Può una storia d’amore essere raccontata, musicata e illustrata in soli 3.32 minuti?

Può una storia d’amore essere raccontata, musicata e illustrata in soli 3.32 minuti?


In questi giorni primissimi di primavera, sembra che un insano buonismo e risveglio dei sensi abbia colpito la stragande maggioranza delle persone. Tutti a tirar fuori dal cilindro coniglietti rosa e rami di ciliegio. Tutti a osannare l’arrivo della bella stagione, dei prati fioriti, delle tremule margherite bianche su cui adagiarsi per un bel pic nic.Tum, tum pà … tum tum, tum pà pa pa pa … Tum, tum pà…

Alla tenera età di 5 …. ehm 35 anni ho deciso che mi sarei messa a suonare la batteria. A dirla tutta l’idea malsana mi frullava in testa fin da piccola, ma non ho mai avuto il coraggio di dirlo a mio padre: grand’uomo d’altri tempi, siciliano, per il quale il mondo doveva girare in un senso solo e sicuramente non con le donne sedute dietro ad un rullante. Poi per pigrizia e indolenza ho lasciato che il tempo passasse. Tanto tempo. Fino a che, quando ormai era diventato decisamente ridicolo che una donna della mia età si piazzasse dietro a un rullante, ho iniziato a prendere lezioni.
In questo week end sono tornata bambina.
Mi è sempre piaciuto viaggiare. Mettermi in moto verso orizzonti nuovi è qualcosa che non mi spaventa affatto, anzi mi emoziona sempre e mi rende euforica come un bimbo alla vigilia di Natale. Mi piace mescolarmi tra la gente lungo strade sconosciute, alzare gli occhi al cielo e scoprire nuovi profili stagliarsi contro il blu; mi piace perdermi tra modi di vivere e parlare diversi, respirare un’ aria nuova, scoprire a piedi ogni angolo dei centri storici, curiosare tra le vetrine, assaggiare piatti sconosciuti. Mi piacciono le stazioni dei treni con la nostalgia e le emozioni che si portano dietro, soprattutto se sono io a respirarle a pieni polmoni.
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