IRENE BERNI’S RICE PUDDINGS

Pile di libri impolverati…

Che sognassi una casa con una libreria infinita non è mai stato un segreto. Tanti libri e vecchi dischi con cui accompagnare le letture. Pile di fogli minuti, pagine polverose, scritti antichi e moderni. Romanzi, racconti, poesie. Da sempre è stato così. Fin da quando entrai per la prima volta in una biblioteca e scelsi di leggere Anna Karenina. All’epoca conoscevo nulla della letteratura, avrò avuto sì e no 12 anni e attorno a me c’era certamente un’infinità di altri libri più adatti alla mia statura, ma quel nome straniero e tutte quelle pagine fitte e dense hanno avuto un fascino ed un potere incredibile. E’ stato il primo romanzo ch’io abbia scelto di leggere.

Così, quando imparai a leggere, o meglio, la prima volta che apprezzai grazie a quel libro il piacere della lettura, toccai quel punto di non ritorno che ogni buon lettore conosce. Da lì in poi non ho potuto più farne a meno. Ogni nuovo libro è stato per me una porta spalancata sul tempo, l’incredibile possibilità di congelare la mia vita nel breve o lungo percorso che conduce dalla copertina all’ultimo capitolo e vivere quella di qualcun’altro viaggiando attraverso i suoi luoghi e la sua epoca. L’incredibile possibilità di sentirsi diversi, d’immedesimarsi o quella di distinguersi, di prender le distanze: ponti invisibili che solo un buon libro riesce a costruire. Leggere, per me, non è solo una questione di conoscenza quanto piuttosto , come direbbe Calvino, un’impareggiabile abbandono al fascino d’altri mondi trasmesso dalle fitte righe dei capitoli.

Ma il tempo ultimamente è diventato tiranno e lo spazio ancor di più. Niente librerie da fiaba nel mio piccolo appartamento (eppure quella in stile La Bella e la Bestia non mi sarebbe dispiaciuta) e poche quotidiane manciate di minuti per poter viaggiare, così immobili, con un libro negli occhi e buona musica nelle orecchie. Ma l’odore delle pagine me lo porto nel cuore e mi diverte pensare che da qualche tempo a questa parte, tra le pile numerose di libri che proprio per mancanza di spazio si affastellano per ogni dove e in ogni angolo della casa, se ne siano aggiunte di altre. Sensa sosta. Non romanzi e nemmeno poesie, niente saggi o racconti, ma pagine con immagini e ricette. Racconti di storie e ingredienti, piccole magiche dosi per poter compiere un nuovo, diverso viaggio: quello che passa attraverso la memoria del gusto.

È proprio dalla pagine chiare di uno dei nuovi arrivati in casa nostra che approda qui questa ricetta con tutto il suo sapore di casa e di buono. Ed è un piacere gustarla mentre le dita scorrono lievi sui tanti dorsi incolonnati che, come per Anna Karenina, aspettano solo di essere scelti, di essere spalancati

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Piatti in porcellana by Maruska Fiengo

RECIPE presa e lievemente modificata dal libro “I doni di Irene”, Guido Tommasi Editore

(dosi per circa 10 budini)

Per il guscio di frolla

240 g di farina 00

160 g di burro freddo

100 g di zucchero a velo

2 tuorli

un pizzico di sale

 

Per i budini di riso

400 ml di latte

1 baccello di vaniglia

40 g di zucchero di canna chiaro

80 g di riso arborio

1 tuorlo

2 cucchiai di Passito di Pantelleria (o Sambuca come vuole la ricetta)

zucchero a velo per guarnire

 

In una zuppiera setacciare la farina con lo zucchero a velo e il sale. Unire il burro freddo tagliato a cubetti e lavorando con le mani iniziare la sabbiatura (sbriciolare il burro fino ad ottenere una grana sabbiosa insieme agli altri ingredienti). Unire i due tuorli precedentemente sbattuti e lavorare su una spianatoia l’impasto fino ad ottenere un panetto compatto liscio. Avvolgere nella pellicola e lasciare a riposo per almeno 2 ore. E’ una frolla molto burrosa, questa, quindi ho preferito lasciarla riposare tutta la notte per poterla lavorare meglio.

Preparare il ripieno al riso. In una casseruola versare il latte e i semi del baccello di vaniglia. Portare lentamente al bollore. Appena raggiunto unire il riso e abbassare la fiamma. A metà cottura unire lo zucchero e continuare a mescolare dolcemente lasciando che il riso assorba tutto il latte. Ci vorranno circa 30 minuti. Appena la crema di riso sarà pronta, spegnere il fuoco e lasciare raffreddare. Unire poi il tuorlo d’uovo e il Passito, mescolare bene e tenere da parte.

Stendere la frolla con l’aiuto di un mattarello, lasciando uno spessore di circa 4 mm. Tagliarla con un coppapasta della dimensione leggermente più grande dei pirottini di carta (quest’ ultimi infatti vanno rivestiti anche lungo i bordi) e ricoprirli. Riempire ciascuno stampo con il composto di riso e mettere in forno già caldo, a 180° facendoli cuocere per circa 20 minuti. Tirare fuori quando frolla e crema saranno dorate. Servire tiepidi una una spruzzata di zucchero a velo.

6 Comments

  1. Lara 3 maggio 2017

    Io devo ammettere che la libreria ce l’ho, pure grandina rispetto agli attuali standard spaziali, eppur così devo regolarmente passare alla biblioteca a donare pile di volumi che la mia vorace insonnia mi lascia tranquillamente consumare nel silenzio notturno che pervade la casa. Splendide atmosfere e bellissima interpretazione dei rice pudding

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    • Debora 3 maggio 2017

      Cara Lara, potremmo allora organizzare uno scambio di libri. Sono certa che per quanto riguarda i ricettari tu avresti dei mondi da farmi scoprire ed io ti seguirei anche in capo a questi mondi 😉
      Come sempre, leggerti qui tra i commenti, è un vero piacere!!
      bacio

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  2. Irene 1 maggio 2017

    Non so decidermi , non so se preferisco legger le tue parole o perdermi nelle foto. Grazie per questo post e per L’amore con cui racconti

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    • debora 1 maggio 2017

      Cara Irene…grazie innanzitutto per esserci stata. Poi, a voler essere sinceri, credo di conoscere bene la tua indecisione dato che ho provato la stessa sensazione davanti al tuo bellissimo libro.
      Grazie a te per la ricchezza che ci hai regalato coi tuoi doni!

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  3. Francesco 30 aprile 2017

    Un bellissimo viaggio che hai fatto tu, nel tempo della memoria, ma, consentimi, anche io ho viaggiato con te, leggendo, come in una favola, ciò che tu hai scritto.
    Sei bravissima ed è vero che sei anche brava come architetto, ma credo che tu ti debba dedicare di più alla narrativa.
    Il tuo stile sobrio, ma elegante, semplice, ma coinvolgente, è davvero stupendo!!
    Leggendoti hai avuto la forza di farmi rivivere la tua infanzia e ti ho immaginato, piccola, curiosa, con i capelli lunghi, sdraiata su un morbido tappeto, mentre leggevi il tuo primo romanzo.
    Hai la capacità di far rivivere a chi ti legge una nuova vita e tutto ciò perché ciò che scrivi tu lo “senti”, lo rivivi, lo ami e lo trascrivi come il cuore ti detta.
    Cerca di scrivere più spesso, compatibilmente con i tuoi impegni!! Ci terrai compagnia ed anche noi vivremo altre vite con piacere e con trasporto!!

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    • Debora 30 aprile 2017

      Caro Francesco, ti ringrazio per la stima che continuamente mi dimostri, ma personalmente, come direbbe Borges … lascio “Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto, io sono orgoglioso di quelle che ho letto”.
      Ad ogni modo a momento non c’è pericolo che vi liberiate di questi miei insulsi scritti così facilmente 😉

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