PETITES QUICHES CON ASPARAGI VIOLA, PRIMO SALE E POMODORINI

Cambiare, mutare, re-inventarsi ogni volta.
I bivi di fronte ai quali ci si ritrova nel proprio percorso di vita sono tanti. Le svolte arrivano, lungo il rettilineo: a volte sono chiare, lapalissiane, altre sono sfuggenti, sommerse e avvengono con lentezza e quasi incoscienza.
Quest’ultime sono quelle che preferisco, soprattutto quando non sono dettate dal mio stesso desiderio di cambiamento. Le altre, adesso, mi spaventano. Nonostante mi ritenga una persona in continua evoluzione, comincio a faticare di fronte alle svolte improvvise, ai cambiamenti dell’ultima ora e la mia innata voglia di rimboccarsi le maniche per pilotare il cambiamento in itinere, temo si stia esaurendo.

E dire che mi sono sempre scelta da sola situazioni che con la stabilità e la staticità avevano ben poco a che spartire. Cominciando dal tipo di professione che svolgo per finire con le mie stesse passioni e gli hobby inseguiti e perseguiti al latere della mia vita lavorativa.
Mentre prima mi piaceva cambiar pelle, smuovere le acque per non assopirmi troppo sulle conquiste ottenute e ogni piccola rivoluzione diventava uno spunto per intraprendere con slancio strade diverse, adesso mi piacerebbe essere arrivata al punto tale di sapermi riconoscere. Ho l’impressione di aver necessità di qualche punto fermo, di vedere realizzato e assodato tutto quello per cui con impegno, costanza e motivazione ho fino ad ora investito in tempo e personalità.
Non voglio darmi per scontata, ma ugualmente non voglio più scontare la pena di una società e di un mondo ch’è imperniato sulla precarierà, l’instabilità, che detta i suoi ritmi sull’effimero e si muove sempre, continuamente mutevole e quindi irriconoscibile.
Vorrei arrivare ad un punto in cui riesco a vedermi come mi immagino, senza che qualche colpo di spugna arrivi e cancelli via brani di una storia che sto ancora finendo di scrivere. Perchè il desiderio di scriverla c’è e non manca, colpi di scena compresi, solo mi piacerebbe arrivare con i miei sbagli e le mie scelte a chiudere con il giusto finale.
RECIPE
(dosi per 6 mini quiches)
1 rotolo di pasta sfoglia o brisè
2 uova
100 g di primo sale
150 g di panna da cucina light
4 cucchiai di Parmiggiano Reggiano grattuggiato
1 mazzetto di asparagi viola
1 cipollotto fresco
1 ramo di pomodorini ciliegino
sale e pepe q.b
Tagliate via il gambo duro degli asparagi, lavateli e poi riduceteli in piccoli tranci da circa 3 cm. Fate rosolare il cipollotto in padella con un filo di olio extra vergine di oliva per qualche istante, poi aggiungte gli asparagi, una presa di sale e una spolverata di pepe. Aggiungete un po’ d’acqua e lasciateli appassire per almeno 20 minuti. La qualità di asparagi viola è un po’ più dura di quelli verdi, quindi spegnete il fuoco quando sarete sicuri che si siano ben ammorbiditi.
Intanto stendete il rotolo di pasta sfolia e aiutandovi con gli stampini stessi, ricavate 6 cerchi. Mettete da parte. In una ciotale sbattete le uova, aggiungete il primo sale sbriciolato, la panna da cucina (io ne ho usato un tipo con ridotto contenuto di grassi) e il Parmigiano grattato. Con una frusta amalgamate bene il tutto e condite con sale pepe a piacimento. Quando gli asparagi saranno pronti e raffreddati uniteli al composto e mescolate bene.
Disponete ciascun cerchio di pasta sfoglia in ogni stampo, avendo cura di inserire anche la carta da forno alla base, poi bucherellate con la forchetta e infine riempite con il composto di uova e asparagi. Tagliate i pomodorini a metà e decorate la superficie di ciascuna quiche. Infornate in modalità ventilata per 10/15 minuti a 160° fino a quando non si saranno dorate.
Servite calde o fredde. Vanno benissimo come antipasto, spuntino o secondo piatto. Anche fredde sono buonissime.
ricamo

2 Comments

  1. Laura 3 dicembre 2016

    Ecco la frase che mi ha colpito di più, quando l’altro giorno sono passata a leggerti: “”…non voglio
    più scontare la pena di una società e di un mondo ch’è imperniato sulla precarierà, l’instabilità…”” Fai bene a non darti per scontata ma allo stesso tempo è giusto anche non ‘scontare’ quello che altri decidono, quello che altri reclamano. Io in questi casi sono a favore della sosta e dell’indugio che ormai mi concedo sempre anche prima di parlare, perché non mi va più di assecondare i luoghi comuni o le frasi fatte. Spero presto tu possa cominciare a vedere che i tuoi sforzi prendano a condensarsi in qualcosa di buono come ciò che esce dalla tua cucina!:-)

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    • debora 3 dicembre 2016

      Sai Laura, sono una persona che difficilmente mette “”in piazza”” la propria vita, ma questo blog sta cominciando a starmi così bene addosso, da rispecchiarmi in toto, come un abito fatto su misura…E così diventa inevitabile che umori e malumori si affaccino e trapelino per quanto cerchi di restare sempre tra le riche!! Accolgo con riconoscenza le tue parole di sostegno e mi godo la tua compagnia per tirarmi su di morale 🙂

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