CROMÌE | ORANGE (BLOOD ORANGES’ CRÈME CARAMEL)

[…] Anima,
fatti color d’arancia!
Anima,
fatti color d’amore!                                                                                                     (Federico Garcia Lorca)

Sono arrivati due regali inaspettati in questi giorni. Fiocchi di neve immacolata e cieli rosa da riempirsene gli occhi e una cassetta profumata, pesante, di arance rosse color del sole. Così mentre questi ultimi giorni di Febbraio si tingevano di bianco e silenzio, nella luce bigia della mia cucina si faceva spazio prepotente e violento il colore delle arance, con il loro profumo della mia terra e qualche ricordo troppo sbiadito di tanto tempo fa. E’ bastato spaccarne una, a metà, superare la prima iniziale resistenza della buccia e affondare con la lama nella polpa succosa, per scoprire che uno spicchio di sole era rinchiuso proprio lì, nel cuore di quel frutto. Io che quel sole lo amo, che di quel sole, vivrei scalza e arrostita per trecentosessantacinque giorni all’anno. E mentre il silenzio della neve riempiva tutti gli spazi bianchi tra strade e palazzi, una luce arancione esplodeva prepotente.

Ricordo quando da piccola, seduta al mio banco, mescolavo tubetti interi di tempere, imbrattando pennelli, mani e fogli di giornale. Il giallo troppo frivolo che dava un bacio al rosso troppo appassionato e quel colore arancione morbido e caldo che prendeva forma, non troppo frivolo, non troppo acceso. E poi le distese di campi bruniti dal sole accecante, orlati da infinite pale di fichi d’India, con le cicale sempre in cantilena e il caldo che toglieva il respiro, ma solo fino a quando l’occhio non incontrava il mare. Così era l’entroterra della mia Sicilia: vaste colline arse tra le cui insenature si cullavano case e paesi d’un tempo Barocco e tutt’attorno aranceti. Ed io tra quei campi correvo, con le ginocchia perennemente sbucciate e i capelli cortissimi, quando ancora si viveva lì e la domenica mattina era sempre la giusta occasione per fare un salto in quella campagna, arancione.

Da quel passato così colorato oggi sono arrivate in dono queste arance e la loro cassetta. Mentre il bianco della neve scendeva e l’intero quartiere, con le sue età, abbandonava le proprie abitudini per ritrovarsi tutti a giocare nel parco innevato, qui riflessi arancioni riempivano i bicchieri, sporcavano le dita, profumavano l’aria di buono. Ed è stato bello dividersi tra il candore ed il sole, tra il silenzio dei fiocchi e il chiasso delle spremute, tra la luce bigia e quella aranciata di tutti i tramonti. Poi anche stavolta, come con le tempere, l’impulso di imbrattare qualcosa si è fatto prepotente. Difficile non cedere alla tentazione di ritrarre quell’arancio, per la voglia puerile di fermarlo nel tempo, di condividerne la meraviglia con altri occhi e aggiungerlo alla lunga lista, ancora infinita, delle mie Cromìe. Difficile resistere alla voglia di pasticciare con gli ingredienti, plasmare sapori, ricondurre nell’assaggio di un dolce al cucchiaio tutto il sapore e il profumo di quelle arance e il ricordo non più sbiadito di tanto tempo fa…

Ringrazio mio cugino Gianvito per questo suo dono speciale

RECIPE

Dosi per due stampi da 10 cm diametro

250 ml di latte fresco

1 arancia rossa + 1 per la decorazione

50 + 75 g di zucchero semolato

25 ml di acqua

2 uova

1 tuorlo

Lavate le arance e grattugiate la buccia di una; poi tagliatela a metà e spremetene il succo. Filtratelo e tenete da parte. Mettete il latte in un pentolino sul fuoco, aggiungete la buccia grattugiata e lasciate andare a fiamma bassa fino al bollore. Appena raggiunto togliete dal fuoco e lasciate intiepidire. Mettete l’acqua sul fuoco insieme ai primi 50 g di zucchero e due cucchiaini di succo d’arancia prelevati dal totale che avete spremuto. Con l’aiuto di un cucchiaio di legno, mescolate di continuo e misurate la temperatura del caramello. Non deve arrivare ai 160° per evitare che si bruci: appena si brunisce (140° circa) togliete dal fuoco e versate in maniera uniforme sul fondo dei vostri stampi. In un’altra terrina ora, sbattete le uova e lo zucchero rimasto. Unite il latte tiepido a filo, filtrando la buccia grattugiata usata per aromatizzare, poi unite anche il succo spremuto. Mescolate bene e dividete nei due stampi. Infornate nel forno preriscaldato a 120° mettendo ciascuno stampo a bagno maria. Lasciate cuocere molto lentamente, la temperatura non deve salire troppo per evitare che l’acqua arrivi a bollire. Il crème caramel sarà pronto non appena si sarà solidificato e inserendo uno stecchino ne uscirà asciutto. Togliete a quel punto dal forno e levate dall’acqua; fate raffreddare, poi mettete in frigo a riposo per almeno 4 ore. Capovolgete lo stampo, decorate con l’altra arancia e servite al cucchiaio.

 

 

 

4 Comments

  1. Mioddio Debora, ma che post meraviglioso !! Giuro, sono incantata da tutto: la luce, il colore che emerge così prepotente e vivido, le parole che mi riportano a ricordi dolcissimi dell’estate siciliana…quel paesaggio dell’entroterra, così selvaggio e arso dal sole, con spicchi di colore qua e là: fiori di cappero, il timo profumato e le bouganville in piena fioritura agli angoli delle case. Io in quella terra ci ho lasciato il cuore e so che presto dovrò tornarci per esplorarla ancora ed ancora. Grazie per avermi regalato tanta bellezza e suggestione…un abbraccio!!
    Laura

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    • debora 11 marzo 2018

      Grazie Laura mi fa molto piacere che tu sia rimasta colpita. La verità è che quei luoghi con quei colori mi appartengono fin nelle ossa ed è così vivido e netto il ricordo che non posso far altro che perdermici e raccontarvelo così….

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  2. Francesco 2 marzo 2018

    Il tuo prologo, carissima Debora, non è solo una meraviglioso narrazione, ma una grande e meravigliosa commozione. Un salto all’indietro nel tempo, un rivedersi correre, bambina, nella campagna della bella Sicilia, un risentire i sapori e rivivere i colori di quei territori, ricchi di storia, di sole e di mare, prepotenti negli affetti e in quel trascendentale amore delle proprie origini.
    Tutto hai rivissuto grazie a quelle dolcissime arance colorate di quello stesso sangue che scorre nelle vene, di quello stesso tramonto ricco di quell’amore che ravviva la nostra esistenza.
    Tutto hai disegnato con parale superbe, con un ritmo lento e rasserenato, spinto solo da quel nobile sentimento che nutre la tua anima di artista delle foto e forte nella poesia narrativa.
    Tutto ci hai fatto assaporare di quel ricco zuccherino frutto color arancione, che allunga la tua emozionante raccolta di colori.
    Rileggendoti, Debora, mi è venuto in mente ciò che scrissi giorni fa, ripensando ad una bimba della Sicilia che correva nella campagna:
    “Inizia così l’esplorazione attraverso le polverose strade
    della campagna, lei, capelli arruffati dal vento e una carne
    bianco latte della prima gioventù, alla ricerca di scoperte
    ed emozioni, belle, ingenue, che avrebbero illuminato
    la propria fantasia e arricchita l’anima con emozioni incantevoli.
    Erbe, fiori, profumi, vento, sole, il verde della natura,
    l’azzurro del cielo, il clima fresco, ma non freddo, lo sfogliare
    i petali di un piccolo fiorellino nell’attesa di una visione,
    magari nascosta, da poter incontrare, tutto concorre a far
    scomparire dal suo cuore, qualsiasi rumore e un silenzio
    ristoratore penetra tra le pieghe di quel momento e la quiete
    l’accompagna, prendendola per mano, nel mondo dei sogni.”
    Anche tu, come quella bimba, ci hai condotto in questo tuo mondo e ci hai fatto sognare!!

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    • Debora 7 marzo 2018

      Grazie Francesco. Hai sempre parole speciali.

      Rispondi

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