TRECCIA AL BURRO E MIELE

Il pane, il latte e il burro sono di venerabile antichità. Hanno il sapore del mattino del mondo.
J.H. Leigh Hunt

Qualche giorno fa c’è stato un compleanno palindromo, con un cielo palindromo, per i miei, appena compiuti,  44 anni anch’essi palindromi. La giornata si è aperta così come si è conclusa, con la stessa treccia al burro. Consumata a colazione appena dopo averla sfornata, con un bicchiere di latte caldo e un velo di marmellata sopra e terminata a cena con le fette rimanenti appena bruscate e farcite con formaggi e crudo di Parma. È stato proprio un bel modo di festeggiare. E’ stato un bel modo, a 44 anni, di riscoprire quanto mi piaccia il burro.

Da un po’ di mesi infatti il nostro rapporto viaggiava su binari separati: lui in frigo, solo e abbandonato, io a braccetto dell’olio d’oliva o di quello di semi, sempre più consapevole di ignorarlo volutamente in virtù di una leggerezza e un’alterità ricercate anche senza troppa convinzione. Ma è bastata una foto e un nome, per dirla tutta anche pronunciato alla francese, così come dovrebbe essere tresse au beurre, a far riemergere con grande desiderio e prepotenza la nostalgia del burro. Di lì all’infornare questa treccia il passo è stato sicuramente molto breve. E credetemi se vi dico che vale certamente la pena cedere e concedersi questa burrosa tentazione.

Mi piace da matti quel sapore morbido che lasciano in bocca le preparazioni fatte col burro. Sembra che il mondo si sciolga tutto in un morso. Che arrivi un’ondata calda di dolcezza – unita forse anche a quella dei grassi – ma non è questo adesso il punto. Ho l’incauta convinzione di credere che il burro stia alla cucina come le foglie all’Autunno, come il polline alle api, come il blu al cielo e la neve al Natale. Ed è tutta una questione di sensazioni e di ricordi poiché il burro costituisce ormai (come qualcuno lo ha saggiamente definito) il nostro Dna gastronomico. Il Dna di tutte quelle generazioni, come la mia, cresciute da nonne e mamme premurose che rifiutavano le merendine e offrivano per colazione e merenda la stessa perfetta combinazione di gusto e dolcezza: pane e burro. E non c’era fatica, non c’era rimorso o intolleranza, forse c’era solo il problema di trovare il giusto accompagno a tanta bontà: zucchero, latte, cacao o marmellata. E non c’erano neanche i grassi, perché all’equilibrio sano di certi ingredienti, si accompagnava subito dopo la stessa equilibrata libertà di correre per ore in giardino, giocare a palla per strada o rincorrersi al parco in bicicletta, fino a tardi.

Così qualche giorno fa, in quella data palindroma che tutto sembrava presagire tranne che alla rinascita di un così grande amore tra me e il burro, c’è stata una treccia di pane, palindroma anch’essa nel suo stesso intreccio, a ridonarmi la gioia spensierata che si prova nell’ assaporare pane e burro, e miele scelto con incauto equilibrio, come accompagno.

RECIPE

(ricetta lievemente modificata di Monique D’anna)

dosi per 4 trecce medio/piccole

250 g di farina 0

250 g di farina Manitoba

10 g di lievito di birra fresco

300 ml di latte

60 g di burro di panna centrifugata

1 cucchiaio e 1/2 colmo cucchiaio di miele

2 cucchiaini rasi di sale fino

per finire

1 uovo e 2 cucchiai di latte

Riunite in una ciotola le due farine setacciata, mescolatele e formate una fontana. Scaldate dolcemente il latte e scioglieteci dentro il miele fluido e il lievito sbriciolato. Versate poi all’interno della fontana, mescolando brevemente con un cucchiaio di legno. Fate in modo di far assorbire completamente la farina al latte e avrete un impasto piuttosto appiccicoso.
Cospargete con un po’ di farina, coprite con un canovaccio pulito e lasciate riposare per 10/15 minuti al riparo da correnti. Passato il tempo, unite il burro ammorbidito tagliato a pezzetti e iniziate a lavorare l’impasto con i ganci. Aggiungete il sale e lavorate fino a quando l’impasto non si sarà incordato: dovrà risultare molto elastico, liscio e non si dovrà più attaccare alla ciotola. Smettete quando avrete ottenuto un bel panetto liscio e compatto. Coprite con pellicola e fate lievitare in forno spento ma con la lucina accesa, fino al raddoppio. Appena pronto l’impasto, dividetelo in 4 parti senza lavorarlo troppo con le mani. Ciascuna porzione va poi divisa in due e ricavati due cordoncini leggermente bombati e lunghi circa 40 cm. Disponete a croce i due cordoni e poi richiudete a treccia intrecciando a due a due le estremità. On line si trovano molti video esaustivi dell’intreccio.
Procedete fino a formare 4 trecce. Disponetele su una leccarda rivestita da carta forno e lasciatele lievitare coperte da un panno per almeno un’altra ora. Sbattete l’uovo e uniteci due cucchiai di latte. Spennellate la superficie delle trecce, poi infornate a 180° e lasciate cuocere fino a quando il dorso non sarà dorato e battendo col dorso di un cucchiaino non otterrete un suono a vuoto. Sfornate e servite. Si conservano bene per almeno 2 giorni e sono buonissime accompagnate da marmellate, creme o anche semplicemente tagliate a fette e pucciate nel latte.

4 Comments

  1. Elena 20 Febbraio 2020

    Ciao Debora non potevo perdermi questo post… Intanto auguri per il tuo compleanno e poi questa treccia al burro e miele, che meraviglia… Un ottimo modo per festeggiare, ed interessantissimo il fatto che stia bene sia con il dolce che con il salato, insomma i lievitati con il burro hanno quel non so che di antico, un profumo che si spande nella cucina che fa ritornare bambini… Bellissimo <3

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    • debora 22 Febbraio 2020

      Ciao Elena,
      grazie infinite per le belle parole! Sì hai proprio ragione: esistono sapori e odori che ci riportano indietro con la memoria ed è proprio questo uno dei motivi per cui la cucina è il luogo in cui mi sento più a mio agio.
      Un abbraccio
      Deb

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  2. Manu Lupi 13 Febbraio 2020

    Eccomi Deb..
    Non potevo non arrivare oggi, non potevo non fermarmi a leggere oggi, non potevo non perdermi in quel cielo plumbeo meraviglioso e non potevo non prendermi una fetta di questa meravigliosa brioche palindroma di burro e miele… Non potevo non farlo, così come non ho potuto qualche tempo fa non (ri)tornare sui miei di legami con questo meraviglioso panetto bianco, dolce e morbido e dire …. ”sai che c’è, io sta mattina mi mangio pane e burro” e tornare a sentire quella scioglievolezza in bocca che solamente il burro può donare…
    Io son tornata ad amarlo da poco (ne parlavo qualche giorno fa dalla Mari @latartemaison) il burro, mentre da piccola era il mio condimento preferito degli spaghetti, o del riso in bianco… adoravo veder sciogliere nel piatto quel tocchettino sempre più piccolo e poi mangiarlo e sentire la differenza tra il cuore ancora freddo e la parte esterna calda e cremosa.. Mi piaceva da matti… Poi si cresce e si perde quella capacità di lasciarsi andare alle cose belle, buone, che aprono mondi di meraviglioso piacere sensoriale.. diventano una cosa quasi da temere… (il burro, oddio, la morbidezza, oddio, il piacere, oddio… perché se ti piace e te ne va ancora non si può… ) ed arrivano le regole, le restrizioni, il controllo… Fino a quando, ad un certo punto, per forse una qualche strana combinazione astrale, ti svegli una mattina e dici ” v——–o, io oggi mangio pane e burro!” (si, prima ero stata molto carina, invece ho proprio usato quella parolaccia lì) e torni ad aprirti al mondo…
    Ecco perché io NON potevo NON passare di qui, anche perché ho una voglia matta di impastare proprio questo tipo di cose, voglio provare a fare le fette biscottate da sola ed anche le brioche e quindi (Dato che poi questa è con lievito di birra ehehe) direi che è giunto il mio, anzi NOSTRO (mio e del burro), momento…
    Grazie Deb…
    grazie davvero di cuore…
    un abbraccio scioglievole e morbido come il burro.
    Manù

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    • debora 14 Febbraio 2020

      Cara Manu, sai cosa? Sapevo che ti avrei trovata qui. Sapevo che come me anche tu avresti apprezzato ogni singola morbidezza di questo post, ma soprattutto avresti condiviso con me questa voglia di tornare alle cose buone, alle cose belle di una volta, alla semplicità piena di certi ingredienti, come il burro appunto. E poco importa se si finisce con l’essere un po’ più “burrose” di come certi canoni vorrebbero… scelgo come te di godermi la vita.
      Per cui sono io che ringrazio te, per il supporto e la condivisione di tutto questo.

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