Come un sentiero d’autunno: appena è tutto spazzato, si copre nuovamente di foglie secche. – Franz Kafka
Ogni Autunno che ritorna è come un signore un po’ curvo: se ne rimane lì, tutto stretto e ingolfato nel suo cappotto color del miele e passa piano davanti al mio davanzale. Lo vedo camminare a passo lento, trascinando dietro di sé una grande valigia rettangolare gonfia di foglie, legna da ardere e ricci di castagne. Una valigia piena dei colori d’Autunno che come una magia ad ogni suo passo colora d’oro e ruggine ogni piega della terra.


Anche questo Maggio è volato via. È passato in sordina, uggioso e malinconico come il migliore dei Novembre. La luce tarda della sera ha stonato per tutti questi giorni con l’aria fredda e bagnata di pioggia. Lunghe giornate di luce cariche però di nuvole e freddo mentre il profumo di campi e fieno veniva nascosto da quello dei prati inumiditi. Tutte le promesse d’un tepore estivo sono andate disilluse. Non penso d’esser mai stata metereopatica ma certi squilibri mi hanno sfiancato. Proprio io che ho sempre detestato la Primavera, sono finita a rimpiangerne gli odori e i colori mentre con prepotenza la voglia di uscire, svestirsi, bagnare i piedi a mare e non poterlo fare, mi ha snervato le giornate.
Di natura sono una persona schiva e riservata, forse questo lo avrete capito. Per questo nel corso di questi anni di blog mi è sempre stato difficile raccontare esplicitamente della mia famiglia e delle persone a me più intimamente legate. Forse nel farlo ho sempre inteso proteggerle o forse proteggevo me stessa: esporsi, che sia mettersi in gioco o semplicemente raccontarsi, è un’azione che per rispetto o timidezza relego soltanto a me stessa, con l’intima consapevolezza di non volermi prendere la briga di parlare per gli altri.