Mi sembrava davvero che quella casa ci stesse aspettando.
Perché anche le case aspettano i loro inquilini, sopravvivono anni lontano da noi e poi aprono le loro braccia di porte e di persiane a una giovane coppia, a due scemi che tremano di felicità.
Margaret Mazzantini
La prima cosa bella e questo Autunno
Finalmente una bella notizia. La prima cosa bella (canterebbe Nicola di Bari) è stato sapere che questo anno così complicato e paradossale ci regalerà in colpo di coda l’emozione di una casa nuova. Una casa tutta intera e tutta nostra dalle fondamenta al tetto, con giardino ed alberi da frutto, un’enorme pungitopo e lo spazio per un piccolo orto. Un pezzo di campagna all’interno della città, dove poter coltivare l’alternarsi delle stagioni e delle persone a noi care. E questo Autunno, che porta già con sè i colori e la ruggine delle foglie cadute, non avrebbe potuto iniziare meglio.

Ogni Autunno che ritorna è come un signore un po’ curvo: se ne rimane lì, tutto stretto e ingolfato nel suo cappotto color del miele e passa piano davanti al mio davanzale. Lo vedo camminare a passo lento, trascinando dietro di sé una grande valigia rettangolare gonfia di foglie, legna da ardere e ricci di castagne. Una valigia piena dei colori d’Autunno che come una magia ad ogni suo passo colora d’oro e ruggine ogni piega della terra.
Ogni tanto mi concedo il lusso di impugnare una penna e scrivere su carta. Mi piace la sensazione leggera con cui la sfera scorre tra le increspature del foglio. Mi diverte seguire con lo sguardo le volute della mia stessa grafia pensando forse di aver lasciato qualche traccia: che sia anche un solo semplice scarabocchio su quel foglio a quadretti che finirà accartocciato.
Le cose della vita ci arrivano piano piano. Salgono su nel silenzio della sera, tra la guancia sul cuscino e gli occhi già chiusi oppure arrivano allo stomaco mentre ti stringi nel cappotto scuro e con la pelle del viso assapori il primo freddo mattutino. Arrivano. A volte piano piano.