MINI CAKES MARMORIZZATE CON CIOCCOLATO E PERE

Condanne e schiavitù dei tempi nostri. La più grande fra tutte quella maledetta applicazione chiamata WhatsApp. Iniziamo a parlarne dall’icona. Una cornetta verde che sul mio display si confonde puntualmente con quella reale dell’opzione telefonata. (Ma vabbeh, forse sono io ad avere qualche problema di usability). Un tempo sembrava una valida alternativa ai lentissimi sms, un po’ come passare da un Intercity ad un Freccia Rossa. Il messaggio arrivava in tempo reale e con lui la risposta. Se avevi urgenza e poche cose da comunicare era la svolta. Poi mano a mano, come sempre in questi casi, la storia è degenerata. L’urgenza del comunicare qualcosa è completamente decaduta lasciando il passo alla bieca comunicazione di tutto ciò che è inutile e futile.

Ad esempio, avete mai fatto caso a cosa succede in chat qualche minuto prima di un appuntamento come una pizza con gli amici? Quindici minuti prima dell’ora x si aprono le danze: messaggi a raffica di persone che si vedranno solo dopo pochi istanti del tipo: sto parcheggiando (ma dai?!!), sono in ritardo (strano! L’appuntamento era alle 20:00, sono le 20:30, non ce ne eravamo accorti!!), sono all’incrocio Taldeitali, ora sto girando l’angolo, mi fermo al semaforo… arrivato al ristorante… (devi per forza raccontarci tutto il tuo tragitto in macchina?) e così via! In quale stramaledetto momento della nostra esistenza siamo passati dall’essere delle persone normali a degli automi che hanno impellenza di comunicare al resto del mondo ogni minima scemenza ci passi per il cervello?

Poche cose da dire. Ci siamo talmente assuefatti all’uso di questa applicazione che la utilizziamo per contro anche per le comunicazioni di importanza vitale: anche per quelle che richiederebbero nella normalità della vita il guardarsi faccia a faccia, o quanto meno sentirsi per voce. E’ una questione economica forse? Siamo proprio certi che si risparmi qualche centesimo evitando la telefonata e non si finisca con lo spendere svariati euro in traffico dati? E’ una questione di rapidità? Anche ammettendo tutte le contratture/brutture del nuovo slang (cmq, xchè, c6, cpt, tvb, thx, ecc.) siamo proprio certi che scrivere sia più veloce (e soprattutto chiaro) del parlarsi a voce? Sia più confidenziale ed efficace di una bella chiaccherata vis à vis?

Per non parlare poi della completa abolizione della privacy: le maledette spunte blu. Non solo l’uso di un dispositivo portatile ci ha resi reperibili ogni dove e ogni quando, le spunte blu monitorizzano costantemente ogni nostro movimento. Qualcuno ci importuna, quella persona non si ha voglia di sentirla, non è il momento giusto per rispondere ad un messagio? Niente da fare: la spunta blu e la dicitura sei online ti fregano: ormai hai letto, sei costretto a rispondere, non puoi più far finta di nulla. Ho visto anche le migliori amicizie rompersi per colpa di una spunta blu.

Per non parlare poi della peggiore derivazione dell’applicazione: la creazione di un GRUPPO. Mi vengono i sudori freddi quando vedo la notifica comunicarmi: sei stato inserito in un gruppo. Ormai si fanno gruppi whatapp per ogni cosa: il gruppo della cena in pizzeria, il gruppo della famiglia, il gruppo del calcio e quello del tennis, il gruppo dei clienti dell’estitista, il gruppo dei compagni di classe delle elementari, quello delle medie, quello del liceo, quello dell’università, quello del lavoro e tra poco anche quello dei vicini di bara. E poi c’è il gruppo: LE MAMME DEI COMPAGNI DI CLASSE. Questa è la più grande maledizione di Whatapp! Centocinquanta notifiche al secondo, limiti di orario pari allo zero assoluto (si chatta in qualsiasi momento della giornata e della notte), livello culturale degli argomenti trattati più basso di una puntata della De Filippi, media delle parole inutili tipo (ciao, ariciao, ciao ancora, baci, bacini, becetti, cuoricini, cuoricioni) 98 su 100, incidenza delle emoticon moleste pari al 80% e poi ancora, per non farci mancare nulla: catene di Sant’Antonio a gogo, immaginette di Santi e frasi celebri di Osho e per ogni festività comandata cascate di video kitsch con renne che parlano con la voce di una pornostar e coniglietti zompettanti a destra e a manca … Poi, quell’unica volta che ti concedi il lusso di silenziare il gruppo, arriva a tradimento l’unica importantissima e imperdibile comunicazione del rappresentante di classe, che tu ovviamente perdi nel caos generale insieme alla tua reputazione di madre amorevole, attenta e premurosa.

Ed è così che, per riparare ai danni di questa schiavitù moderna, mi rifugio tra impasti che conciliano il sapore zuccheroso delle pere a quello inteso e avvolgente del cioccolato fondente. Da provare, senza spunta blu, promesso.

RECIPE

(dosi per due stampi, mod. IKEA, da 15 cm di diametro e altezza 5 cm)

130 g di farina 0
35 g di fecola di patate
70 ml di olio di semi di girasole
120 g di zucchero di canna chiaro
2 uova medie
180 g di polpa di pera passata
30 g di cioccolato fondente
8 g di lievito per dolci

la scorza lavata di un limone

zucchero a velo q.b

Sbucciate le pere (per me una Kaiser molto grande e matura) e aiutandovi con una grattugia ricavate 180 g di polpa passata e tenete da parte. Fate sciogliere il cioccolato a bagno maria e lasciate raffreddare. Accendete il forno per riscaldarlo. In una ciotola montate le uova con lo zucchero per qualche minuto abbondante fino a quando non avranno incamerato molta aria ed avrete ottenuto un composto chiaro e schiumoso. Aggiungete l’olio a filo e poi la purea di pere, girando con movimenti lenti dal basso verso l’alto il composto e facendo attenzione a che non si smonti. Unite poi poco alla volta la farina setacciata, la fecola di patate e il lievito chimico. Dividete a metà i due impasti. In uno aggiungete il cioccolato sciolto e raffreddato e se notate una consistenza troppo solida un cucchiaio di acqua per diluirlo. All’altro composto aggiungete la scorza del limone grattuggiata.

Imburrate e infarinate i vostri stampi e aiutandovi con un cucchiaio riempiteli in modo tale da ottenere l’effetto marmorizzato (alternando cioè un cucchiaio di composto chiaro ed un composto scuro). Mettete in forno a 160° e lasciate cuocere per una ventina di minuti fino a quando lo stuzzicadenti non risulterà asciutto e con qualche briciola. Estraete, lasciate raffreddare completamente prima di sformare e poi cospargete di zucchero a velo a piacimento.

Si conservano benissimo, umide e morbide, per qualche giorno, sotto un porta torte con coperchio.

4 Comments

  1. Lara BIANCHINI 27 gennaio 2017

    queste tortine sono deliziose, i miei sapori e i miei profumi e i gruppi whatsapp sono la moderna declinazione delle sette sataniche, ecco come la penso, e la realtà proprio come dici tu è che si parla tanto perchè non si ha nulla da dire di vero… sich!

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    • debora 28 gennaio 2017

      io e te ci capiamo al volo, eh? mEGLIO SCAMBIARE QUATTRO CHIACCHERE E ADDENTARE UN PO’ DI CIOCCOLATO E PERE! 😉

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  2. Mila 20 gennaio 2017

    Bellissima ricetta!!! Adesso mi faccio un giretto per il tuo blog

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    • debora 20 gennaio 2017

      Eh ma grazie!! Accomodati pure sei la benvenuta! 😉

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