SWEET

BISCOTTI DA INZUPPO CON LIMONE E CIOCCOLATO FONDENTE

É nato prima l’uovo o la gallina?

Ambrogio Teodosio Macrobio

Un pan perdu e il suo libretto d’istruzioni

Qualche giorno fa questo blog ha compiuto 5 anni. Il tempo è trascorso così velocemente e così silenziosamente che neanche me ne sono accorta. Cioè si, sul mio viso e sul mio corpo i segni degli anni passati sono emersi tutti e tutti in fretta, anche se, in un certo senso, riesco ancora ad andarne fiera. Ma come di qui, tra queste pagine, sia passata tutta quest’acqua sotto il ponte, ancora non me ne capacito. E non mi capacito della mia costanza e tenacia nel portare avanti questo progetto e dei cambiamenti sostanziali che esso ha introdotto nel mio modo di stare in cucina.

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RISOLATTE CON MELE CARAMELLATE E CRUMBLE

“La buona educazione non sta nel non versare la salsa sulla tovaglia, ma nel non mostrare di accorgersi se un altro lo fa”

Anton Cechov

Questioni di netiquette

E’ una questione di netiquette, mi ha suggerito una mia cara amica. Ed io ne ho preso atto.  Sulle prime ho creduto che stesse utilizzando un termine del vocabolario francese a me ancora sconosciuto, poi ho compreso che si trattava di un vocabolo fresco di conio con il quale viene definita la buona educazione – etiquette – all’interno della rete – net. Compreso questo, la parola mi è subito andata a genio. Poiché pur ignorandone l’esistenza ho sempre ritenuto importante applicare un codice di garbo e buone maniere tanto nella vita reale, quanto in quella virtuale.  E per esser certa che nel decalogo non scritto dei miei intendimenti non mancasse qualcosa trascritto invece nel galateo della rete, mi sono documentata. Quello che c’è da sapere è tutto racchiuso nell’uso del buon senso e della gentilezza.

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BRIOCHE DANESI CON CREMA E MELE

“La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario.”

Albert Einstein

La muta

Ed io ho cambiato. Non per misurare questa mia intelligenza che non riterrò mai bastevole per la comprensione del mondo e delle persone, ma, come spesso accade, per lasciarmi alle spalle qualcosa. Una muta fisiologica che scaturisce in me come un riscatto ed una rivalsa contro lo stesso mondo e le stesse persone di cui fatico a comprendere comportamenti ed azioni o dopo lunghi periodi negativi e situazioni intollerabili. Pochi giorni fa leggevo, di un blog le cui parole mi catturano l’anima. Parlava di bivi, di scelte e lievitati. Così ho scelto di cambiare. Ho messo un punto e intrapreso una muta.

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I BISCOTTI DELLA NONNA E LA CREMA PASTICCERA

Biscotto
/bi·scòt·to/
aggettivo: cotto due volte
sostantivo maschile:  Dolce di piccole dimensioni, composto di farina, zucchero e grassi, con eventuale aggiunta di uova e di aromatizzanti, cotto a lungo in forno per renderlo friabile e croccante.
Biscotto.
Nel mio caso sia l’uno che l’altro: un piccolo dolce composto di farina, zucchero e uova (i soli albumi) cotto due volte. Un aggettivo e un sostantivo insomma. Ma anche un ricordo affiorato alla mente all’improvviso con la stessa prepotenza di un temporale estivo ed un legame forte, di quelli che non hai più a portata di abbraccio, pronto a riaffiorare con poco. A me è bastata una foto, quella di qualcuno che prima di me aveva già bis-cotto quello stesso dolce, per riportarmi indietro nel tempo e nella memoria.

E tornare bambina è stato un attimo. Così come riassaporare la consistenza e il profumo di quel dolce e rivivere in un solo morso ogni attimo in cui quei biscotti alle mandorle, i biscotti della mia nonna, sono stati protagonisti di tante merende speciali. Loro: biscotti e crema pasticcera.

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MUFFINS CON MUSCOVADO E MIRTILLI AD UN METRO DA TE

Ad un metro da te …

Quanto dista un metro? Cento centimetri? Trentanove virgola trentasette pollici? Un metro è la larghezza di un tavolo, lo spazio di passaggio di un corridoio, un millesimo di chilometro. Abituata da sempre a misurare, dimensionare, prendere le distanze, la rivoluzione che mi è costata di più in questi ultimi giorni è stata il dover capovolgere completamente l’ordine delle grandezze e le priorità ad esse legate. Così che quello che per lungo tempo rimaneva confinato nel campo ristretto e a portata di mano dei cento centimetri è diventato adesso lontano, intoccabile, irraggiungibile. Quanto vale quindi, oggi, un metro? Sono più di quattro passi, percorsi a gambe lunghe, che si alternano in una lunga e ordinata coda davanti al supermercato. Oggi un metro è la distanza di un braccio teso tra me e te, tra me e il resto del mondo. 

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