ROSSO DI FOGLIE, ROSSO D’AUTUNNO, ROSSO DELLE MELE DELLA TORTA DI ZIA ELVIRA

[…] Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”

Eugenio Montale (Ossi di Seppia)

Le cose della vita ci arrivano piano piano. Salgono su nel silenzio della sera, tra la guancia sul cuscino e gli occhi già chiusi oppure arrivano allo stomaco mentre ti stringi nel cappotto scuro e con la pelle del viso assapori il primo freddo mattutino.  Arrivano.  A volte piano piano.

Le cose della vita ci arrivano addosso col fragore di un temporale improvviso. Investono,  bagnano dalla testa ai piedi, fin nelle ossa; stordiscono come il boato di un tuono, abbagliano di lampi e fulmini e calpestano come foglia bagnata. Arrivano, altre volte invece, con grande rumore.

Ma in fondo, le cose della vita arrivano e basta.

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