PICI (E NON PINCI) TOSCANI CON RAGÚ DI ZUCCA

A mio zio Totò. Sei stato il migliore amico, fratello e compagno di vita di mio papà. Non esiste altra Amicizia o altro legame a cui io possa volgere lo sguardo per comprendere il vero sapore e senso di queste parole. Grazie, ovunque tu sia, da oggi insieme a lui….

Ho scoperto con una discreta punta di soddisfazione di essere praticamente un’asociale.  E non sono solo i numeri a dirmelo, ma una strana combinazione di lettere singole in più che hanno il potere di trasformare lo stato e l’essenza delle cose, rendendole diverse da quanto comunemente pensato o creduto.  Ciò fa di me anche una donna atipica e sicuramente un po’ anormale. Ma davanti a tale diversità mi vien solo da sorridere con quello stesso sorriso sornione con cui accolsi la netta e non trascurabile differenza tra pici e pinci.Può dunque una sola n in più creare una sostanziale diversità, al pari di quell’alfa privativo che mi rende così orgogliosamente diversa dal resto del mondo? Direi proprio di sì. Ma conviene andare per ordine.

Tutto ha un inizio; anche se spesso è difficile stabilire quando arrivino certe consapevolezze. Nel mio caso posso dire che sia conciso con quella gita dal sapore goliardico e liceale che lo scorso week end ha trasportato ben 9 amiche, lontano dalle proprie dimore e dalle proprie famiglie, rinchiudendole in un unico casale. Una gita in Toscana appunto. E quando si fa una gita tutte insieme, non vi sono schermi o monitor che tengano: le relazioni umane sono allo scoperto ed è tutto alla luce del sole. Proprio come piace a me e alla mia a_social _ità.

La verità è che al fascino di certi legami muti e liquidi come quelli che intercorrono tra le pagine di questo nuovo mondo sociale, in cui chiunque può essere se stesso ed il suo contrario, in cui non esistono personalità definite se non quelle espresse attraverso il disimpegno di un commento o la leggerezza di un’emoticon, ecco, al fascino perverso di tutto questo, continuo a preferire lo scambio concreto di sguardi, le strette tangibili di mano e gli abbracci, i sorrisi e tutti quei legami che portano invece con sé una storia.

Perché è proprio nella progettualità e nella storia di una relazione umana che sta il suo valore: nella capacità che ognuno di noi ha di costruire nel tempo un legame, assumendosi responsabilità e impegno, mostrandosi giorno dopo giorno per quello che si è e non per quello che si vorrebbe essere. E mentre sembra che il mondo proceda invece verso l’opposta deriva di una realtà oltremodo affollata di amicizie e seguaci virtuali, mi muovo controcorrente, come un pesce che risale a monte lungo il fiume, riscoprendo la voglia di mettermi in gioco e il gusto del confronto. Risalgo il fiume come un’ asociale insomma.

Questi, appena trascorsi, sono stati due giorni intensi, reali, densi di emozioni. Come non accadeva da tempo. Ché di amicizie e giornate così ognuno di noi ne ha profondo bisogno. Sono stati giorni chiassosi e lentissimi. Giorni concitati e calmi, pieni di parole e silenzi. Giorni in cui lo spettro della solitudine che vanamente cerchiamo di nascondere attraverso le nostre proiezioni sul mondo sociale, è apparso così lontano, vacuo ed effimero da farci sentire amate, felici, serene.

Sono stati giorni come dovrebbero essercene tutti i giorni: con amicizie che hanno una loro storia alle spalle e parole che avevano cose da raccontare e cose da ascoltare. Giorni in cui è stato bello sparpagliarsi tra le dolci colline senesi, anche solo per qualche minuto di leopardiana contemplazione. Giorni in cui sedersi tutte intorno a un tavolo, grande, ricco, festoso: per un pranzo al sacco che al sacco non era, per una colazione lunghissima di quelle che si allungano quasi fino al pranzo, per una cena in piena tradizione toscana.

E mentre questi giorni così intensamente sono trascorsi, ho compreso che quella singola lettera, quella a privativa che privativa non è, serve invece e accresce la mia identità relazionale e i miei legami volutamente concreti col resto del mondo. Perché è nel mio essere asociale che ritrovo la vera amicizia, quella con la lettera maiuscola che non ha bisogno di schermi o monitor, di commenti o emoticon, che non teme il tempo e le difficoltà ma si consolida poco alla volta, passo dopo passo, gesto dopo gesto. E a tutte quelle conoscenze nate sullo schermo e trasposte nella quotidianità che hanno tristemente rivelato la fallacità dei loro legami e l’inesistenza della loro spontaneità dico a gran voce che va bene così: restino pure confinate dietro un video, una chat o una pagina web. La vita per fortuna è ancora reale e non esiste solitudine per quanto grande e immensa possa essere che mi spaventi o che valga la pena di intrattenere simili rapporti.

Mi bastano le mie amiche, anche poche, e un piatto di pici, non pinci, cucinato alla toscana, con tanto ragù, della zucca buona e una manciata di pecorino toscano.

RICETTA

Per i pici toscani della Giulia (Juls’ Kitchen)

200 g di farina 0

100 g di farina integrale macinata a pietra

150 ml di acqua calda

1 presa di sale

1 cucchiaio olio extravergine di oliva

per il condimento

1/2 cipolla bianca

2 foglie di alloro

1 costa di sedano con tutte le foglie

400 g di macinato di manzo

1 salsiccia spellata

1 litro di brodo vegetale

1 porro

200 g di zucca

olio extra vergine

sale e pepe q.b.

pecorino toscano per condire

Iniziate preparando il ragù bianco. Tagliate la cipolla e il sedano a cubetti piccolissimi e fateli rosolare dolcemente per 20 minuti insieme ad un abbondante giro d’olio e alle foglie d’alloro. Quando gli aromi si saranno caramellati senza bruciarsi però, aggiungete la carne macinata e la salsiccia, sfumate brevemente con un bicchiere di vino rosso e poi aggiungete un abbondante mestolo di brodo. Lasciate rosolare quel qualche minuto a fiamma via, girando la carne, poi coprite col brodo e fate cuocere a fuoco lento per almeno 2 ore. In un padellino unite il porro ad una noce di burro, poi aggiungete poca acqua e la zucca tagliata a cubetti piccolini. Fate stufare dolcemente, quando la zucca comincerà ad ammorbidirsi e il ragù sarà arrivato quasi a fine cottura, unitela alla carne e lasciate che si insaporiscano insieme per almeno altri 30 minuti. Regolate di sale e pepe e aggiungete brodo se necessario. Passate quindi a realizzare i pici.
Setacciate le due farine e disponetele a fontana sulla spianatoia di marmo. Iniziate poi a impastare la farina aggiungendo poca acqua calda alla volta, un pizzico di sale ed un cucchiaio di olio d’oliva. La quantità di acqua richiesta può variare a seconda del tipo di farina che andrete a utilizzare, considerate però che dovrete ottenere un impasto compatto e liscio. Lasciatelo riposare per circa 30 minuti. Poi stendete l’impasto con l’aiuto di un matterello dandogli lo spessore di pochi mm e tagliate con un coltello affilato tante striscioline della larghezza di circa 3/4 millimetri. A questo punto aiutandovi con le mani arrotolate ciascuna strisciolina allungandola sul piano di lavoro fino a formare degli spaghetti grossolani e irregolari. Ne dialetto della zona questo movimento si dice appiciare. Spolverate con farina e tenete da parte.
Quando il condimento sarà pronto mettete a bollire l’acqua e poi calatevi i pici dopo averla salata. Lasciateli cuocere per qualche minuto. Poi scolateli e mantecateli in padella con il condimento al ragù di zucca. Serviteli caldi con un abbondante spolverata di pecorino toscano.

4 Comments

  1. Manu 4 Dicembre 2019

    Io sono stata ”diversa” fin da piccola.. di quella diversità che solo ora, a 34 anni suonati, percepisco come un arricchimento, un valore aggiunto… Avevo i capelli rossi, facevo danza (mentre tutte le mie compagne pallavolo), suonavo nella banda del paese, frequentavo la parrocchia … Ero una bambina ”strana”, diversa, a-tipica…. Oggi pratico yoga (abito in un paesino minuscolo e sperduto nell’entroterra marchigiano e ci sono ancora solamente scuole di pallavolo e calcio), preferisco andare a raccogliere frutti selvatici anziché in giro per negozi, amo stare in casa far marmellate, biscotti, torte e pane, ho bisogno di un ritmo lento, danzo ancora, conosco la musica e so suonare uno strumento e cantare, con la parrocchia ho fatto un sacco di campeggi, sono stata educatrice e ho ”cresciuto” un sacco di bimbi che ora sono più alti di me ma che mi salutano ed abbracciano con affetto… continuo ad essere una giovane donna ”strana”, diversa ed ”atipica” che … adora i suoi capelli rossi e che va fiera di questa sua caratteristica….
    Però grazie allo schermo, e a questo mondo virtuale, mi sono ”avvicinata” a persone che poi ho conosciuto di persona e che sono diventate un pezzo importante della mia vita e lo sono ancora… stranamente però .. pure loro tutte a-tipiche e a-social-i…

    Io son contenta di essere quella che sono.. anche se ci ho messo un po’ di tempo per capirlo … e quando mi sciolgo nell’abbraccio del mio insegnante di danza sono la persona più felice di questo mondo…
    Volevo una ricettina per il primo di Natale e credo proprio che questi pici siano la scelta giusta…
    Grazie mille Deb.
    Manu

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    • debora 5 Dicembre 2019

      Cara Manu è evidente che tu sia una ragazza (hai solo 34 anni?????) fortunata! L’a-tipicità è sempre stata per me un punto di forza e tu fai bene ad andarne fiera ed orgogliosa; ma come tu stessa hai avuto modo di provare certi legami hanno bisogno di concretezza e quotidianità, altrimenti rimangono solo vacui contenitori di cristallo. Io confesso di aver tentato, a costruire qualcosa intendo, probabilmente spinta da quell’insana fiducia che ripongo troppo spesso nel genere umano, ma al momento del confronto ho solo scoperto di aver riposto male le mie energie. Poco male, fa parte della vita e poi ormai sono grandicella, ma per le nuove generazioni auguro qualcosa di più vicino a certi valori e alla realtà.
      Tu sicuramente anche per questo sei stata fortunata, ma lo abbiamo già detto no che sei speciale?!

      ps. Quando poi avrai voglia di sottopormi qualche tua ricettuzza collaudata da produttrice seriale di bontà fammi un fischio, qui si accettano volentieri suggerimenti e tipicità marchigiane!

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  2. Monique 4 Dicembre 2019

    Ben detto! mi sa che hai compreso la chiave. (bellissime foto)

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    • debora 5 Dicembre 2019

      Tu leggi ancora i miei post? Mon Dieu, ne sono lusingata, al pari del tuo commento sulle foto che in qualità di mia maestra e mentore mi inorgoglisce. Sul resto credo che conosciamo entrambe l’amara realtà che porta a certe considerazioni.
      Bises

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