DESSERT AL CIOCCOLATO, RHUM E CREMA DI CAFFÈ

Orandum est ut sit mens sana in corpore sano.

Giovenale, Satire,  X , 356.

Ed io che nelle ragioni e nei ragionamenti degli antichi latini credo molto, ho deciso che avrei seguito le esortazioni del poeta romano per affrontare col giusto piglio il superamento di un altro lunario di questi miei primi quarant’anni. Così è stato che, per nutrire di sano benessere la mente e il corpo, sia finita a trascorrere l’intera giornata ammollo tra le acque di un’antica caciara romana, presto trasformata in un centro termale di lustro nei pressi dell’Oasi di Porto. In quelle che un tempo erano state le stanze sotterranee atte ad ospitare belle e pasciute forme di cacio (da qui il termine caciara) durante la loro stagionatura, mi sono ritrovata anch’io, non bella, ma sicuramente pasciuta, a fare il bagno in un gradevole alternarsi di temperature e vapori. E già che c’ero non mi son fatta mancare nulla: tepidarium e calidarium, frigidarium e pediluviarium e poi ancora biosaune, bagni turchi e grottesche, in un lento e ciondolante girovagare, munita solo della mia mente e del mio corpo da ristorare, totalmente in balìa della completa perdita di ogni confine spazio temporale.

E deve essere stata proprio questa inevitabile perdita d’orientamento e cognizione del luogo ad aver colto me e qualche altro novello latino frequentatore delle medesime acque, se qualcuno è finito col rilassarsi a tal punto da trasformare l’enorme e accogliente sala relax in un personale ronfarium, con annessi soffi e sbuffi palatali di tutto rispetto. Ma forse tutto questo sta nella natura dei luoghi, mi son detta, e a ragionarci bene, inutili e ridicoli sono stati i miei sforzi di non abbandonarmi ad altrettanto rumorose risate, mentre ciò che ai miei occhi, ma ancor più alle mie orecchie, sembrava stonato e fuori luogo e a tutto il resto degli astanti, invece, normale e naturale.

Così come pure naturale e sensato si sarebbe dimostrato l’insano girovagare tra quelle stanze umide color rosso pompeiano di una giovane ospite spagnola, munita di maglia di lana a collo alto sotto l’immacolato e morbidissimo accappatoio bianco. Ma la ragionevolezza di certe scelte, mi è apparsa chiara e lampante solo troppo tardi, ahimè!

Tra le acque in cui rigenerarsi con mille ed un vapore, molte erano immerse con i loro 40° all’aperto, tra la maestosità dei pini marittimi e la lieve brezza invernale che ancora assopiva i giardini della caciara. Un lauto banchetto, declinato nella meno poetica ma più attuale versione di aperitivo, avrebbe a fine giornata, col calar della notte e delle temperature, rifocillato le rilassate membra di ogni ospite a patto che vi avesse partecipato mantenendo la stessa mise indossata in giro per le terme. Così è stato, che per nutrire di sano benessere la mente e il corpo, mi sia ritrovata a fine giornata, infreddolita, inumidita e senza alcuna capacità di intendere e volere (sfido chiunque dopo quasi otto ore di pressione bassa e tisane drenanti) a cercare di riavermi in quella che sembrava una scena di Eyes wide shut, insieme alla donna spagnola in accappatoio e maglione di lana e Monsiuer Russò, tutto fresco e pimpante dopo la sua bella dormita.

Per riprendermi dai postumi di questa giornata malessere, mi ci vorrà almeno un altro lunario o un bicchierino di questo dessert con cioccolato, rhum e crema di caffè, che appaga meglio di qualunque centro termale, corpo e mente.

Grembiule grigio in lino by Wazars Store

RECIPE

(dosi per 4 bicchierini)

Ricetta ispirata da Daniela

 

Per la base

120 g di farina 00

120 g di zucchero di canna chiaro

4 uova

2 cucchiai di cioccolato amaro in polvere

 

Per la bagna al Rhum

100 ml di acqua

50 g di zucchero

1 bicchierino di Rhum

 

Per la crema al caffè

2 cucchiai abbondanti di crema alle nocciole (la Nutella va benissimo)

250 ml di panna fresca da montare

2 cucchiaini di caffè solubile

 

Per decorare

panna montata q.b.

cacao amaro in polvere

 

Iniziate preparando la base. Separate i tuorli dagli albumi e montate a neve ben ferma quest’ultimi. Setacciate la farina e tenete da parte. In una ciotola unite i rossi allo zucchero di canna e aiutandovi con le fruste iniziate a montare il composto fino a quando non sarà bello gonfio e spumoso. Aggiungete poco alla volta la farina e poi il cacao amaro. Unite per ultimi gli albumi montati a neve, facendo attenzione a non smotare il composto, procedendo con movimenti lenti dal basso verso l’alto. Foderate di carta forno una teglia circolare da 26 cm di diametro e versateci dentro il composto. Riponete in forno, preriscaldato a 160° e fate cuocere per circa 15 minuti. Otterete una base morbida dello spessore di circa 2 cm. Lasciate raffreddare completamente. Procedete ora con la bagna al rhum: fate sciogliere lo zucchero nell’acqua a fuoco lento. Non appena pronto lasciate raffredare e unite il Rhum. Preparate la crema. Sciogliete in 50 ml di panna liquida, prelevati dal totale, il caffè solubile ed i due cucchiai di crema alle nocciole. Togliete dal fuoco e lasciate raffreddare. Montate la panna restante e unitela al composto al caffè solo quando quest’ultimo si sarà completamente raffreddato. Riponete in frigo la crema al caffè, per un’oretta.

Componete adesso il desssert: aiutandovi con un coppapasta (io ne ho usati due di dimensioni diverse perchè i bicchieri erano leggermente svasati) ritagliate un primo disco dalla base al cioccolato e adagiatelo sul fondo del bicchiere. Bagnate bene con lo sciroppo al Rhum, ricoprite con un primo strato di crema al caffè. Procedete con un secondo disco di base, nuovamente la bagna e terminate con un ultimo strato di crema al caffè. Potete decorare come più vi piace: spolverando la superficie con cacao amaro o chiudendo con un ultimo strato di panna montata. Servite subito, altrimenti conservate in frigo fino all’occorrenza.

4 Comments

  1. Lara BIANCHINI 6 marzo 2017

    hahahahaha, la maglionata spagnola conosceva bene i rituali, allungami un bicchiere va

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    • Debora 7 marzo 2017

      Cose da pazzi Lara mia!!! Tu dici, vado là per rilassarmi e alla fine ti ritrovi che sei stato ad una giornata “malessere”…..ah poveri noi!
      Senti, quando vuoi, io ci sto alla colazione tra amiche! baci

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  2. Francesco 3 marzo 2017

    Bellissimo, suggestivo, meraviglioso, a metà strada tra il fantastico e surreale, in un’ambientazione quasi felliniana!!
    Sei eccezionale in questi tuoi racconti che ti affascinano e ti fanno sognare, ti coinvolgono emotivamente e ti appassionano per la loro spiccata narratività e, Alla fine, non riesci a capire se è tutto un sogno o una realtà effettuale, vissuta dal vero.
    C’è la mano di una vera scrittrice, una grande fantasiosa artista che dà una continua dimostrazione di come si possa incantare un lettore che sappia concepire la scrittura come veicolo di sensazioni ed emozioni e questo per la modalità di sincera e partecipata anima dell’autrice.
    vogliamo poi parlare della bellezza dalle foto che completano questo affresco che ci riporta a duemila anni fa, in un attimo, in un mondo tanto lontano, ma così vicino??
    Brava, brava, brava, millemila volte brava!!

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    • Debora 4 marzo 2017

      Caro Francesco ti posso assicurare che per quanto felliniano possa sembrare, ogni riferimento a fatti o persone sopra descritti, NON è assolutamente casuale. A volte mi ritrovo in situazioni che sono perfette per diventare poi dei racconti.
      Grazie per la stima e gli apprezzamenti con cui sempre mi accogli.

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