ACQUASALE ALLA CILENTANA

Finalmente Estate…

Just one lifetime – Shabby and Sting

Tutto sembra così leggero e romanticamente volubile. La luce si è fatta incredibilmente forte, i cieli incredibilmente stellati. Ho preso una piccola pausa per portare i piedi a mollo in acque turchesi e cristalline. Lasciato alle spalle case e quartieri cittadini per uno strapuntino sulla prua di una barca e tanto mi è bastato per dimenticare tutto e tornare al mio amato mare. Ho sporcato le dita col rosso delle fragole, il succo delle ciliegie, mangiato cartocci di pesce appena pescato e bevuto calici di vino bianco, anche quelli che erano di troppo.

Mi piace la leggerezza dell’Estate. Leggerezza di testa, di cuore, di piedi. Sembra che il mondo sia dimentico della sua gravità in questa stagione e tutto diventi possibile, realizzabile, a portata di sogno. Io ho perfino dimenticato vertigini e capogiri e sono salita su una di quelle giostre in cui si può toccare il seggiolino del compagno con la punta dei piedi e il cielo con le dita delle mani.

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PUNTARELLE, SEMI, LIME E MELE

Ecco l’ho ri-fatto. Ho stravolto le regole e le buone maniere della cucina tradizionale e ho combinato questo bel guaio chiamato insalata in cui ho racchiuso: puntarelle, mele della Val Venosta, semini vari e succo di lime.

E dove sono le acciughe?
Non le ho messe!

E l’aglio?
Neanche quello. Ma ve l’avevo già anticipato che sarebbe stato proprio un bel guaio visto che per me quest’insalata è venuta bene così ed è stata creata con un pizzico di trasgressione e un’intera Babele di ingredienti. Ho deciso che i ricci amarognoli delle puntarelle si sarebbero arrotolati perfettamente alla dolcezza in sfoglie delle mele Envy™,  che insieme avrebbero raccolto la croccantezza dei semi, mentre l’olio d’oliva, quello buono, novello, e il succo pungente e fresco del lime avrebbero legato gentilmente il tutto. Sapori e consistenze diverse tutte in un unico piatto. 



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INSALATA DI SPINACINI, ANACARDI, MANGO E PANE CROCCANTE

Fa caldo. Finalmente.

Un po’ però lo sto patendo. Ma forse è solo perchè non ci sono più abituata.
Provengo da una terra arida e assolata, in cui l’aria bollente della Mezza rende sempre tremulo l’orizzonte e a meno che non si stia con i piedi ammollo da qualche parte, in quelle ore è meglio starsene rinchiusi dentro casa, tra la frescura di vecchie mura portanti, meglio se intonacate di bianco. Per alcuni anni, da piccola, sono vissuta in un paesino sperduto dell’entroterra siciliano, conosciuto al mondo solo per aver dato i natali a Giovanni Verga, e successivamente a mio padre. Là, la mia famiglia aveva un piccolo palazzetto cielo-terra, situato nella parte alta del paesino che diventava tappa fissa nei tre mesi estivi.

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