CIAMBELLINE AL VINO, CON FARINA DI FARRO E SUCCO D’UVA

Strana questa cosa di dare un nome ai fenomeni meteorologici….

Mentre Agosto sgocciola via e le temperature dovrebbero declinare verso più miti consigli, una nuova ondata di correnti calde sembra voler lambire la nostra bella penisola. Così mentre da queste parti già si fantasticava su atmosfere autunnali, meterologi ed esperti del settore accorrevano accaldati alla ricerca del giusto nome con cui designare l’ondata bollente di turno. Ed io me li sono immagnata, tutti lì, seduti alla tavola rotonda di Re Bernacca, col dizionario della mitologia aperto, a fare la spunta su chi ancora non fosse stato snaturato delle proprie gesta eroiche per finire ricordato sulla tavola dei venti. Così dopo Lucifero che certo non poteva presentarsi fresco e riposato, ma soprattutto fresco, e dopo Caronte che con funerea meticolosità ci ha traghettato verso il caldo estivo, ma soprattutto prima ancora che la bella Poppea, assai esperta nell’arte di spegnere vampe, arrivi da queste parti con le sue piogge, fa capolino il monòcolo Polifemo.

E a me, Polifemo, a prescindere dalle temperature, ha sempre suscitato una gran simpatia. Si perché subito, piuttosto che la mala fine che gli tocca in sorte per via dell’astuto Ulisse, il grande ciclope mi rammenta quali siano i piaceri della buona tavola: lui che campava di formaggio fresco e vino sincero (non come quel Nessuno che col trucco e coll’inganno gli tolse vista e possanza)!

In vino veritas scrivevano gli antichi latini, che certo non avrebbero mai immaginato di finire con l’essere nominati per via di una giornata troppo calda, o troppo fredda, ma pensavano piuttosto a godersi la vita e del succo d’uva conoscevano bene le doti sinceratorie. Così ispirata e per meglio accogliere l’arrivo del ciclope-ciclone Polifemo, son finita a fare un giro per le campagne dell’Agro Pontino dove lunghi e rigogliosi filari di vite disegnano precisissime geometrie nei campi coltivati. E sono rimasta così sorpresa di tanta abbondanza d’uva da perderci lo sguardo; lì tra un traliccio e l’altro, fin a dove si riuscivano ad avvistare grappoli succosi e maturi. Poi dai vitigni dell’Agro, alle locande dei Castelli, il passo è stato breve. Così come il ritrovarsi con le mani sporche di farina ad impastare biscotti per cercare di portare in casa quell’odore inebriante e buono che hanno i forni dei Castelli. Dove, accanto ai filoni di pane casareccio, si vendono sacchetti ricolmi di ciambelline al vino, fragranti e profumate e già solo passare lì davanti fa perdere la lucidità.

Il sapore e l’odore di questi biscotti che sanno di mosto e zucchero è qualcosa che mi riconcilia col mondo e mi proietta perfettamente nelle amosfere autunnali che mi sorprendo a sognare e a desiderare. Così mentre Polifemo incede incalzante per qualche giorno, brindo a lui, all’Estate che ci saluta e a questa strana cosa di dare un nome ai fenmeni metereologici, che mi ha condotto non so come, a infornare ciambelline al vino…

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RECIPE

100 ml di vino bianco

100 ml di succo d’uva (se non lo trovate raddoppiate la dose del vino)

150 g di zucchero di canna chiaro

100 ml di olio extra vergine di oliva

500 g di farina di farro + tutta quella che prende

zucchero muscovado per decorare

un pizzico di sale

Preriscaldare il forno a 180° in modalità statica. Unire i liquidi in una ciotola abbastanza capiente. Mescolarli velocemente con l’aiuto di un cucchiaio, poi unire lo zucchero di canna. Amalgamare bene e aggiungere a pioggia la farina di farro setacciata. Girare l’impasto aiutandosi con un cucchiaio di legno. La dose di 500 g è una dose di partenza, in genere ne serve un po’ di più per far sì che l’impasto raggiunga la consistenza di una frolla. Personalmente mi regolo molto ad occhio, quando ho ottenuto un panetto piuttosto compatto, termino di inserire la farina. Fare riposare la frolla in frigo per almeno un’ora avvolta nella pellicola per alimenti. Trascorso il termine di tempo, adagiarla su un piano infarinato, estrapolarne piccole porzioni e allungarle sul piano fino a formare dei cordoncini della lunghezza di circa 12 cm e diametro 1 cm. Arrotolare su se stessi formando una ciambella appunto, passare in un piatto ricolmo di zucchero di canna e disporre in maniera regolare sulla leccarda ricoperta di carta forno. Infornare (la dose prevede 3 infornate) e lasciar cuocere fino a quando non si sarà dorata la superficie. Lasciare raffreddare completamente prima di servire. Queste ciambelline si mangiano da sole, ma se accompagnate da un Passito o una Malvasia farebbero rivenir la vista perfino a Polifemo…

4 Comments

  1. Paola Sartori 5 settembre 2017

    Complimentissimi non si può dire ma non riesco ad esprimere come i tuoi scritti e le tue immagini mi facciano perdere la cognizione del tempo e dello spazio. La ricetta è da provare ma è quasi un accessorio per giustificare il titolo, la testa era già volata in ben altri appagamenti 😉 Meravigliosa !

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    • Debora 6 settembre 2017

      Cara Paola complimenti più graditi non potevi farmi. È sempre bello e gratificante sapere di riuscire a raccontare anche attraverso le immagini e coinvolgere con le parole. Sei stata dolcissima

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  2. Francesco 4 settembre 2017

    Meravigliosa si muove questa tua narrazione, in bilico continuo tra ironia ed austerità, tra il sacro greco e il profano gusto della vita, il tutto accompagnato da immagini di una veridicità stupenda e tu ci accompagni con le tue parole in pieno agro pontino, tra verdi filari di viti e rossi grappoli d’uva. Sembra un icastico sogno di fine Estate, dà l’impressione di sentire i profumi di una speranzosa campagna, già ricca di quel vino che si materializza nelle tue saporose ciambelle.
    Debora carissima, continua a realizzare per noi, con parole ed immagini, la mirifica lettura di questi tuoi straordinari viaggi e, al contempo, suscitando quelle nostre emozioni che fanno vibrare l’anima.

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    • Debora 6 settembre 2017

      Eh Francesco…mi fa piacere che tu abbia colto l’ironia di certe considerazioni…ché poi è divertente seguire i voli pindarici che portano alla realizzazione di certe ricette. Ti abbraccio forte

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