Complicare è facile, semplificare è difficile.
Bruno Munari
Una fetta di felicità
Difficile trovare un po’ di felicità in questo periodo. Difficile anche saperla riconoscere, quando arriva. Mi sento in balìa di venti troppo forti da poter contrastare, una pioggia fitta e pungente mi tamburella costantemente dentro, l’aria gelida si insinua tra le mie crepe.

Un pan perdu e il suo libretto d’istruzioni
Ogni tanto, per ovviare alla scivolosa sensazione del tempo che passa chiudo gli occhi e faccio come se. Immagino di avere qualche opportunità in più di quelle che finora mi sono state concesse e tra il buio delle palpebre e qualche attimo in solitaria, mi ritrovo a infilarmi un bel paio di scarpe nuove. Camminare nei panni di un’altra me è uno spunto divertente per indagare a fondo sulla direzione da prendere in certe giornate e l’idea, anche solo pensata, di quelle storie così diverse da quelle vissute, rende certi istanti più lievi, anche solo nell’immaginazione.
La prima volta che ho provato a fare il pane è venuto male. Avevo seguito pedissequamente ogni dose, di ogni ingrediente; ogni passaggio indicato. Ma il pane è rimasto lì, senza lievitazione e forma, come un corpo senz’anima: vuoto. In questo ultimo intenso e concitato periodo di vita ho ripensato spesso a quel pane e con lui, di rimando, a questo mio blog e a questa domanda strana che mi attraversa i pensieri, sull’esistenza o meno di un posto in cui si possa comprare il tempo.