PANE DOLCE AL CIOCCOLATO

Da un po’ di giorni a questa parte pare ch’io non possa più tornare a casa…

Per una strana congiuntura temporale tutte le strade limitrofe alla mia abitazione sono diventate impraticabili o chiuse grazie ad una sorta di Gran Canyon cittadino che, come faglia primordiale, ha spaccato e diviso ogni singolo millimetro di asfalto romano, isolando interi quartieri, compreso il mio. La tettonica a placche al pari confronto è sembrata roba da poco.

Così, tra il serio e il faceto, insieme alle distanze che tra un sampietrino e l’altro sono passate da pochi mm a qualche metro, portandosi dietro voragini e fosse degne delle Marianne, i tempi di percorrenza da un’abitazione all’altra hanno assunto dimensioni bibliche. Il tragitto, per esempio, che dalla casa di mia madre porta alla mia, comunemente compiuto in quindici minuti con andatura normale, dura adesso quasi quanto raggiungere Napoli, a piedi. Attraversare la città, da un capo all’altro: impensabile. Una cosa dell’altro mondo, a meno che non si disponga di una buona manciata di giorni da trascorrere volutamente in auto.

Eh sì che l’amministrazione comunale si sta prodigando in suture e ricuciture di ogni sorta, fronteggiando l’immane battaglia contro un suolo lacerato dislocando tutte le armi e i vigili urbani che ha a disposizione e se questo non bastasse, scegliendo deliberatamente di transennare le strade nelle ore di punta. Come a dire di voler curare la fame nel mondo azzerando le derrate alimentari. Così se di prima mattina, come me, si ha l’incauto pensiero di volersi recare al lavoro con la propria auto si può certamente essere consapevoli della propria partenza, ma non del proprio rientro. E capita spesso che proprio nelle lunghe attese di un rientro che non arriva mai, composto solo da snervanti alternanze tra freno e frizione, la mente scelga di evadere e oltrepassare insieme con lo sguardo, quella coltre metallica e infinita di autovetture ferme e immobili. A me in questi casi si apre lo stomaco. Solitamente inganno il tempo tamburellando ritmi e sincopi sul volante- rullante, ultimamente però mi è presa la strana abitudine di consolarmi con pensieri sul cibo. Fantastico invero su quello che mi piacerebbe assaggiare o preparare e mentre il tempo mi scivola tra le dita, consumato in inutili alternanze di freno e frizione, davanti ai miei occhi si compongo e mescolano ingredienti, proprio in quel punto indistinto chiamato casa, dove pare ch’io non riesca a tornare. A ragionarci bene potrei distinguermi dal resto degli automobilisti romani chiedendo perentoriamente all’amministrazione comunale non il rimborso di ruote e cerchioni finiti al collasso nel tentativo di superare le svariate fosse delle Marianne, bensì un cospicuo risarcimento per gli attacchi di fame atavica che mi assalgono lungo le interminabili ore di attesa, trascorse così, per strada,  a sognare cioccolata.

Questo pane dolce al cioccolato è arrivato nella mia testa proprio così. Un pensiero dapprima sfocato: solo qualche pezzo di cioccolata fondente, tagliato grossolanamente; poi un’immagine più distinta, di un pane morbido, profumato, ancora caldo e fragrante. L’unione dei due, il tempo impiegato a impastare, la dolce e lunga attesa della lievitazione, i gesti lenti e ripetuti delle pieghe, il profumo che dal forno invade la cucina… Dopo due giorni di code per tornare a casa si è finalmente concretizzato ed è bastato un fìat, credetemi, a farlo sparire, così che ne sono rimaste solo tre fette, queste qui sotto, troppo poche, ma troppo buone per non essere condivise.

RECIPE

dosi per uno stampo da 2

150 g di farina W180

100 g di farina Manitoba

25 g di lievito madre disidratato

150 ml di latte

2 cucchiai di sciroppo d’acero

50 g di cioccolato fondente tagliato finemente

1 cucchiaio di olio extra vergine d’oliva

1 cucchiaino di sale

1 limone bio

granella di zucchero o zucchero a velo per decorare.

Iniziate scaldando un poco il latte, giusto il tempo di scioglierci dentro lo sciroppo d’acero. In un ciotola mescolate le due farine setacciate con il lievito madre secco e disponete a fontana. Versate al centro il latte addolcito con lo sciroppo d’acero. Cominciate ad impastare aiutandovi con una paletta di legno e dopo qualche minuto inserite il sale sciolto in un po’ d’acqua, l’olio e la scorza del limone grattugiata. Continuate a lavorare l’impasto con energia per almeno 10-15 minuti (io ho usato due ganci) fino ad ottenere un panetto liscio ed elastico. Mettete l’impasto in una ciotola unta, coprite con della pellicola e riponete nel forno spento ma da poco riscaldato a 30° e lasciate lievitare fino al raddoppio. Trascorso il tempo, riprendete l’impasto, stendetelo su una spianatoia infarinata, sgonfiatelo e con le mani apritelo cercando di dargli una forma tondeggiante. Tagliate il cioccolato fondente in scaglie sottili ma non troppo regolari, distribuitele al centro dell’impasto e riprendete ad amalgamare per distribuirlo uniformemente. Lasciate riposare per 20 minuti coperto, poi lavorate l’impasto con le mani, portando a giro un lembo superiore verso il centro e richiudendo il tutto. Ripetete questa operazione di piegatura dell’impasto per tre volte intervallate sempre da 20 minuti di riposo. Create poi un panetto allungato e ponetelo in uno stampo da plumcake foderato di carta forno e fate lievitare coperto ancora 1 ora e trenta. Spennellate la superficie con un po’ di latte e decorate con della granella di zucchero. Infornate in forno pre-riscaldato a 200°, con una pentolina con dell’acqua sulla base del forno. Spegnete il forno quando il pane si sarà dorato e battendolo con il dorso di un cucchiaio il suono sarà secco. Lasciate dentro ancora qualche minuto con lo sportello del forno semi aperto, quindi sfornate e appena freddo spolverate con lo zucchero a velo.

6 Comments

  1. Mila 22 marzo 2018

    ma com’è possibile che nel 2018 quando stanno sperimentando macchine che viaggiano senza autista le strade sono totalmente impraticabili?? Si continua a fare toppe su toppe che alla prima pioggia diventano veri e proprio crateri!!!
    Meglio rinchiudersi in cucina!!!

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    • debora 8 aprile 2018

      Assolutamente d’accordo con te! E grazie per esserci passata in questa cucina!

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  2. Reb 15 marzo 2018

    E dal traffico non si ricava nulla di buono, oltre ad un condensato di pensieri, ma da un pane dolce al cioccolato ohhh quanto si ricava! Colazioni, merende, spuntini…
    Che io, una fettina per il dopo cena me la terrei anche, se ti è rimasta 😛

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    • debora 8 aprile 2018

      Dolce Rebecka ti rispondo in ritardo. Non ch’io sia stata finora nel traffico imbottigliata, ma mille cose mi hanno portata lontano da qui. Tornarci e leggere di te mi fa proprio un gran bene. Ti aspetto in cucina allora, che magari qualcosina insieme la si prepara

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  3. Francesco 14 marzo 2018

    Carissima Debora,
    la nostra amicizia è solo relegata ad uno schermo informatico e a tue foto strepitose che ritraggono anche te in forma smagliante.
    Ho appreso, dal tuo about e dai tuoi racconti che sei un architetto e, credo, anche bravissima e competente.
    Eppure io sono convinto che, oltre alla cucina e alle tue golose realizzazioni, tu sia una scrittrice di grido.
    Racconti con una naturalezza, con una serie di dettagli, paragoni, terminologia adeguata, sensibilità ed emozionalità, cui è difficile sfuggire, quando leggo ciò che scrivi.
    Non voglio poi parlare delle tue realistiche foto, potrebbe sembrare solo piaggeria, ma ti dico che ascoltando il tuo narrare e guardando le tue foto, il quoziente della mia serotonina è arrivato alle stelle.
    Questo pane, anche io, lo divorerei con grande gioia, ma che vuoi…mi arrangerò con queste sole tre fettine e un buon caffè!!

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    • debora 8 aprile 2018

      Troppa roba Francesco, sono solo una persona che ha bisogno di esprimersi e per fortuna hobby e passioni me lo consentono. Grazie mille per il tuo immancabile sostegno.

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