Ad un metro da te …

Quanto dista un metro? Cento centimetri? Trentanove virgola trentasette pollici? Un metro è la larghezza di un tavolo, lo spazio di passaggio di un corridoio, un millesimo di chilometro. Abituata da sempre a misurare, dimensionare, prendere le distanze, la rivoluzione che mi è costata di più in questi ultimi giorni è stata il dover capovolgere completamente l’ordine delle grandezze e le priorità ad esse legate. Così che quello che per lungo tempo rimaneva confinato nel campo ristretto e a portata di mano dei cento centimetri è diventato adesso lontano, intoccabile, irraggiungibile. Quanto vale quindi, oggi, un metro? Sono più di quattro passi, percorsi a gambe lunghe, che si alternano in una lunga e ordinata coda davanti al supermercato. Oggi un metro è la distanza di un braccio teso tra me e te, tra me e il resto del mondo.
Anche questo Maggio è volato via. È passato in sordina, uggioso e malinconico come il migliore dei Novembre. La luce tarda della sera ha stonato per tutti questi giorni con l’aria fredda e bagnata di pioggia. Lunghe giornate di luce cariche però di nuvole e freddo mentre il profumo di campi e fieno veniva nascosto da quello dei prati inumiditi. Tutte le promesse d’un tepore estivo sono andate disilluse. Non penso d’esser mai stata metereopatica ma certi squilibri mi hanno sfiancato. Proprio io che ho sempre detestato la Primavera, sono finita a rimpiangerne gli odori e i colori mentre con prepotenza la voglia di uscire, svestirsi, bagnare i piedi a mare e non poterlo fare, mi ha snervato le giornate.
In questi giorni primissimi di primavera, sembra che un insano buonismo e risveglio dei sensi abbia colpito la stragande maggioranza delle persone. Tutti a tirar fuori dal cilindro coniglietti rosa e rami di ciliegio. Tutti a osannare l’arrivo della bella stagione, dei prati fioriti, delle tremule margherite bianche su cui adagiarsi per un bel pic nic.
