SOLO AGHI DI PINO, E SILENZIO, E FUNGHI

“… solo aghi di pino, e silenzio, e funghi.” […] Generale, Francesco De Gregori

Ecco: è proprio a De Gregori a cui pensavo intensamente, convincendomi che, se dovesse esistere un luogo in particolare per la sua Generale, questo posto potrebbe essere uno dei tanti boschi che ammantano le Valli Ossolane. Lassù in quota, in Piemonte, così a stretto contatto col confine Svizzero. Non so bene cosa ci potesse fare così in alto una che, come me, pensa di essere pesce piuttosto che stambecco, ma tal è che per qualche giorno, a Luglio, quelle montagne mi hanno, a loro modo, accolta. Ora la montagna è una roba seria e anche un tantinèllo difficile. Soprattutto per chi, come me, volendo per un po’ snaturarsi, s’improvvisa stambecco e si ritrova ad esser pur sempre un pesce….anche se fuor d’acqua.

Ma procediamo con ordine. Ché le maestose montagne ossolane, niente avrebbero a invidiare alle catene montuose del Trentino o della Val d’Aosta se non fosse per una certa ruvidezza e asperità dei luoghi, che le rende a tratti più brulle e solitarie e di conseguenza meno accoglienti. Va ricordato inoltre che il senso sostanziale di un soggiorno in montagna sta nel percorrere, anima e corpo, sentieri tracciati nel verde fitto dei boschi, inerpicandosi su, lungo i denti del mondo, fino al raggiungimento della vetta-meta, cioè nella maggiorparte dei casi in qualche rifugio. La montagna racchiude in sé un non so che di ascetico. Si deve essere pronti ad un certo sacrificio, alla fatica e predisposti alla solitudine per poter poi godere appieno della sua bellezza e e della sua maestosità. Bisogna essere pronti ad apprezzarne gli aghi di pino, e il silenzio assordante, e i funghi e il verde rigoglioso, e i ruscelli improvvisi e i fiori di campo, piccoli e selvaggi, ad ogni angolo. Ma su di ogni altra cosa bisogna non temerne le arrampicate, le sassaie sconnesse e gli immensi vuoti a due passi dai piedi, e le creste rocciose, il freddo e le pioggie improvvise, il senso di spaesamento e di annichilimento di fronte alla sua grandezza.

Io quel senso di annichilimento l’ho provato più volte durante questi giorni da montanara:  un senso di vuoto e una morsa allo stomaco ad ogni mio funanbolico passo e poi l’improssivo (quanto, aihmè, prevedibile) riaffiorare della vertigine. Così tra salite scoscese e dirupi, divenuti di fatto innominabili, queste Valli Ossolane e le loro montagne mi hanno, a loro modo, accolta, mentre gli stambecchi, quelli veri, ridevano del mio buffo e tremolante incedere da pesce fuor d’acqua. Ma forse, più semplicemente, il senso sostanziale di un soggiorno in montagna, sta nel saper leggere bene una cartina dei sentieri. E questo ahimè, l’ho imparato a mie spese. Una volta allenato l’occhio a districarsi tra linee rosse, curve di livello e quote altimetriche, il paesaggio montano riserva scorci e panorami mozzafiato e arrivare lì, da soli, sui denti del mondo può valerne la pena.

Lassù in quota, ci si può perdere e poi ritrovare. Tra le rive brillanti di un laghetto di montagna e la brezza che soffia leggera. Lungo i sentieri, con la reflex al collo e tra le mani un bastone grezzo a cui appoggiarsi. Imparando a contemplare il silenzio e non averne paura. Farsi fare il solletico dalle nuvole, sfiorare alberi, rocce, piccoli fiori di mille diversa natura. Raccogliere qualche lampone, scrutare i tetti lontanissimi a valle, rincorrere con lo sguardo il fischiare delle marmotte…e poi finire col canticchiare De Gregori e pensare che intorno c’è solo verde, solo aghi di pino, e silenzio, e funghi.

Negli scatti: le montagne attorno a Bognanco, la valle di Domodossola, il Lago di Morasco, la Valle di Formazza, sentieri e flora delle Valli Ossolane.

2 Comments

  1. Francesco 22 agosto 2017

    Inizio, oggi, con il ringraziarti per queste tue foto d sballo, per i loro colori e per i miei ricordi che ho rivissuto guardando le immagini da te riprodotte.
    Mi hai riportato alla mia gioventù, quando anche io mi arrampicavo per raggiungere il mio altopiano che ho sempre tanto amato, pur essendo, come te, un pesce fuor d’acqua, amando più il mare che la montagna. Ed hai ragione perché anch’essa, come anche il mare, ha il suo fascino.
    Ecco ti lascio, in cambio di questo tuo meraviglioso post, il mio pensiero:

    Molto spesso, negli anni trascorsi, mi sono ritrovato
    da solo, in fitti boschi di faggi giganteschi, come verdi cattedrali,
    si ergono fieri salendo fino in cielo, in cerca di compagnia.
    Allora mi sdraiavo ai piedi del più alto, mani dietro la testa,
    fissavo i rami sottili, le foglie mosse dal fresco venticello
    estivo, che rallegra l’aria della verdeggiante montagna.
    Quanti anni ha ciascuno di questi alberi, faggi, pini, querce,
    quante generazioni di turisti hanno visto seduti ai loro piedi,
    quante albe e graffianti tramonti nel cielo hanno ammirato,
    eppure, rimangono lì immobili, meravigliosi nei silenziosi fruscii.

    Non è certamente affascinante come ciò che tu racconti, ma il sentire credo che sia lo stesso.
    Ancora grazie, carissima Debora

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    • Debora 4 settembre 2017

      Ciao Francesco
      Grazie, come sempre, per questo piacevole scambio di emozioni e parole.

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