciale che ha solo l’uomo di passaggio […]

Niccolò Fabi, Lontano da me

Turismo di vicinato.

Che bella parola vicinato. Sa di conforto, di amicizie della porta accanto, di luoghi a portata di abbraccio. L’Estate quest’anno è arrivata in sordina, quasi come se ci avesse raggiunto in punta di piedi, sulla scia di una lunga convalescenza a cui non eravamo abituati e che non credevamo di aver terminato. Eravamo pieni di dubbi e incertezze, lontani dalla spavalderia euforica degli altri anni che ci spingeva a saltare sul primo traghetto in partenza o su un volo dalla meta ellenica. Così in questi assolati mesi di caldo e carenza di abbracci appunto, ho scelto di trasformare i miei piccoli e sparuti movimenti al di là della comfort zone domestica, in spensierati e fugaci passaggi dal vicinato.  Pochi giorni e pochi chilometri, non troppo lontani da casa, ma comunque lontani, quel tanto che è bastato per scoprire, perdersi e poi ritrovarsi, che è poi il normale giro che fanno le cose nella vita. Lontani quel tanto che basta a riprendere il respiro.

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PANINI DI PASTA DURA

Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale.
(Dante Alighieri)

Una lunga storia di pane

Fare il pane non è cosa da poco. Ne rimango fortemente convinta nonostante l’intensa attività di panificazione registrata nei dintorni sia nei giorni di quarantena che in quelli a seguire. Mi convinco pure che non sia cosa per me. Tutto questo andirivieni di fornai e panettieri novelli inibisce la mia voglia di panificare ed amplia a dismisura quella sorta di timore reverenziale che mi ha spinto finora ad allontanarmi piuttosto che avvicendarmi su queste strade così battute. Ch’io faccia come la volpe con l’uva? Può darsi. Ma nella mia concezione di cucina, dettata per lo più dall’istinto, dai ricordi e dalla voglia di esaudire le voglie del momento; quella del pane resta un’impresa culinaria che merita tempi e attenzioni fuori dal comune. Una lunga storia insomma, da intraprendere con profonda coscienza e conoscenza e terminare se possibile con un pizzico di audacia ma solo dopo averla vissuta fino in fondo. Solo così (forse) mi convinco non a panificare, ma certo a studiare di farlo.

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RISOLATTE CON MELE CARAMELLATE E CRUMBLE

“La buona educazione non sta nel non versare la salsa sulla tovaglia, ma nel non mostrare di accorgersi se un altro lo fa”

Anton Cechov

Questioni di netiquette

E’ una questione di netiquette, mi ha suggerito una mia cara amica. Ed io ne ho preso atto.  Sulle prime ho creduto che stesse utilizzando un termine del vocabolario francese a me ancora sconosciuto, poi ho compreso che si trattava di un vocabolo fresco di conio con il quale viene definita la buona educazione – etiquette – all’interno della rete – net. Compreso questo, la parola mi è subito andata a genio. Poiché pur ignorandone l’esistenza ho sempre ritenuto importante applicare un codice di garbo e buone maniere tanto nella vita reale, quanto in quella virtuale.  E per esser certa che nel decalogo non scritto dei miei intendimenti non mancasse qualcosa trascritto invece nel galateo della rete, mi sono documentata. Quello che c’è da sapere è tutto racchiuso nell’uso del buon senso e della gentilezza.

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BRIOCHE DANESI CON CREMA E MELE

“La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario.”

Albert Einstein

La muta

Ed io ho cambiato. Non per misurare questa mia intelligenza che non riterrò mai bastevole per la comprensione del mondo e delle persone, ma, come spesso accade, per lasciarmi alle spalle qualcosa. Una muta fisiologica che scaturisce in me come un riscatto ed una rivalsa contro lo stesso mondo e le stesse persone di cui fatico a comprendere comportamenti ed azioni o dopo lunghi periodi negativi e situazioni intollerabili. Pochi giorni fa leggevo, di un blog le cui parole mi catturano l’anima. Parlava di bivi, di scelte e lievitati. Così ho scelto di cambiare. Ho messo un punto e intrapreso una muta.

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I BISCOTTI DELLA NONNA E LA CREMA PASTICCERA

Biscotto
/bi·scòt·to/
aggettivo: cotto due volte
sostantivo maschile:  Dolce di piccole dimensioni, composto di farina, zucchero e grassi, con eventuale aggiunta di uova e di aromatizzanti, cotto a lungo in forno per renderlo friabile e croccante.
Biscotto.
Nel mio caso sia l’uno che l’altro: un piccolo dolce composto di farina, zucchero e uova (i soli albumi) cotto due volte. Un aggettivo e un sostantivo insomma. Ma anche un ricordo affiorato alla mente all’improvviso con la stessa prepotenza di un temporale estivo ed un legame forte, di quelli che non hai più a portata di abbraccio, pronto a riaffiorare con poco. A me è bastata una foto, quella di qualcuno che prima di me aveva già bis-cotto quello stesso dolce, per riportarmi indietro nel tempo e nella memoria.

E tornare bambina è stato un attimo. Così come riassaporare la consistenza e il profumo di quel dolce e rivivere in un solo morso ogni attimo in cui quei biscotti alle mandorle, i biscotti della mia nonna, sono stati protagonisti di tante merende speciali. Loro: biscotti e crema pasticcera.

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