CROMÌE | RED (STRAWBERRIES AND CHERRIES PAVLOVA)

Da bambino volevo guarire i ciliegi | quando rossi di frutti li credevo feriti | la salute per me li aveva lasciati | coi fiori di neve che avevan perduti.

(Fabrizio De André)

Rosso. Ci siamo. È il tuo momento. 

Eccomi.

Oggi si apre il sipario su di te e sulla tua audacia. Sei contento?

Certo: della mia sfrontatezza vado fiero. Sono il Rosso, io. Dunque non temere e indaga pure, cosa vuoi chiedermi?

Vorrei sapere di te, della tua irruenza e di quella morsa stretta e tenace con cui stringi lo stomaco quando ci sei e quando manchi. Sembra che di te non si possa fare a meno. Ma, mi domando, ora, se tu sappia quanto è invece difficile di te saper raccontare…

Ti sbagli. Io sono il primario. Questo fa di me il più semplice dei colori, più di quanto tu creda. Vuoi che te lo dimostri?

Le domande dovrei farle io… Comunque sì, dai, stupiscimi.

(Lui sorride, sfrontato e continua) Pensa a un tessuto o a una nota, come mi vedi?

Ti vedo così come sei: rosso. Penso che tu sia il colore che si fa velluto e scalda come una nota profonda, soul.

E poi cos’altro pensi?

Penso che all’opposto dell’anima blu, ci sia tu. Rosso nel cuore e nel sangue che fa sangue. Sei il fil rouge di tutti i sentimenti, il sottile discrimine tra le passioni e le ossessioni, sei il rosso di ogni palpito, di ogni battito. Ma sei anche quella linea che all’orizzonte accende il tramonto. Ma così è facile descriverti. Difficile invece è portarti, perfino indossarti, prezioso e volubile come sei, sempre pronto a dar scandalo, sempre lì, ad un passo dal fare chiasso.

Mi faccio notare che male c’è?! Se dovessi essere un indumento, quale sarei? (Il Rosso si sa ama provocare…)

Una scarpa, rossa, col tacco, sotto un tubino nero. O un fiore, una camelia rossa fra i capelli sciolti. In questo non so decidermi. Ma non credere di farmi arrossire così facilmente: per me sei tutto il contrario di ciò che banalmente ti si addice.

Lo vedo… Allora dimmi. Se fossi un momento storico dove mi vedresti?

Nella Renault 4 rossa, del 9 maggio 1978. O tra le pieghe dello scialle di mia nonna, quando da giovane in campagna nascondeva i partigiani. In molti ti hanno scelto, Rosso, come loro bandiera, come loro ideale. In molti ti hanno in questi stessi tradito. Ma in fondo è la Storia, ora che mi ci fai pensare, ad essere Rossa.

Eppure vedi allora quanto ti è semplice connotarmi?

Non so. Non mi hai convinta. Di te mi stordiscono le infinite sfumature. Carminio, porpora, corallo. Ce ne sono tante e tutte diverse, sei inafferrabile e indefinibile. Per quanto io stessa non approvi le etichette…

Proviamo con un frutto allora?

Le amarene, quelle sì che ti definiscono bene con la loro polpa scarlatta che si incupisce vicino al nocciolo e il gusto morbido e dolce che lasciano in bocca. E poi il crémisi delle fragole, puntinate di nero e incoronate di verde. Ecco, punto. Le fragole stanno alla frutta come tu stai al colore: re e regine del rosso. Mi chiedo come non ti imbarazzi tanta evidenza, tanta conclamata bellezza!! Non ti  infastidisce essere sempre continuamente osservato?

No. Mi piace. Tu mi definisci soul, ma io invece sono una rock star. Sono il Rosso te lo ripeto. Più di così non posso imporporarmi. Sono fatto per farmi guardare.

Sei anche il colore del divieto. Te lo ricordi? Sei la crudele regina di cuori in un paese che dovrebbe essere delle meraviglie. Sei la mela avvelenata da Adamo fino a Biancaneve. Sei il segno rosso a matita che evidenzia gli errori. Sembri più uno da tenere a bada piuttosto che uno da ammirare.

E tu quindi come hai deciso di tenermi a bada? O meglio, con quali parole nobiliterai la mia violenta irruenza? 

Con una Pavlova. Incastonando il tuo rosso livore in una meringa di tulle, morbida e bianca per poi lasciarti scivolare via tra le sue fragili volute. Ironia del caso (o forse no) questo è un dolce che parla d’amore: dell’amore di un pasticcere per una ballerina russa. Quanto alle parole, al posto di tutte quelle che cerchi, scelgo di usare le immagini e la fotografia, sperando che sappiano raccontare meglio di questa nostra strampalata intervista la Poesia che pur c’è in te, Rosso.

RECIPE

Per la meringa

140 g di albumi

140 g di zucchero extra fine

140 g di zucchero a velo

6 g di cremor tartaro

Per la decorazione

150 ml di panna fresca appena montata

200 g di fragole

3 cucchiai di marmellata di amarene

zucchero a velo q.b.

piccole meringhe per decorazioni dolci

Preparate la meringa. Separate il bianco dal rosso delle uova. Pesate poi molto accuratamente gli albumi e dosate gli zuccheri di conseguenza, in modo che i tre pesi si equivalgano. Tutto questo vi garantirà la perfetta riuscita della meringa di base. Io ho utilizzato 4 uova ottenendo 140 g di albume. Scegliete uno zucchero che sia inoltre molto fine. Preparate poi una leccarda rivestita con un foglio di carta da forno e accendete il forno a 100°C in modalità statica. Setacciate gli zuccheri e mescolateli insieme al cremor tartaro, poi prelevatene circa la metà e versatela dentro una ciotola. Iniziate a montare a neve ben ferma gli albumi, usando possibilmente le fruste elettriche alla massima velocità e aggiungendo lentamente un cucchiaio alla volta della prima metà di zuccheri. Dovrete lasciare passare almeno 10 minuti: fino a quando cioè le uova avranno raggiunto la consistenza della schiuma da barba, lucida e brillante. A questo punto spegnete le fruste e aggiungete gli zuccheri rimasti, setacciandoli man mano sopra la ciotola e amalgamandoli delicatamente con una spatola in legno. Procedete con movimenti lenti dal basso verso l’alto. Trasferite quindi la meringa sulla leccarda ricoperta di carta da forno e datele una forma circolare. Lavoratela ai bordi con il dorso di un cucchiaio per darle la forma di un nido e ricavare ai bordi delle volute morbide e sinuose. Se la meringa è montata bene si lavorerà molto facilmente. Infornate e cuocete per circa 75 minuti. Aprite il forno per controllare durante la cottura (la meringa si deve essiccare, non cuocere in realtà) e controllate il colore: deve rimanere bianca. Quando si crepa leggermente in superficie (dentro deve rimanere morbida e umida, altrimenti sarebbe impossibile tagliarla e servirla) spegnete il forno e lasciatelo aperto a raffreddare. Serviranno circa 30 minuti. La meringa così si asciugherà per bene. Al momento di servire, montate la panna liquida con un frullino, spennellate il centro della pavlova con la marmellata di amarene e poi ricoprite con la panna montata. Dovete procedere molto delicatamente altrimenti la meringa si romperà subito. Decorate poi con le fragole lavate e tagliate a piacimento e chiudete con una spolverata di zucchero a velo. Potete aggiungere qualche meringa più piccola o dei fiori edibili. Servite al cucchiaio e consumate subito.

 

3 Comments

  1. Francesco 16 maggio 2018

    Carissima Debora, non dimenticare che oggi si legge poco, si vive per interessi materiali, i sentimenti hanno perso il loro colore e il loro valore, pertanto non pensare a i tuoi lettori che, forse, vivono solo per il pratico, dimenticando che la narrativa, pur se fantastica, ha , sempre, un risvolto reale, come il tuo narrare, non solo in questo post, ma sempre. Sai, i poeti non sempre vengono compresi!!

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  2. Francesco 10 maggio 2018

    Dialogo meraviglioso, intrigante, coinvolgente, ricco di sentimento, pieno di dolce ironia, contornato da allegorie incantevoli e fecondo di fantasia, che trasporta in realtà un battibecco immaginario, ma fortemente veritiero. La soluzione è il segno di una stupenda e intelligente chiosa, fatta di immagini vere e forti di amore, tra la purezza e la passione, tra il bianco e il rosso.
    Congratulazioni carissima Deb, sei unica!!

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    • debora 16 maggio 2018

      Grazie Francesco… e guarda tu come sono finita!! Adesso mi metto anche a dialogare con i colori. Chissà: io temo che più che essere apprezzata dai miei lettori, questi finiscano col considerarmi come una scriteriata. Il tuo feed back invece mi ha dato grande soddisfazione e mi ha lusingata moltissimo. Grazie di cuore

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