“La colazione non è un’abitudine, è uno stato mentale.”
Barbara Toselli
Ha ragione Barbara a parlarne così. Sarà perché, per me, è l’unico pasto interamente dolce della giornata (ed io sono una gran golosa si sa), sarà perché è un momento di raccoglimento, di noi che stiamo insieme tutti in pigiama, perché è un istante lungo e immobile prima della frenesia delle giornate; ma la colazione è veramente un appuntamento speciale. Un appuntamento a cui non rinuncio mai.
…. e baci sotto il vischio.
La prima volta che ho provato a fare il pane è venuto male. Avevo seguito pedissequamente ogni dose, di ogni ingrediente; ogni passaggio indicato. Ma il pane è rimasto lì, senza lievitazione e forma, come un corpo senz’anima: vuoto. In questo ultimo intenso e concitato periodo di vita ho ripensato spesso a quel pane e con lui, di rimando, a questo mio blog e a questa domanda strana che mi attraversa i pensieri, sull’esistenza o meno di un posto in cui si possa comprare il tempo.
Per una strana congiuntura temporale tutte le strade limitrofe alla mia abitazione sono diventate impraticabili o chiuse grazie ad una sorta di Gran Canyon cittadino che, come faglia primordiale, ha spaccato e diviso ogni singolo millimetro di asfalto romano, isolando interi quartieri, compreso il mio. La tettonica a placche al pari confronto è sembrata roba da poco.
Qualcuno dice che mi prudano le mani. Qualcun’altro afferma ch’io non riesca a stare ferma, che sia sempre in continuo, frenetico, fermento. La verità è che a me piace fare le cose, sopratutto piace farmele da me. Così non appena si concretizza l’occasione di metter mano a costruire qualcosa, eccomi pronta in prima linea a cimentarmi di mio. Ed è per questo che mi è capitato, in questo Dicembre di già agli sgoccioli, di rimanere indaffarata a realizzare nodi e intrecci di ogni sorta.