Una fotografia non è né catturata né presa con la forza. Essa si offre. È la foto che ti cattura.
(Henri Cartier-Bresson)
Luce di una cucina.
Nella mia vecchia casa avevo una bella cucina. Avevo scelto un marchio prestigioso per arredarla anche se a tutti gli effetti era un ambiente piccolo con una sola parete utilizzabile. La consideravo una bella cucina perchè aveva una grande porta finestra che, a dire il vero affacciava sul vuoto, ma la illuminava tutta con una calda luce da Sud. Col tempo però si era riempita di oggetti e cianfrusaglie a discapito di spazio e mobilità, tanto che ormai cucinare o fotografare era diventata una corsa ad ostacoli. Il mio peggior bonus scomodità. Ma la luce che aveva, sia col sole, che con la pioggia, la porto ancora nel cuore ed è lì, in quell’ambiente che ho scattato le mie vecchie foto migliori.
Di natura sono una persona schiva e riservata, forse questo lo avrete capito. Per questo nel corso di questi anni di blog mi è sempre stato difficile raccontare esplicitamente della mia famiglia e delle persone a me più intimamente legate. Forse nel farlo ho sempre inteso proteggerle o forse proteggevo me stessa: esporsi, che sia mettersi in gioco o semplicemente raccontarsi, è un’azione che per rispetto o timidezza relego soltanto a me stessa, con l’intima consapevolezza di non volermi prendere la briga di parlare per gli altri.