INSALATA DI SPINACINI, ANACARDI, MANGO E PANE CROCCANTE

Fa caldo. Finalmente.

Un po’ però lo sto patendo. Ma forse è solo perchè non ci sono più abituata.
Provengo da una terra arida e assolata, in cui l’aria bollente della Mezza rende sempre tremulo l’orizzonte e a meno che non si stia con i piedi ammollo da qualche parte, in quelle ore è meglio starsene rinchiusi dentro casa, tra la frescura di vecchie mura portanti, meglio se intonacate di bianco. Per alcuni anni, da piccola, sono vissuta in un paesino sperduto dell’entroterra siciliano, conosciuto al mondo solo per aver dato i natali a Giovanni Verga, e successivamente a mio padre. Là, la mia famiglia aveva un piccolo palazzetto cielo-terra, situato nella parte alta del paesino che diventava tappa fissa nei tre mesi estivi.

Tutt’intorno solo campagna deserta, fichi d’india pieni zeppi di frutti e il rumore assordante, a me così caro, delle cicale. Le estati erano torride, si usciva al mattino presto, per una corsa in bicicletta tra i viali frondosi della Villa e la sera, sul tardi, per scendere a far schiamazzi lungo la strada, sotto il balcone di casa.
Di caldo, ne faceva tanto. Per questo dico – dovrei esserci abituata.
E di cose da fare invece, ce n’erano poche. Stessi visi, stessi gesti, stessa immutabile routine atavica che come ben racconta il Gattopardo, pervade tutta la mia isola, Vizzini compreso.
Per questo credo, si sia scelto col tempo di non tornare più in paese.
Ma agli occhi di una bambina, anche le scemenze possono apparire grandi meraviglie e così, nonostante l’aridità di quel luogo, quando torno con la mente a quella terra e a quel mio paesino immutato e sperduto, la vista mi si riempie solo di ricordi felici legati proprio agli stessi visi, agli stessi gesti e, perchè no, a certe piccole abitudini. Come quella di sedermi, quando era ormai notte fonda, sulla soglia di una piccola finestrella all’ultimo piano della casa. Da lì con lo sguardo si dominavano i tetti e le tegole dell’intero paese. Si scorgevano le colline circostanti, che col buio diventavano le spalle e l’abbraccio protettivo di un gigante che racchiudeva a se tutti i paesani.
E poi si ammirava il cielo, pieno zeppo di milioni di stelle. Tantissime, più del caldo. Così belle e commoventi da togliere il fiato. Così lontane e cariche di aspettative, da riportarmi lì ogni santa sera, dopo la cena, fino a quando la voce paterna inutilmente cercava di riportarmi coi piedi per terra …
Fa caldo, anche qui finalmente.
Così vi propongo quest’insalata veloce, gustosa e facilissima da preparare, così ricca di sapore da bastare a se stessa.
RECIPE
(senza dosi precise)
un piatto fondo colmo di spinacini
mezzo mango non troppo maturo
anacardi
2 belle fette di pane raffermo
pomodorini datterini gialli
pomodorini rossi
spezie
sale
pepe
aceto balsamico
olio aromatizzato
Lavate gli spinacini. Tagliate il mango a metà lungo il nocciolo e sbucciatelo. Ricavatene delle piccole chips. Unitele agli spinacini. Tagliate il pane raffermo a dadini e fateli bruschettare in padella (se volete aggiungendo anche un pizzico d’olio e di spezie). Unite il tutto in una ciotola capiente e ultimate con tanti pomodorini colorati ridotti a metà.
Condite a piacimento con sale, pepe, aceto balsamico vaporizzato e olio extravergine di oliva che avrete precentemente aromatizzato con un battuto di erbe e odori.

 

6 Comments

  1. Margherita 23 agosto 2016

    Ed io che mi sono scervellata tutta l’estate per cercare delle idee originali per delle insalate top! Meravigliosa!

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    • debora 23 agosto 2016

      Ahahahah Margherita, io mi scervello poco e ingarbuglio molto. Butto lì, mischio sapori e ingredienti e poi alla fine, ecco, a volte qualcosa di buono esce fuori!!
      Un bacio

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  2. Laura 19 luglio 2016

    E’ vero fa caldo, ma tu come me lo sopporti benissimo cara!e non hai problemi a inoltrati con i sandali in mezzo a sterpaglie per conquistare campi di girasoli 🙂 forse perché hai fatto pratica coi cieli pieni di stelle!Un bacio!

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    • debora 20 luglio 2016

      Solo tu potevi scrivermi parole tanto belle….

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  3. lara 14 luglio 2016

    Ecco a me, più di tutto, in questo nord troppo costruito, troppo illuminato e troppo inquinato ciò che manca di più sono le stelle. Le ricordo da bimba anch’io, cieli neri trapunti di stelle da riempire l’anima, che ti lasciavano piena di mistero e con quella sensazione inspiegabile di immenso. ora non li vedo più, anche se abito in un paese di campagna troppo rumore e troppi lampioni. Favolosa insalata che rifarò, Marco ama il mango e se la mangerà tutto da solo, ne sono certa.

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    • debora 15 luglio 2016

      Tutto quello che hai scritto e condiviso con me, incarna perfettamente la sensazione che provavo…bello era farsi rapire dall’immenso, vero?? E poi, vedi come io e te si è in sintonia?!
      Ti abbraccio forte Lara mia bella

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