ROSSO DI FOGLIE, ROSSO D’AUTUNNO, ROSSO DELLE MELE DELLA TORTA DI ZIA ELVIRA

[…] Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”

Eugenio Montale (Ossi di Seppia)

Le cose della vita ci arrivano piano piano. Salgono su nel silenzio della sera, tra la guancia sul cuscino e gli occhi già chiusi oppure arrivano allo stomaco mentre ti stringi nel cappotto scuro e con la pelle del viso assapori il primo freddo mattutino.  Arrivano.  A volte piano piano.

Le cose della vita ci arrivano addosso col fragore di un temporale improvviso. Investono,  bagnano dalla testa ai piedi, fin nelle ossa; stordiscono come il boato di un tuono, abbagliano di lampi e fulmini e calpestano come foglia bagnata. Arrivano, altre volte invece, con grande rumore.

Ma in fondo, le cose della vita arrivano e basta.

Quando queste arrivano, ho imparato ad appoggiarmi alla Natura per non vacillare e su di essa fare affidamento. Quando le cose della vita arrivano, ho imparato a nascondermi tra la quotidianità e i piccoli gesti, quando queste arrivano, belle o brutte, per cercare in essa di ritrovare gli equilibri, la giusta dimensione delle cose, appunto.

Un albero non vacilla. Le sue fronde cadono, i rami si piegano, l’Autunno arriva a curvare tutto sotto il peso delle foglie che vogliono baciare il suolo. Ma l’albero rimane lì col suo tronco nodoso e non si muove. E ogni inverno è una ruga in più sul suo fusto, un segno, un solco nuovo in cui a primavera altri nidi torneranno a fiorire. La campagna, le distese di ulivi, il frusciare del vento sulle serre coperte. L’odore di terra e aria umida, il bagliore accecante del sole, i colori della natura: tutto rimane o ritorna. Il silenzio della neve è solo un ritornello, un intermezzo prima che il colorato chiasso della primavera torni a cantare. Il rosso delle foglie, quello dell’Autunno, colori che riposano gli occhi dopo la luce dorata e l’afa estiva.

A questo costante ciclo delle cose naturali io m’appoggio. E quando non riesco a vedere bene, in esse mi metto a cercare. Tutti i dettagli, tutti i particolari. Sforzo la vista per mettere a fuoco, rincorro un punto indistinto all’orizzonte per lasciare che l’immensità del cielo soverchi me e le cose della vita appena arrivate.

Oppure scappo, ch’è nella natura umana, indietreggiare di fronte a certe cose. Farsi piccoli e intimoriti, trincerarsi dietro i propri mutismi. E il mio rifugio prediletto sono tutte le incertezze di ogni giorno: come mi chiameranno oggi, che sguardi avranno, che sorrisi, pensieri, abbracci … I loro racconti, il dolce della merenda pronto sul tavolo, i vetri appannati e la pioggia scrosciante, il bordo del letto su cui restare seduti, immobili e senza cognizione di tempo a riordinare pensieri e lacrime. La malinconia della luce d’Autunno. Chè le cose della vita accadono e basta e l’unico modo che si ha di superarle è attraversarle o lasciare che passino dentro, come la pioggia di un temporale improvviso che bagna dalla testa ai piedi, fin nelle ossa e calpesta come foglia bagnata.

La vita che arriva piano piano o con fragore e a me non resta che impastare, sporcare le mani di farina, sbucciare le mele, montare zucchero e uova, addensare piano la crema, stendere la frolla, raccontare di me attraverso la luce scelta per ogni scatto, cercare di dire senza dire troppo, riempire pagine bianche e vuote che sono fuori e dentro di me. Chè le cose della vita accadono e basta, come il rosso in Autunno, il rosso nelle foglie, il rosso nelle mele della torta di zia Elvira.

A Barbara.

RECIPE

Per la pasta frolla

300 g di farina 00

150 g di burro freddo a cubetti

100 g di zucchero

2 tuorli d’uovo

1 cucchiaio di Marsala

una presa di sale

la buccia di un limone grattuggiata

Per la crema pasticcera

50 g di farina 00

1/2 l di latte intero

3 uova

50 g di zucchero

50 g di burro

la buccia di un limone tagliata a scorze

una bacca di vaniglia

1 cucchiaio di cannella

Per la composizione

2 mele grandi rosse

1 limone

2 cucchiai di zucchero

cannella q.b.

zucchero a velo q.b.

almeno 2 ore o tutta la notte.

Iniziate preparando la frolla la sera prima. In una ciotola iniziate  la sabbiatura del burro con la farina setacciata: potete utilizzare un food processor frullando insieme i due ingredienti fino ad ottenere una consistenza sabbiosa oppure procedere a mano. Mettete il composto ottenuto su un tagliere e dategli la classica forma di fontana, aggiungete lo zucchero e la presa di sale, i tuorli d’uovo, il marsala e mescolate il tutto con le mani. Impastate fino ad ottenere un panetto compatto. Lasciate riposare in frigorifero per almeno 2 ore o tutta la notte.

Preparate la crema pasticcera. Versate il latte in un pentolino a fuoco bassissimo e fate intiepidire insieme ai semini di vagniglia che avrete ottenuto raschiando con un coltello l’interno della bacca.  Appena tiepido, togliete dal fuoco e lasciate in infusione per qualche minuto. A parte montate le uova con lo zucchero  fino a quando non avrete ottenuto un composto schiumoso e gonfio, a quel punto unite a filo il latte e riponete sul fuoco. Aggiungete la farina setacciata e le scorze di limone (precedentemente lavate e senza parte bianca). Fate andare a fuoco lento, girando in continuazione con un mestolo in legno, fino a quando la crema non si sarà addensata. Unite per ultimo il burro poi appena sciolto togliete dal fuoco, eliminate le bucce di limone e coprite a filo con la pellicola trasparente. Riponete in frigo per almeno un paio d’ore.

Lavate le mele, tagliatele a fette sottili e irroratele col succo di limone. Mettete su un padellino per qualche istante con un cucchiaio di cannella ed uno di zucchero. Fate ammorbidire e tenete da parte. Stendete la frolla lasciandone da parte un quarto dell’intero, ricoprite uno stampo da crostata e versate sulla frolla la crema pasticcera ormai fredda. Livellate, ripiegate i bordi di frolla, formate delle roselline con le mele che avete fatto appassire nella cannella e decorate il tutto usando anche la frolla restante. Mettete in forno preriscaldato in modalità statica a 160° e lasciate cuocere fino a quando crema e frolla non si saranno dorate. Senecessario coprite con un foglio di stagnola per non far bruciare le mele. Servite con una spolverata di zucchero a velo.

8 Comments

  1. E il basilico 13 novembre 2017

    Le cose nella vita accadono e basta, hai proprio ragione, quelle belle e quelle brutte. Avere un posto bello come questo dove raccontarle è già una fortuna. Avere un dono come il tuo per poterle esprimere attraverso un obiettivo è ancora di più una benedizione. Un bacio. Eleonora

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    • debora 13 novembre 2017

      Grazie Eleonora… E sì che queste pagine sono un buon balsamo per tutte le cose della vita. Che poi scrivere aiuta a guardarle sotto un’altra prospettiva, aiuta a comprenderle meglio, anche quando brutte, aiuta a dar loro la giusta dimensione e fotografare diventa spesso terapeutico.
      Ti mando un bacio anch’io

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  2. Rebecka 8 novembre 2017

    è un post sentimentale questo tuo, rosso come la vita, rosso come l’amore, rosso come l’autunno, rosso come solo certi tramonti sanno esserlo. Il rifugio nella Natura è l’unica certezza alcune volte. Dove la bellezza non tradisce mai le aspettative. Io mi prendo una fettina della torta e mi accuccio in un angolino al caldo. Un abbraccio

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    • DEbora 9 novembre 2017

      Sai Rebecka credo che questo blog, come la natura, rappresenti per me un ulteriore bel rifugio. Soprattutto quando ho la netta certezza che le parole siano accolte, ascoltate, comprese e che “dall’altra” parte ci siano visi pronti a sorridere ed offrire a loro volta una fetta di torta consolatoria…
      Grazie per esserci sempre, “dall’altra parte”.

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  3. Alice 7 novembre 2017

    Come mi piace leggerti, ritrovo tanto di me, ma detto meglio 🙂
    un abbraccio.

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    • DEbora 9 novembre 2017

      Alice cara è un bel ritrovarsi questo qui: Il potere della scrittura che riesce a unire, spesso, persone lontane. Ti abbraccio forte.

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  4. Francesco 7 novembre 2017

    Con il mio poeta che più amo, con le sue parole che aprono spazio alla riflessione sulla vita, con i tuoi pensieri belli come le immagini della natura che tu racconti, con gli scatti favolosi e di una bellezza disarmante e suggestiva, con i tuoi sentimenti di certa incertezza di fronte alle cose della vita che accadono senza nostra volontà, con la scelta della contaminazione tra natura, musica e canto, con questa tua deliziosa preparazione ricca di dolcezza, con la scelta del rosso, unico colore ricco e caldo come la fiamma in un natalizio camino, con tutto ciò descritto riesci a catturare quell’ansia e quel languore, dal suo sapore agrodolce, che caratterizza l’animo mio.
    Aspetto sempre con tali emozioni il tuo post, ma, ogni volta che leggo e rileggo, riesci ad accompagnarmi in quel fantastico mondo di narrazioni da favola, in quel nascosto mondo si segreti, riposti nel cuore e riportati alla luce, in quel mondo di coreografiche apparizioni che hanno il sapore della natura in tutta la sua bellezza e dell’Autunno in tutta la sua poesia.
    A presto, carissima Debora, non farci aspettare molto!!

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    • debora 9 novembre 2017

      Vedremo Francesco, dove ci porteranno le cose della vita…Per ora scombussolano e frastornano, così che forse è bene fermarsi a riflettere. Grazie per il sostegno costante.

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