Come l’aria che respiro. La luce. La notte. E migliaia di lucciole rosse.
L’ho fatto. Ho cercato a lungo di incastrare tutti i pezzi di tempo a disposizione per creare nuovi spazi e avere nuove energie, ma è servito solo a complicarmi la vita. Di spazio nel tempo, oltre quello concesso, non ce n’é. E le giornate non sono borse alla Mary Poppins da poter riempire fino all’orlo, con cose e azioni inverosimili, per finire ad arrancare la sera stremati dalle proprie scelte. Per questo l’ho fatto. Ho mollato gli ormeggi e ripreso a veleggiare: un solo passo indietro per provare a guadagnarne mille in avanti.
La creatività è stata la prima a farne le spese, poi il divertimento, la voglia di farlo, le energie per farlo. Le mille lucciole rosse, sparpagliate nel cielo come stelle puntinate si erano quasi del tutto spente o affievolite, e non riuscivo a guardare oltre, mentre nel tempo a disposizione che lentamente veniva risucchiato, mi mancava tutto: come l’aria che respiro. La luce. La notte.

Scegliere di rinunciare a qualcosa non è facile. E richiede molto tempo per metabolizzare la decisione: ti guardi attorno e vedi che il mondo scorre, che tutto va veloce, sicuro, frenetico. Se gli altri ce la fanno, continui a domandarti perché tu invece non riesci. Perché arranchi. Perché le ore, i minuti, i secondi ti scivolano via tra le dita come granelli di sabbia sottile e leggera, che non riesci ad afferrare mai: neanche se stringi il pugno e lavori sodo: quello che ti resta in mano è solo la polvere di quella sabbia preziosa che avresti voluto afferrare. Ma non essa stessa. E nelle cose che fai, non ti riconosci. Quando arriva questa consapevolezza i tempi sono maturi: si può scegliere di rinunciare e mollare tutto.
E nell’attimo stesso in cui lo comprendi appieno il mondo si rivela allo sguardo. Ti accorgi di chi manca, come te; di chi non corre più, di chi non insegue chimere ma ascolta solo le proprie possibilità; di chi si è lasciato alle spalle la fretta, le rincorse; di chi è tornato a vivere un pezzo di vita in più.
Dal giorno in cui ho aperto questo blog, di lavoro ne è arrivato tanto. Oltre ogni aspettativa e ogni più felice pronostico. E le energie spese in questi anni per affrontarlo e realizzarlo al meglio sono state tante, intense, spregiudicate. Metterci anima e cuore non è stato difficile, sull’onda lunga di una riserva di creatività che sembrava non esaurirsi mai. Ma è stato un abbaglio. Il flash di pezzo di vita che non avrebbe mai potuto essere la vita intera. Soprattutto se quel ritmo pagava il prezzo di dover trascurare tutto ciò che invece nasceva spontaneamente, senza una richiesta, un invito, una call. Così qui rimaneva il silenzio mentre fuori un frastuono assordante cresceva e contaminava tutto.
Adesso mi fermo. Riprendo fiato e tempo. E torno qui: quando voglio, senza fretta e senza urgenza ad aspettare che la creatività ritorni col solo desiderio di non volerla mai consumare tutta. Quando le lucciole faranno ritorno a casa, forse allora potrò perdermi nuovamente nel loro bagliore.

RECIPE
dosi per uno stampo in silicone come questo.
250 gr di polpa di zucca cruda
300 gr di farina ’00
100 gr di mandorle pelate da polverizzare o farina di mandorle
100 ml di olio di semi
80 ml di latte + a filo q.b. per il composto al cioccolato
230 gr di zucchero semolato
30 g di cacao amaro in polvere
4 uova grandi
16 gr di lievito in polvere per dolci
1 limone biologico ( la buccia)
1 cucchiaio di vaniglia
2 cucchiai rasi di cannella in polvere
1 pizzico di sale
zucchero a velo per completare
Prima di tutto eliminate la buccia dalla zucca (io ho usato la Hokkaido), ricavando la polpa e tagliatela a pezzettini molto piccoli. Inseritela in un mixer o frullatore insieme all’olio e al latte e frullate fino ad ottenere una purea vellutata, liscia e priva di grumi. Questo passaggio è molto importante. La purea deve avere una consistenza fine. E’ quindi possibile che dobbiate frullare più volte prima di ottenere la consistenza desiderata. Nella ciotola della planetaria intanto montate le uova con lo zucchero a velocità sostenuta. Fino a quando non avrete ottenuto un composto chiaro, gonfio e spumoso. Unite a questo punto la buccia di limone, l’estratto di vaniglia e la cannella in polvere. Abbassate la velocità e unite la purea di zucca, aiutandovi con una spatola se le fruste non amalgamano bene. Il composto dovrà risultare perfettamente uniforme , soffice e areato. A parte, mescolate la farina con le mandorle, precedentemente polverizzate in un mixer e il lievito setacciato. Infine incorporate poco alla volte le farine all’impasto, fino ad esaurimento di tutti gli ingredienti. Se usate lo stampo indicato non avrete bisogno di imburrarlo. Dividete in due l’impasto e in una metà aggiungete il cacao amaro in polvere, mescolate bene fino all’assorbimento dello stesso e se l’impasto risulta più denso di quello chiaro, aggiungete del latte a filo quel poco che basta per ottenere la stessa “liquidità” tra gli impasti. Quindi riempite lo stampo alternando quello chiaro a quello scuro. Terminate l’impasto, livellate la superficie e cuocete in forno ben caldo a 185° statico per circa 45 minuti nella parte centrale del forno. Fate sempre la prova stecchino e non aprite il forno fino a quando la superficie della torta non è perfettamente dorata e gonfia. Lasciate raffreddare per circa 15 minuti nel suo stampo poi sformatela e fate raffreddare su una gratella per ancora mezz’ora. Spolverate con zucchero a velo. Si conserva molto bene sotto campana di vetro, rimanendo umida e soffice per 4-5 gg.

Ahò ma ‘sto piattino de legno l’abbiamo comprato insieme? Chiese elegantemente;)
Foto pazzesche. Più di sempre
Oh yessss siamo pure state due ore a fare impazzire la commessa su quale scegliere a seconda delle linee, dell’andamento delle venature, della nuance più o meno carica del colore….Insomma ‘na roba da folli che solo io e te…Ma quand’è che torniamo a combinare simil guai?!!
grazie per le tue parole! 😉