Nel tuo giro inquieto ormai lo stesso
sapore han miele e assenzio.
(Eugenio Montale)
1 Ottobre
Non avrei saputo scegliere data migliore, per tornare a pubblicare. A quasi un anno esatto dal mio ultimo post su questo blog: ci sono. Ci sono ancora. E sebbene questo post si sia composto da solo, grazie al susseguirsi di così tanti eventi ed incastri che quasi basterebbero a raccogliere le vicende dell’intera stagione estiva appena trascorsa, mi sembra meravigliosamente appropriato e opportuno che si esca con una ricetta autunnale, color del miele.
La vita va così: fa e disfa a suo unico piacimento. Come disse qualcuno: quando pensi le cose possano andare peggio, stai pur certo che lo faranno! E infatti mentre cercavamo tutti di sopravvivere dalla calura asfissiante di un’estate già iniziata non proprio nel migliore dei modi: le cose, appunto, sono precipitate: 1 Agosto.
Va detto a onor del vero che prima di quella data, seppur nella complicazione di certe contingenze, le pieghe della storia avevano saputo regalare anche altro, oltre ai 45 gradi all’ombra e alla diossina di un incendio sotto casa. C’erano stati infatti piccoli e variegati pezzetti di gioia nelle nostre giornate. Alcuni di questi persino immortalati in uno scatto che, lo ammetto con grande orgoglio e clamore, non m’appartiene. L’istantanea di una giornata felice, trovata per caso nella memoria della mia reflex e scoperto solo in corso d’opera, appartenere a Rossella.
In quella foto, che in questo post certamente potrete scovare, si parla di una giornata felice. Felice con la F maiuscola. Di quella felicità sana, leggera, inconsapevole, piena di risate e burla, amici vecchi e nuovi. Della felicità di sentirsi bene e sentirsi a casa. Ebbri e storditi da tanta pienezza che ci si diverte fino a sparecchiare. Ma racchiude anche altro: riscoprirsi in quegli istanti, mi ha provocato per un po’ di tempo un certo rovistio interiore dato dalla consapevolezza che, esattamente dopo quel giorno, tante cose sono cambiate e tante sono andate così storte, che io di quella me, in questi mesi, ho faticato persino a trovarne il ricordo.
Fino a quando non ho ri-sistemato la mia reflex al collo.
E l’ho fatto per un motivo totalmente diverso e pure strettamente collegato: volevo tornare qui, al mio blog. Volevo tornare a fotografare, a parlare di cibo, a raccontare storie, a ricordare attraverso un sapore preciso che gusto potesse avere vivere, e non sopravvivere. Volevo tornare a seguire le mie passioni.
C’è chi tutto questo riesce a farlo sempre, come Giorgio ad esempio, che di questo spirito ne ha fatto un mestiere; chi come me invece, ha dovuto mediarlo coi compromessi del tempo, del lavoro, delle responsabilità, delle giornate che a volte non bastavano proprio. Una mediazione che non sempre si è risolta bene, anzi, per quasi un anno è finita in passivo: la quotidianità e il lavoro hanno vinto, la passione e lo slancio creativo hanno perso. E il tempo è passato. I giorni sono stati, per dirla alla Montale, un giro inquieto.
Poi arriva la malattia. Grande o piccola, seria o meno grave; quella che sia, funziona sempre allo stesso modo, per ognuno di noi: è una livella che azzera tutto, ti toglie tutto. Il tempo, le cose piccole, le cose banali, le cose odiate e quelle amate, invade e annienta persino i pensieri. Ti illude di un riposo forzato che è solo tempo sprecato. Fa sembrare tutto senza prospettiva, inutile, difficile. E quando finisce lascia tra le mani e attorno uno strano vuoto, così vacuo che non si sa da che parte iniziare per riempirlo.
Quando ho iniziato a farlo, l’altro ieri, ho provato a farel’unica cosa che sapevo mi avrebbe fatto sentire bene: la fotografia. Non so se chi mi legge può capirlo: alcuni rideranno di questa cosa, altri la sentiranno, bruciante, sulla propria pelle. Ma qui dentro, in questo post, proprio la fotografia è riuscita a far rivivere un universo intero di emozioni, di storie, di ricordi e prospettive future, nella maniera più sorprendente che potessi immaginare. Avevo ben poco in frigo da offrire al mio obiettivo: due pere mature, un paio di tomini freschi e un barattolo di miele di girasole, sfuggito al saccheggio estivo. Un colore in mente: quello autunnale e poca altra ispirazione. Ma il mosaico si è composto ugualmente; poi la luce … ha fatto il resto.
Ps. Questo post è una dedica dolcissima a chi di queste turbolenze, ne ha vissuto e patito il vento forte, ma è stato in grado, con un semplice abbraccio di offrirne riparo e conforto.
RECIPE
(dosi per 2 persone)
2 tomini freschi
2 pere coscia grandicelle
un mazzetto di timo
una confezione di miele di girasoli GIORGIO POETA
sale e pepe q.b.
10 g di burro
Sbucciate le pere, eliminate i torsoli e tagliatele a cubetti piccoli (circa 1 cm di lato). In un pentolino antiaderente fate sciogliere il burro e aggiungete un cucchiaio grande di miele di girasole. Appena comincia a bollire, unite le pere e fate caramellare insieme ad un po’ di timo e una spruzzata di pepe nero. Quando saranno dorate, togliete dal fuoco e tenete da parte. Incidete con un coltello facendo una croce la superficie dei tomini, disponeteli un una pirofila da forno leggermente unta e lasciateli cuocere per 10-12 minuti in forno ventilato a 185°. Non appena vedete che il cuore del tomino si sta sciogliendo (fuoruscendo dalle incisioni), tirate fuori dal forno, unite le pere caramellate e il loro succo di cottura, regolate di sale e pepe e aggiungete timo a volontà. Poi lasciate cuocere ancora pochi minuti, giusto il tempo che il formaggio prenda il sapore delle pere e del miele. Non troppo altrimenti queste ultime di squaglieranno. Poi tirate fuori e servite subito caldo con un’abbondante giro di miele a crudo sul tomino ancora bollente. Decorate con foglioline di timo.

Mi dispiace un mondo che tu abbia vissuto un periodo così duro, cara Debora.
Nonostante tutto, queste foto hanno la bellezza e la forza che ti caratterizzano. Un abbraccio
Cara Antonella. Per fortuna è un periodo che posso dire di stare lasciando alle spalle. In generale è stato un anno tutto difficile, ma credimi non sai che conforto tornare a scrivere, a fotografare, a raccontare così.
E’ l’unico modo che ho per “digerire” tutto e andare a vanti con un bel proposito in mente. Grazie di tutte le cose belle che mi hai detto e del tuo supporto anche a distanza. Ti voglio bene
D